Reggio Calabria, arrestato il sindaco di Molochio

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Truffa e favoreggiamento, arrestato il sindaco di Molochio
Truffa e favoreggiamento, arrestato il sindaco di Molochio
 La sua rielezione a sindaco nel 2010 sembrava il giusto premio degli elettori a un primo cittadino che aveva amministrato bene il suo comune.

Una lettura che, alla luce dell’arresto di ieri del sindaco di Molochio Beniamino Alessio, appare “viziata” da qualche favore di troppo che l’amministratore avrebbe concesso a almeno 67 sui concittadini.

Un numero elevato, se si pensa che nel piccolo centro aspromontano i cittadini che hanno diritto al voto sono pochi e una manciata di preferenze spostano l’esito di una campagna elettorale. Insieme a Alessio, arrestato con l’accusa di truffa aggravata, continuata, in concorso ai danni dello Stato, è finita in carcere anche la segretaria del suo studio privato, Doriana De Maria, accusata di favoreggiamento.










L’indagine
Gli arresti sono stati eseguiti nella mattinata di ieri, a conclusione di una lunga indagine dei carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, che hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Palmi, su richiesta della procura diretta da Giuseppe Creazzo. Le investigazioni, avviate nell’agosto del 2009 sono state coordinate dal procuratore aggiunto Emanuele Crescenti e dal sostituto Antonio D’Amato. L’esito delle indagini ha documentato che il primo cittadino, approfittando della sua carica politica, nonché di quella di titolare di uno studio di consulenza aziendale, aveva effettuato con l’aiuto della sua segretaria, numerose assunzioni fittizie, finalizzate a far conseguire ai falsi braccianti agricoli le indennità di disoccupazione in cambio del sostegno elettorale. Un episodio che si è concretizzato nel marzo del 2010, quando il sindaco è stato riconfermato primo cittadino di Molochio. Il danno cagionato all’Inps è stato stimato in oltre 250.000 euro. Le assunzioni fittizie di braccianti agricoli sarebbero state effettuate attraverso l’azienda agricola formalmente intestata a Costantina Alessio, ma di fatto gestita dal figlio Beniamino, il quale anche nella qualità di titolare di uno studio di consulenza, provvedeva materialmente ad inviare le domande di assunzione all’Inps di Reggio Calabria, con le proprie credenziali di accreditamento.

L’intimidazione

L’attività investigativa ha avuto origine da un atto intimidatorio subito da Alessio il 23 agosto 2009, quando furono rinvenuti, sul pianerottolo della porta d’ingresso dello studio di consulenza, oggetti dal significato minatorio. Le indagini hanno consentito di identificare l’autore dell’atto intimidatorio, in un “fittizio” bracciante agricolo, e di svelare che la stessa fosse da ricondurre alla pretesa del falso bracciante di estendere a sua moglie il trattamento a lui riservato dal sindaco. Il rifiuto opposto dal primo cittadino avrebbe causato la reazione dell’uomo culminata nell’atto intimidatorio. Nel corso dell’attività di indagine sono stati individuati circa una settantina di falsi braccianti agricoli, molti dei quali sono stati a loro volta indagati, poiché quasi nessuno di loro era in grado, ad esempio, di indicare la strada per raggiungere i terreni in cui avrebbero lavorato.

I terreni

È stato anche accertato che alcuni braccianti erano stati assunti per lavorare su terreni che non erano nella disponibilità dell’azienda riconducibile al sindaco. Al fine di poter raggiungere, quindi, il maggior numero possibile di braccianti da assumere (che varia in base alla estensione dei terreni da lavorare), nell’azienda agricola di Alessio c’era di tutto: terreni inesistenti, non coltivabili e addirittura terreni i cui proprietari non solo dichiaravano di non aver mai conosciuto Alessio, ma in relazione ai quali erano stati anche falsificati dei contratti di affitto, apponendo false firme. In uno di questi casi compare addirittura la firma dell’ex ambasciatore d’Italia a Berlino, Michele Valensise, attuale segretario generale della Farnesina.

Segretaria tuttofare

Nel corso delle indagine, inoltre, sono svelate presunte manovre riconducibili ad Alessio, direttamente e per il tramite di persone a lui vicine come la sua segretaria Doriana De Maria, volte ad inquinare la raccolta degli elementi di prova. Una delle braccianti agricole, infatti, non solo ha riferito di non aver mai lavorato per Alessio, ma ha specificato anche di essere stata avvicinata, prima dell’audizione della polizia giudiziaria, da De Maria che le aveva suggerito di riferire una versione dei fatti non rispondente alla realtà. Altro caso emblematico è quello di una donna che, inizialmente assunta dal primo cittadino, sarebbe licenziata in quanto colpevole di “non averlo votato”. L’ indagine, inoltre, è riuscita a dimostrare la strumentalità delle assunzioni per fini meramente elettorali, evidenziando come l’azienda agricola riconducibile al sindaco abbia assunto nel 2008 47 dipendenti, mentre nel 2009, anno precedente alle consultazioni elettorali, i dipendenti erano arrivati a 65, per poi scendere a 4 nel 2010, ossia dopo le consultazioni elettorali, ed arrivare, infine, ad una sola assunzione nel 2011.

Francesco Altomonte
fonte: calabria ora