Faida di Siderno, le verità di Giuseppe Costa

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Faida di Siderno, le
verità di Giuseppe Costa

15/12/2013

I verbali che stanno per entrare nel processo “Recupero” raccontano particolari inediti sulla scia di sangue lunga 59 omicidi, che segnò la sconfitta del suo clan. «Mio fratello Tommaso sbagliò a far uccidere Figliomeni “u briganti”. Sandro? Sindaco grazie ai Commisso»

Stanno per piombare sul processo “Recupero – Bene comune” in corso davanti al Tribunale di Locri le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Costa, 64 anni e ex boss del clan omonimo e fratello di Tommaso, che sconta in carcere gli ergastoli per gli omicidi di Pasquale Simari e Gianluca Congiusta.

Nei verbali già resi da Costa alla Dda, di cui anticipiamo qualche stralcio, si “riscrive” la storia della faida di Siderno, una scia di sangue di almeno 59 omicidi tra il 1987 e il 1991, che “consegnò” la cittadina al clan rivale dei Costa, quello dei Commisso. Rivela Peppe Costa: «Potevamo vincere ma mio fratello Tommaso commise un errore strategico con l’omicidio di Vincenzo Figliomeni detto “u briganti”. Il Gruppo Rumbo-Galea-Figliomeni stava per passare con noi, e invece andò ad allearsi con loro». E ancora: «La sentenza di morte per i fratelli Salvatore e Agostino Salerno fu pronunciata da Antonio Commisso detto l’avvocato». Ancora più inquietante il retroscena del doppio sequestro del medico Pasquale Malgeri, sfuggito ai rapitori nel 1981 («furono i miei fratelli Tommaso e Giuliano, e tale De Leo») e ancora sequestrato e mai più restituito dieci anni dopo: «Quella fu opera dei Commisso – ha detto il collaboratore – e lo fecero per incastrarmi ».

Nella foto grande Vincenzo Figliomeni  assassinato il 19 novembre 1988

fonte: Gazzetta del sud on-line