Mani ‘ndrangheta su videoslot, arresti e sequestri per 90 milioni

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Mani ‘ndrangheta su videoslot,
arresti e sequestri per 90 milioni

L’organizzazione, secondo le indagini, gestiva in tutta Italia i settori del gioco online. La base operativa in Emilia, ramificazioni in molte regioni italiane e all’estero. Spunta anche un’intercettazione, minacce per il giornalista Tizian: “Gli sparo in bocca”. Indagata un’impiegata della Corte di Cassazione

La Guardia di Finanza sta eseguendo 29 ordinanze di custodia cautelare ed oltre 150 perquisizioni nei confronti di un’organizzazione che secondo le indagini gestiva in tutta Italia i settori del gioco on line e delle videoslot manomesse. L’organizzazione, secondo quanto accertato dai finanzieri, aveva la base operativa in Emilia e ramificazioni non solo in Italia (Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) ma anche in Romania e in Gran Bretagna.

A capo dell’associazione a delinquere scoperta dalla guardia di finanza di Bologna e che gestiva, dalla provincia di Ravenna sul il territorio nazionale ed estero, una serie di attività illecite nel settore del gioco on line e delle video slot, c’era Nicola Femia, meglio noto come Rocco,importante boss n’dranghetista. Fra gli arrestati anche 3 poliziotti, sia in servizio che in congendo. Insieme a “Rocco” sono finite dietro le sbarre i figli del boss, Guendalina e Rocco Maria Nicola, e il convivente della prima. Le indagini, coordinate dalla Dda di Bologna, e che hanno visto impegnati sul campo i finanzieri del comando provinciale di Bologna, hanno preso il via nel 2010, quando una delle vittime della cosca, un marocchino residente a Bologna, trova il coraggio di denunciare (l’unico tra tutte le vittime) il pestaggio che aveva subito dagli uomini di Femia per un presunto debito non onorato. Ed è così che viene alla luce un’organizzazione radicata in italia e all’estero e che coinvolge addirittura esponenti delle forze dell’ordine: un finanziere in servizio a Lugo di Romagna, un ex finanziere e un ex poliziotto, entrambi operanti a Reggio Calabria. Anche loro tre sono finiti in carcere.

VIDEO L’arresto del boss Femia

Le indagini hanno consentito di disarticolare l’intera associazione a delinquere dedita alla promozione, diffusione e gestione del gioco on line illegale, attraverso la connessione a siti esteri, generalmente di diritto romeno o britannico, privi delle prescritte concessioni attraverso i quali raccoglievano giocate per decine di milioni di euro. L’associazione inoltre era impegnata nella produzione e commercializzazione di apparecchi elettronici da intrattenimento con schede gioco modificate illegalmente al fine di occultare i reali volumi di gioco.

IL BLITZ. L’operazione ha impegnato circa 800 finanzieri di diversi comandi italiani, che stanno eseguendo le 29 ordinanze (18 delle quali di custodia cautelare in carcere) e 150 perquisizioni in numerose sale da gioco dove erano state piazzate dall’organizzazione le videoslot manomesse (per occultare i reali volumi di gioco) o dove era possibile collegarsi con i siti di gioco on line illegali.

COINVOLTA IMPIEGATA CORTE DI CASSAZIONE. Tra gli indagati nell’inchiesta ‘Black Monkey’ della Dda di Bologna c’è un’impiegata amministrativa della Corte di Cassazione. In mattinata è stata fatta da parte della Gdf una perquisizione a casa della donna e anche nella sua postazione di lavoro negli uffici della Corte a Roma. Alle operazioni ha sovrinteso di persona il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso. A quanto si è appreso l’impiegata aveva rapporti con alcuni degli arrestati. La Corte – fa sapere una nota – ha offerto la massima collaborazione per lo svolgimento dell’atto di indagine. “Ciò – prosegue – per consentire l’accertamento doveroso di eventuali condotte, che, se realmente tenute, comprometterebbero il prestigio e l’immagine dell’Istituzione”.

L’INTERCETTAZIONE. Spunta anche il nome di Giovanni Tizian nelle intercettazioni. In una telefonata fra il capo della banda, Femia, e il faccendiere Guido Torello, il primo si lamenta degli articoli che Tizian aveva cominciato a scrivere sulla “Gazzetta di Modena” evidenziando i legami di Femia con la criminalita’ organizzata calabrese. “O la smette o gli sparo in bocca“, dice Torello. Ovviamente la cosa mette immediatamente in allarme gli inquirenti che decidono di mettere sotto tutela il giornalista. Ma allo stato non sono emersi riscontri su un concreto intervento di Torello. “Continuerò a fare inchieste, a
raccontare quel che c’è da conoscere perché i cittadini possano conoscere, formare la propria coscienza. Sentire quell’audio mi ha fatto impressione. Ne parlano così tranquillamente che sembra un piano industriale, e invece parlano di vite umane”. E si è detto contento per gli arresti: “Sono una buona notizia”.

LA SOLIDARIETA’ AL GIORNALISTA. “La grave minaccia rivolta contro il giornalista Giovanni Tizian è l’ennesima riprova della assoluta necessità di proseguire in modo determinato nel serrato contrasto alla criminalità organizzata che, sempre più, sta cercando di infiltrarsi nelle nostre comunità”. Lo ha detto Vasco Errani, presidente della regione Emilia-Romagna, commentando la pubblicazione di una intercettazione telefonica emersa dall’inchiesta contro la ‘ndrangheta condotta dalla Guardia di Finanza di Bologna. A Giovanni Tizian – ha concluso Errani – la mia solidarietà e il mio ringraziamento per l’importante lavoro che sta svolgendo”. Soldiarietà anche dal Pd emiliano: “Voglio esprimere a nome mio, e di tutto il Pd dell’Emilia Romagna, la solidarietà e la vicinanza a Giovanni Tizian per le minacce ricevute” dall’ndrangheta ed emerse da alcune intercettazioni nell’ambito dell’indagine della Gdf di Bologna. E’ quanto scrive in una nota il segretario regionale del Pd Stefano Bonaccini.