SENZA TARGA – per non morire la seconda volta di ‘ndrangheta,

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gli autori

Paola Bottero è nata a Torino il 26 novembre 1967.

Giornalista, esperta di comunicazione pubblica e strategica, narratrice, ha scritto tre romanzi. Con ius sanguinis e bianco come la vaniglia ha restituito la memoria di vittime innocenti della ‘ndrangheta. ‘NDRANGHETOWN è un fanta-noir di impegno civile.
Piemontese di origine, romana per scelta, è calabrese d’adozione.

Alessandro Russo è nato a Reggio Calabria il 15 aprile 1968.

Giornalista, è partito dalla gavetta nel Quotidiano della Calabria, lasciando le numerose esperienze politiche maturate nei movimenti giovanili. Dopo 15 anni, a metà del 2010, si è dimesso dalla carica di caporedattore centrale del quotidiano in cui si è formato ed ha formato molti giornalisti, per riprendere le fila di un discorso interrotto: quello dell’impegno in prima linea.

Paola e Alessandro sono compagni di vita e di lotta a tutte le forme di mafia. Orwellianamente rivoluzionari [“nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”], nel 2010 hanno fatto una scelta netta e controcorrente, chiudendo con le esperienze lavorative in corso.
Rivoluzionaria e necessaria anche la decisione di raccontare la loro Calabria “senza targa”, per cercare di capire perché sia così difficile passare il guado di un’indifferenza ormai troppo pesante.
Vivono tra Roma e Reggio Calabria. 


il libro

SENZA TARGA – per non morire la seconda volta di ‘ndrangheta, è un viaggio nella Calabria della buonavita, quella che cerca ogni giorno di sopravvivere alla malavita. Un viaggio intenso e corale, raccontato da due voci fuori dal coro, per scelta.

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Partendo dagli estremi della penisola italiana ci siamo messi a cercare. Il tempo perduto, forse. Quello perso da noi, quello perso da altri. La testa piena di quel tanto, di quel troppo che avevamo visto, ascoltato, sentito, letto. Così troppo da averne perso spesso la memoria. Capita anche a voi, ne siamo certi: liberate spazi di memoria per i nuovi ricordi. Non potendo fare un upgrade, facciamo un reset. I nuovi ricordi entrano facili, si sistemano per benino, mettono su casa. Poi anche loro diventano vecchi, anche loro devono essere gettati per creare spazi in cui i nuovi ricordi possano invecchiare.

Eccolo, il tempo perso. Quello perso a soffocare i vecchi ricordi per incastrare quelli nuovi, che nel frattempo diventano vecchi, e devono essere soffocati per i nuovi incastri. Arriva un momento in cui nessuno ha più voglia di soffocare e incastrare. Arriva un momento in cui senza perdere altro tempo, neppure per prenderne coscienza, si decide di smettere ogni rapporto con i ricordi. Di passarli direttamente nel limbo del dimenticatoio. Una sola fatica invece che un rito meccanico e faticoso che porterebbe comunque alla stessa meta. Meno tempo perso.

A proposito di tempo perduto. Secondo Proust «la realtà non si forma che nella memoria». Forse questa realtà è così sformata e priva di coerenza, oltre che di identità, perché non abbiamo più memoria? perché abbiamo deciso, o qualcuno ha deciso per noi, che è meglio non averne?

senza targa non è un saggio, non è un romanzo, non è un diario: è un po’ di ciascuna forma letteraria, un percorso a due in cui ai dodici ritratti di Calabria si sovrappongono e mescolano tanti altri ritratti di una terra che ti fa bollire il sangue, proprio come il suo sole e la sua disarmonica armonia.
Come su una tela in contrasto con la Cacania e gli uomini senza qualità di Musil, dove si sovrappongono i grigi e i neri della malavita, emergono i colori e i bianchi di chi ha scelto la Calabria della buonavita. Le donne, innanzitutto. Donne-sindaco: Maria Carmela Lanzetta ed Elisabetta Tripodi. Mimose sciolte nell’acido: Lea Garofalo, attraverso la denuncia della sorella Marisa, Maria Concetta Cacciola, Angela Costantino, Tita Boccafusca, e con loro Orsola Fallara e Giuseppina Pesce. Tra i chiari e gli scuri, i professionisti e i professionismi dell’antimafia.

E poi il viaggio: la Calabria attraverso i nostri 12 apostoli.

i nostri 12 apostoli

Esiste una buonavita, in Calabria. Esistono persone che lottano quotidianamente, in silenzio, contro la malavita. Lo fanno perché non saprebbero fare altrimenti. Lo fanno perché credono sia l’unica risposta possibile al dilagare di indifferenza che ha investito anche loro.

Abbiamo girato la Calabria per ritrovarle. Le abbiamo cercate per raccontarle, per avere risposte. Non è stato facile ridurre la nostra narrazione nei confini numerici che ci eravamo dati prima di partire con la nostra ricerca. Ma siamo convinti di aver fatto ottime scelte.

Li abbiamo chiamati “i nostri dodici apostoli” utilizzando l’accezione estensiva di un termine che fa parte della nostra cultura e delle nostre radici. I nostri dodici apostoli sono persone che hanno scelto. La loro vita è dedicata con ardore all’affermazione e alla diffusione di un’idea: si può stare dalla parte giusta, si può scegliere la buona vita. Senza targhe, senza megafoni. Solo perché si vuole vivere cercando di sconfiggere la malavita.

Credendo appassionatamente a qualcosa che ancora non esiste, lo creiamo.
Quello che non esiste è tutto ciò che non abbiamo desiderato a sufficienza. 

Nikos Kazantsakis



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