Ergastolo per il mandante di Gianluca Congiusta

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La sentenza della Corte d’Assise di Locri per l’omicidio di Gianluca

Congiusta , ergastolo al boss

Condannato Tommaso Costa,al braccio destro Curciarello 25 anni


 

Condanna all’ergastolo per Tommaso Costa e 25 anni di carcere per Giuseppe Curciarello.

 

E’ questa la sentenza della Corte d’Assise di Locri. Regge la tesi dell’accusa del pubblico ministero Antonio De Bernardo che chiude un capitolo drammatico per la storia di Siderno, quello dell’omicidio del giovane imprenditore Gianluca Congiusta, assassinato la sera del 24 maggio del 2005. Un sottile gioco del destino che vede la pronuncia della sentenza a poche ore dal compleanno della vittima, oggi Gianluca Congiusta avrebbe compiuto 37 anni. Alle 18.20 di ieri, in una atmosfera irreale, dopo poco più di tre giorni di Camera di consiglio la Corte d’Assise di Locri, presieduta da Bruno Muscolo con a lataere PierCarlo Frabotta, ha sentenziato che il mandante dell’omicidio Congiusta è Tommaso Costa, a cui è stato derubricato il solo reato del traffico di droga. Per Giuseppe Curciarello, che rispondeva solo di associazione mafiosa, 25 anni di reclusione, pena esemplare. Sono state praticamente accolte le richieste del pubblico ministero Antonio De Bernardo. In aula, come per altro già preannunciato, non hanno assistito alla lettura della sentenza i due imputati. Per il pubblico ministero dietro la morte di Gianluca Congiusta ci sarebbe la lettera estorsiva che Tommaso Costa avrebbe inviato al suocero dell’imprenditore sidernese. Secondo quanto ricostruito dall’accusa in più di due anni di indagini e in quasi due anni di processo, Tommaso Costa dopo essere uscito sconfitto dalla faida di Siderno aveva avviato una costante strategia volta a trovare nuove alleanze in seno a consorterie criminali emergenti. Per il pubblico ministero tra le alleanze che Costa cercava c’erano anche quelle con una parte “scissionista” dei clan rivali di Siderno, un nuovo corso criminale che se fosse stato scoperto con la lettera estorsiva, inviata al suocero di Gianluca Congiusta, avrebbe causato ritorsioni e una nuova guerra, per questo Congiusta, pronto a rivelare i piani di Costa, doveva essere eliminato. Questa la tesi della Dda di Reggio Calabria che ha convinto i Giudici togati e il collegio popolare. Probabilmente a pesare sulla sentenza anche le parole del collaboratore di giustizia Domenico Oppedisano, che solo pochi mesi fa aveva rilasciato delle dichiarazioni in cui si diceva che settimana prima di essere ammazzato Gianluca Congiusta aveva avuto un litigio con Giuseppe Curciarello. Secondo quanto ricostruito dal pentito il litigio sarebbe scaturito dalle lettere estorsive nei confronti di Antonio Scarfò, il futuro suocero di Congiusta. A riferire questi fatti a Oppedisano sarebbe stato lo stesso imprenditore prima di morire, infatti sembra che i due si conoscessero perché avevano le attività commerciali vicine.