Operazione Entourage: la ‘ndrangheta negli appalti sette arresti a Reggio Calabria

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Operazione Entourage: la ‘ndrangheta negli appalti
sette arresti a Reggio Calabria

I lavori che sarebbero stati controllati dalle cosche erano stati appaltati dal Comune e dalla Provincia di Reggio Calabria e da alcuni comuni della provincia

17/11/2010 Operazione della Dia a Reggio Calabria ed in alcuni centri della provincia, per l’esecuzione di sette ordinanze di custodia cautelare, emesse su richiesta della Dda reggina, contro i componenti di un’organizzazione criminale che, secondo l’accusa, controllava e si spartiva gli appalti per l’esecuzione di lavori pubblici. Gli arrestati, affiliati alle cosche Libri e Condello, in un arco di tempo compreso tra il 2003 ed il 2007 si sarebbero divisi lavori per un totale di cinque milioni di euro. I lavori che sarebbero stati controllati dalle cosche erano stati appaltati dal Comune e dalla Provincia di Reggio Calabria e da alcuni comuni della provincia. Nell’ambito della stessa inchiesta, il gip di Reggio Calabria, sempre su richiesta della Dda, ha emesso trenta misure interdittive nei confronti di altrettanti imprenditori accusati di avere costituito un cartello per spartirsi gli appalti. Gli arrestati sono sei presunti affiliati alla ‘ndrangheta ed un imprenditore. Nessun amministratore pubblico o esponente politico, secondo quanto riferito dagli investitori, risulta indagato.

Le indagini che hanno portato all’operazione, denominata Entourage, si sono protratte per circa due anni. Agli arrestati vengono contestati i reati di associazione mafiosa, estorsione e danneggiamento aggravati, ricettazione e detenzione e porto abusivi di armi. L’interdizione disposta nei confronti dei trenta imprenditori coinvolti nell’inchiesta ha una validità di due mesi. Gli appalti che i componenti dell’organizzazione si sarebbero divisi, secondo quanto è emerso dall’inchiesta, sono 11, ma accertamenti sono in corso anche su altri lavori. Gli appalti riguardavano vari settori d’intervento della pubblica amministrazione: dalla realizzazione della rete fognaria e della pubblica illuminazione alla manutenzione delle strade.
Gli arrestati sono Francesco Ranieri, di 61 anni, accusato di essere un affiliato alla cosca Condello, ed Antonino Votano (44), Stefano Pasquale Suraci (53) e Francesco Gregorio Quattrone (53), presunti affiliati alla cosca Libri. Altri due arrestati sono il costruttore reggino Pietro Siclari, di 63 anni, accusato di estorsione aggravata dalle modalità mafiose, e Antonio Cutrì (38), che risponde di rapina aggravata, ricettazione e detenzione e porto abusivi di armi. La settima ordinanza di custodia cautelare è stata notificata a Pasquale Buda, di 54 anni, presunto esponente della cosca Condello, già detenuto per altra causa.
L’indagine ha permesso, inoltre, di far luce sulla rapina consumata a Cannavò il 4 agosto 2006 in danno della ditta «Siclari Antonino e figli», alla quale un commando di 3 persone armate, aveva sottratto la somma di 75.000 euro, destinati al pagamento degli stipendi degli operai. Di tale commando faceva parte, quale basista, secondo gli inquirenti, Antonio Cutrì, oggi arrestato, già dipendente della ditta Siclari. In tale scenario emergebbe la figura di Pietro Siclari , noto imprenditore reggino che, dopo aver denunziato l’accaduto alla competente Stazione Carabinieri, aevva svolto indagini personali sull’accaduto, attivando le sue molteplici conoscenze con personaggi delle cosche di Cannavò, Sinopoli e Platì, sino ad ipotizzare l’eliminazione del giovane rapinatore. La situazione trovò però una sua composizione quando, a conclusione delle sue «investigazioni parallele», Siclari, facendo pesare i suoi rapporti con i clan, costrinse, il padre di Cutrì, suo dipendente da lungo tempo, a licenziarsi e a rinunciare alla propria liquidazione, quale parziale reintegro della somma rapinata dal figlio. Pietro Siclari risponde di estorsione aggravata, mentre Antonio Cutrì risponde, in concorso con altri, di rapina, ricettazione di autovettura e porto e detenzione illegale di arma da fuoco.

GLI IMPRENDITORI INTERDETTI
La Dia di Reggio Calabria ha reso noto l’elenco degli imprenditori nei confronti dei quali il gip ha emesso la misura interdittiva di sospensione dell’attività per due mesi nell’ambito dell’operazione Entourage. Si tratta di Gianfranco Aquino, di 43 anni, di Marina di Gioiosa Jonica; Emilio Autelitano (51), di Melito Porto Salvo; Domenico Camera (41), di Reggio Calabria; Rocco Camera (49), di Reggio Calabria; Carlo Caridi (36), di Reggio Calabria; Giuseppe Caruso (59), di Sant’Ilario dello Jonio; Fabio Circosta (35), di Catanzaro; Girolamo Demasi (62), di Cittanova; Pierino Fazzari (44), di Antonimina; Girolamo Figliomeni (32), di Siderno; Antonio Filippone (56), di Canolo; Francesco Frisina (25), di Melito Porto Salvo; Giuseppe Frisina (37), di Melito Porto Salvo; Ferdinando Gullace (67), di Canolo; Antonio Rocco Ieropoli (33), di Locri; Giasone Italiano (41), di Delianuova; Michele Lacopo (50), di Locri; Francesco Lombardo (49), di Reggio Calabria; Francesco Marzano (47), di Siderno; Andrea Pasquale Mesiano (63), di Roccaforte del Greco; Pietro Miceli (55), di Condofuri; Tommaso Miceli (49), di Melito Porto Salvo; Guido Napoli (30), di Gioia Tauro; Giuseppe Poerio (54), Cristofaro Siclari (48), di Reggio Calabria; Giuseppe Natale Strati (50), di Samo; Valter Tedesco (54), di Roma; Girolamo Gesumino Trimboli (43), di Melito Porto Salvo; Antonino Votano (44), di Reggio Calabria, ed Emilia Zoccoli (25), di Melito Porto Salvo.

fonte: il Quotidiano


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