Fini a Reggio: lodi per Rosanna Scopelliti, “bastone e carota” per la Napoli

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Fini a Reggio: lodi per Rosanna Scopelliti, “bastone e carota” per la Napoli

Il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini torna in Calabria, e a Reggio, evidentemente con una situazione un po’ diversa dalle ultime volte.

Al contempo, nel corso della conferenza stampa di poco fa in riva allo Stretto, accanto naturalmente a una serie d’altre considerazioni “nazionali” (ma pure sulla «difficoltà a valutare» “da lontano” l’operato di un suo ex-delfino come Peppe Scopelliti, che al momento della scissione, a dispetto del forte legame, preferì rimanere nel Pdl), è stato lo stesso fondatore di Futuro e libertà a rievocare le «caterve di voti raccolti al Sud e in Calabria… Non posso dimenticare – ha aggiunto Fini – “che cos’era” piazza Italia, in certi frangenti», nella città di Ciccio Franco.

Ecco lo spunto per un parallelismo-flash non rispetto alla Reggio Calabria dei Fatti del ’70 (…quanto a valori e popolarità della Destra, sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa…), ma nei riguardi di una delle più memorabili iniziative territoriali di Fli.

Non molto dopo il celeberrimo e celebrato «Che fai, mi cacci?», l’ex ministro degli Esteri tenne infatti all’auditorium “Calipari” di Palazzo Campanella una gremitissima assemblea fondativa del partito calabrese.

Così, rammentando l’affollatissimo raduno all’auditorium “Nicola Calipari”, questo blogger s’è permesso di ricordare tre differenze rispetto alla situazione odierna di Futuro e libertà a Reggio e in Calabria: 1) le centinaia e centinaia di militanti osannanti di allora (oggi, a dispetto della buona volontà delle terminazioni locali del partito, la situazione è alquanto diversa e la rappresentanza “futurista” in Parlamento, nell’àmbito della coalizione montiana, è tutt’altro che certa); 2) il discorso allora tenuto da 4 testimonial in materia di legalità fra i quali c’era Rosanna Scopelliti, la figlia del sostituto procuratore generale della Cassazione assassinato dalle cosche nel ’91 (che oggi, dopo un ottimo lavoro nell’àmbito di Ammazzateci Tutti, una delle più popolari e controverse realtà antimafia, è candidata alla Camera: ma col Popolo della libertà…); 3) la caratura dell’impegno antimafia dell’ex vicepresidente della Commissione sul tema di stanza a Palazzo San Macuto Angela Napoli dimostrata anche in quell’occasione e con le sue denunce su quanto a suo dire stava accadendo intorno a Palazzo San Giorgio (e oggi, dopo anche quelle denunce, giusto o sbagliato che sia, il Comune reggino è stato effettivamente sciolto per contiguità mafiose; ma la parlamentare taurianovese ha lasciato Futuro e libertà, senza ahilei imbattersi in folle di dirigenti a trattenerla).

Il leader futurista non s’è sottratto (se non sulle effettive prospettive dell’eventuale rappresentanza parlamentare fli… ma del resto, levare quel famigerato indice contro Silvio Berlusconi ebbe «un costo», per richiamare lo slogan del partito, ma a suo stesso dire «vale la pena» di difendere libertà, dignità e valori propri).

E su Rosanna Scopelliti spiega Gianfranco Fini di ritenerla comunque «una gran brava ragazza. E sarò molto contento – ha chiarito – se Rosanna entrerà in Parlamento, sebbene con altra formazione politica… sia per la sua personalità e la sua bravura, sia per ciò che rappresenta, essendo la figlia di Antonino Scopelliti. Certo, non voglio dire che avrei preferito si candidasse necessariamente con noi, ma mi ha lasciato un po’ stranito vederla giusto nelle fila del Popolo della libertà… ma, sapete!, è come con un amico: se uno ne ha sempre avuto stima e ne ha ancòra, non è che inizia a pensarne male perché frequenta cattive compagnie…».

Una stima, ha puntualizzato l’inquilino di Montecitorio, che «ho avuto e ho ancòra, immutata, per Angela Napoli. Per la sua straordinaria personalità, per il suo cristallino impegno antimafia. E infatti, voglio chiarire che non l’ho assolutamente cacciata dal partito: è stata lei ad andarsene, una scelta che non condivido ma che rispetto. D’altro canto, però, Angela non è solo una donna straordinaria; è anche la detentrice di un carattere difficile, negli ultimi tempi era particolarmente autoreferenziale… E poi purtroppo stava venendo meno – ha osservato Fini – al primo impegno che dovrebbe contraddistinguere un dirigente politico che è quello di “fare squadra”, aggregare. Invece lei non era riuscita in questo e s’era addirittura isolata».