‘Ndrangheta a Torino, 180 arresti

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‘Ndrangheta a Torino, 180 arresti
Svelati i legami tra cosche e politici

Sequestrati beni per 70 milioni: enormi patrimoni accumulati  da persone prive di reddito.
Nelle maglie degli inquirenti  noti amministratori locali, tra  cui Nevio Coral. Piero Grasso:
«Cresce la presenza al Nord»

LODOVICO POLETTO

TORINO
Centottanta ordinanze di custodia cautelare in carcere, di cui 143 già eseguite. Beni sequestrati per oltre 70 milioni di euro. E un meccanismo di connivenze e scambi tra ‘ndrangheta e politica. Arriva dalla Procura di Torino l’ultima stangata alle infiltrazioni mafiose nei comuni del Torinese. Un’operazione, durata tutta la notte, che ha interssato Torino e provincia, altre zone del Piemonte, la Lombardia, la Liguria e la Calabria. Un blitz che è il frutto di quattro anni di indagini, pedinamenti e intercettazioni.


In carcere sono finiti personaggi legati al mondo della criminalità organizzata calabrese, piccoli imprenditori e alcuni insospettabili. Tra questi c’è anche il segretario comunale di un Comune dell’hinterland torinese, Rivarolo Canavese: secondo l’accusa, il tramite tra i capi delle ‘ndrine del torinese e un candidato alle elezioni europee del 2009. E poi ancora un altro politico locale, Nevio Coral, da oltre vent’anni sulla scena amministrativa, sindaco del comune di Leinì per molti anni, suocero dell’assessore regionale Ferrero e proprietario di una grossa azienda con ramificazioni di Francia e Germania, specializzata nella sicurezza e salute negli ambienti di lavoro.

Alla porta delle ‘ndrine locali andavano a bussare decine di politici, alla ricerca di voti. In cambio c’era di tutto. Soldi, dati subito per comperare i voti. E poi promesse di appalti in caso di elezioni. Nelle migliaia di pagine dell’ordinanza di custodia cautelare le intercettazioni dimostrano quanto il sistema fosse radicato e funzionante. C’è anche chi, politico, avrebbe versato ai capi delle famiglie mandamentarie contributi per il mantenimento degli affiliati finiti in carcere. E per le loro famiglie.

Fa da contorno a tutto questo, un radicatissimo sistema di taglieggiamento delle imprese locali, specialmente quelle edili. Chi non pagava, o non accettava le regole imposte dalla ‘ndrangheta, ne subiva le conseguenze. Emblematico il caso di un professionista, nonché assessore in un comune del Torinese, sequestrato e minacciato con un fucile a pompa. Lo ritengono responsabile di una serie di controlli fatti dallo Spresal in un cantiere edile gestito da una potentissima famiglia locale. Una volta liberato il professionista si è guardato bene dall’andare a denunciare l’accaduto.

E poi ci sono i beni che Carabinieri e Guardia di Fianza stanno sequestrando in queste ore. Per un totale di 70 milioni di euro. Aziende, innanzitutto, e poi ville e appartamenti, terreni e alcune centinaia di conti correnti. Emblematico il caso di un anziano con spese del tutto spropositate rispetto alla pensione, un disoccupato con redditi al limite della soglia di povertà che viveva in una lussuosa villa alle porte di Torino, o ancora un imprenditore edile che ha intestato alla suocera appartamenti per oltre 2 milioni di euro. Due fratelli, pur dichiarando redditi esigui, sono proprietari di un’intera palazzina di 12 appartamenti in Calabria.

Arresti, perquisizioni e sequestri sono stati eseguiti nelle province di Torino, Milano, Modena e Reggio Calabria. L’operazione, denominata “Minotauro” e coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Torino, vede impegnati circa 1.300 militari. Gli arrestati sono ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione ed altri reati. Più di 100 i Finanzieri impegnati per sequestrare 127 tra ville, appartamenti e terreni situati a Torino e provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e Calabria. Sotto misure cautelari anche 10 aziende, più di 200 conti correnti e diverse cassette di sicurezza.

Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha commentato l’operazione esprimendo «complimenti per l’eccezionale operazione portata al successo» dagli inquirenti. «Dopo la Lombardia, – ha aggiunto – ecco che con l’operazione “Minotauro” in Piemonte si ricostruisce la mappa della struttura della ’ndrangheta e dei suoi beni per un valore di 10 milioni di euro: la presenza al Nord sempre più avvolgente non fa perdere di vista, però, la direzione strategica che rimane sempre in Calabria».

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