“Una nuova resistenza per liberare la Calabria”

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Via Sasso Marconi, teatro dell’uccisione dell’imprenditore sidernese Gianluca Congiusta, trasformata da luogo di morte in luogo di vita nel decennale della sua scomparsa con “le radici della memoria”, giornata dedicata a tutte le Vittime delle mafie.

ciotti intervento

Di Simona Musco

«Siderno veniva considerata un’isola felice e noi forse c’eravamo un po’ cullati. Ma così non era. La ‘ndrangheta c’era prima, c’era quando è stato ucciso Gianluca il 24 maggio del 2005 e c’è ancora oggi.


Allora, se veramente vogliamo rendere onore alle vittime, bisogna che il 24 maggio segni un solco profondo tra il buio del passato e la luce che può venire».

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Le parole di papà Mario si alzano nell’aria sollevate da un applauso, sulla folla che è arrivata in via Sasso Marconi perricordare le vittime delle mafie.

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Quel luogo, teatro dell’omicidio di Gianluca Congiusta, ieri si è riempito di colori, di giochi e di bambini, per passare da luogo di morte a luogo di vita.

mario deborah

Sono parole che arrivano dopo quelle profonde e appuntite come spilli di Roberta, sorella di Gianluca, scritte in un una lunga lettera un anno dopo la morte di quel fratello che amava più della sua stessa vita e lette da Deborah Cartisano, figlia di Lollò, anche lui vittima innocente della ‘ndrangheta.

aquiloni e scout

Sono i murales dedicati a tutti loro e i bambini seduti davanti a quegli aquiloni che portano il nome delle vite innocenti spezzate dalla mafia a dare colore a “Le radici della memoria”. Il giorno del decennale dell’omicidio di Gianluca Congiusta, l’imprenditore sidernese ucciso, secondo gli inquirenti, dal boss Tommaso Costa per nascondere il tentativo di estorsione ai danni dell’allora suocero, è diventato il giorno dedicato a tutti i morti per mano delle mafie, quelli che hanno un nome e quelli che ancora non ce l’hanno.

franca malgeri

Una giornata riempita dall’affetto di chi è rimasto – come Deborah Cartisano, Stefania Grasso, Liliana Carbone e Adriana Musella – e dalla loro lotta per la verità. Una parola, ha affermato il leader di Libera, don Luigi Ciotti, che manca nella nostra Costituzione,
forse perché «la davano per scontata – ha dichiarato -. È una parola impegnativa: non c’è una strage in Italia della quale si conosca la verità. La malattia mortale è l’indifferenza, l’omertà». Ma quello di don Ciotti è stato anche un appello alla politica e ai cittadini, la
prima troppe volte trincerata dietro vuoti protocolli etici, la seconda abituata a delegare. «Non dobbiamo cedere alla rassegnazione ma nemmeno indugiare nell’indignazione – ha urlato dal palco -. Non possiamo essere cittadini a intermittenza. Siamo qui per un atto di
democrazia, per dare vita e libertà a tutte le persone. L’etica è diventata la nuova bandiera: abbiamo firmato i codici etici ma i codici non servono se poi non c’è coerenza. Perché l’etica deve essere scritta soprattutto nelle nostre coscienze, nei nostri comportamenti.
Non è un obiettivo tra gli altri ma ciò che deve fare da sfondo ad ogni progetto, ogni investimento, ogni strategia. Parliamo meno di legalità e più di responsabilità». Un concetto, quello relativo al codice etico, che don Ciotti aveva già trattato parlando di Calabria, quando aveva lanciato strali contro il presidente della Regione Mario Oliverio, subito dopo la nomina della giunta. E ieri lo ha ribadito:
«Incoraggiamo la politica a fare la propria parte, perché lotta vuol dire cultura, vuol dire lavoro. Abbiamo bisogno di lavoro in questo paese». Da qui l’appello alla politica a declinare il benessere al plurale e ad ancorarsi alla Costituzione, «primo testo antimafia del nostro paese, se solo venisse applicata». Ma l’Italia – e la Calabria in particolare – non è libera e la Resistenza deve continuare, «perché non è libero un paese in cui da 150 anni si parla di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Serve una nuova Resistenza, abbiamo bisogno di libertà». È un invito alla Calabria dal volto pulito, quello di don Ciotti, la Calabria dalla «coscienza inquieta e della corresponsabilità», di chi non dimentica, di chi porta i nomi di tutte le vittime incisi nella propria coscienza. «Gianluca Congiusta e tutti
quei nomi che abbiamo ricordato vivono e noi siamo chiamati a imprestargli la nostra vita, perché i loro sogni, i loro desideri, laloro generosità e il loro impegno continuino attraverso le nostre scelte e i nostri impegni. Siate orgogliosi di essere di questa terra,
la Calabria, una terra meravigliosa, pur con le sue ferite e le sue fatiche».

E anche papà Mario pensa alla politica, quella che lo ha abbandonato. «Anche io rischio di non avere giustizia, per un vuoto legislativo che ho segnalato al Ministro della giustizia restituendo la mia tessera elettorale e quella dei miei familiari». Il punto riguarda la mancata regolamentazione sull’utilizzabilità delle lettere intercettate ai detenuti. Un punto dolente, perché il movente di Costa per uccidere Gianluca era emerso proprio tramite alcune lettere intercettate nel carcere di Catanzaro. Senza una legge specifica,
però, l’intimità di quelle lettere è inviolabile. «Nemmeno in questa tornata ci recheremo alle urne, lo faremo per coerenza. Non voteremo più finchè non avremo una risposta. Anche questa volta siamo stati costretti a privarci di un diritto. Probabilmente – ha concluso – a qualcuno non fa comodo che questo vuoto venga colmato».

mario ciotti donata murales lucaMurales realizzato da Giuseppe Crisafio

Fonte: Il garantista