Processo “Crimine” – Pioggia di condanne confermate per la ‘ndrangheta unitaria –

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de bernardo

di Angela Panzera – Regge in appello il troncone ordinario del maxi-processo “Il Crimine”. Lo ha deciso la Corte d’Appello di Reggio Calabria che ha confermato le 23 condanne emesse il 19 luglio del 2013 dal Tribunale di Locri, presieduto da Alberto Sicuro.

Anche nel secondo grado di giudizio, così come richiesto dai sostituti procuratori generali Adriana Fimiani e Antonio De Bernardo, la Corte presieduta dal giudice Costa ha confermato gli oltre 200 anni di carcere disposti in primo grado. Confermate anche le quattro assoluzioni nei confronti di Francesco Marzano e Giuseppe Velonà, per cui i pg chiesero in requisitoria 12 anni di carcere. Assolti definitivamente anche Carmelo Ferraro, per cui furono invocati 13 anni di carcere, e Giuseppe Siviglia, la cui richiesta di condanna ammontava a 16 anni di reclusione. Oltre all’appello della Dda reggina non è stato neanche accolto quello dei 23 imputati. Sono solo tre gli sconti di pena disposti dai giudici di Piazza Castello che hanno riformulato la condanna per Antonio Commisso, che passa da 15 anni a 13 anni di carcere, per Francesco Gattuso che rispetto ai 16 anni disposti in primo grado adesso è stato condannato a 13 anni di reclusione. Ernesto Mazzaferro invece, passa da 18 anni a 15 anni di carcere. Il procedimento “Crimine”, curato in primo grado dai sostituti antimafia Maria Luisa Miranda, Giovanni Musarò e Antonio De Bernardo, e dagli aggiunti Nicola Gratteri e Michele Prestipino, scaturisce dalla maxioperazione del 13 luglio 2010, che ha ricostruito il principio dell’unitarietà della ‘ndrangheta, capace di spingersi oltre i confini regionali e nazionali. Fondamentali, nel corpus accusatorio, le intercettazioni ambientali, captate a casa del boss Giuseppe Pelle, nella lavanderia Ape Green di Siderno di Giuseppe Commisso, “u mastru”, ma, soprattutto, le acquisizioni ottenute nel corso della festa a Polsi, per le celebrazioni in onore della Madonna della Montagna dove, secondo gli inquirenti, ogni anno sarebbero state ratificate le nuove cariche di ‘ndrangheta. Adesso quindi, dopo le decine e decine di condanne confermate in abbreviato, arrivano anche quelle del troncone ordinario. Dopo la decisione di un gup, quella del Tribunale di Locri, e di ben due Corti D’appello, ormai il principio giuridico per cui la «ndrangheta è un’organizzazione unitaria governata da un organismo di vertice, la Provincia», sta diventando storia giuridica e processuale. La Dda reggina, guidata dall’allora Procuratore capo Giuseppe Pignatone, ha scoperchiato la cupola e visto al di dentro l’organizzazione. Non importa se le ‘ndrine siano sparse a Siderno, a Rosarno, a Genova, Milano, Torino, in Svizzera, Canada e Australia. Tutte dipendono da “Mamma-Calabria”, tutte devono rendere sempre conto al “Crimine”.

Di seguito la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria:

Vittorio Barranca 8 anni di reclusione

Francesco Bonarrigo 12 anni di reclusione

Giuseppe Bruzzese 9 anni di reclusione

Giuseppe Caccia 3 anni e 8 mesi di reclusione

Giuseppe Capasso 2 anni di reclusione

Michele Capasso 2 anni di reclusione

Domenico Rocco Cento 9 anni di reclusione

Antonio Angelo Cianciaruso 8 anni di reclusione

Antonio Commisso 13 anni di reclusione

Roberto Commisso 8 anni di reclusione

Antonio Cuppari 9 anni di reclusione

Carmelo Ferraro assoluzione confermata

Antonio Figliomeni 11 anni di reclusione

Michele Fiorillo 8 anni di reclusione

Vincenzo Fleres 2 anni di reclusione

Antonio Futia 11 anni di reclusione

Domenico Gangemi 19 anni di reclusione

Francesco Gattuso 13 anni di reclusione

Giuseppe Giampaolo 9 anni di reclusione

Francesco Marzano assoluzione confermata

Ernesto Mazzaferro 12 anni di reclusione

Vincenzo Nunnari 2 anni di reclusione

Nicola Perrotta 2 anni di reclusione

Giuseppe Siviglia assoluzione confermata

Mario Giuseppe Stelitano 15 anni di reclusione

Rocco Bruno Tassone 13 anni di reclusione

Giuseppe Velonà assoluzione confermata

fonte: strill