Proceso Congiusta- Una donna a testa alta

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Al processo Congiusta emerge l’umana fragilità di Rosa Figliomeni che ammette la relazione con la vittima

“Ho sbagliato ma non mi pento”

Una donna a testa alta


di Pasquale Violi

Rosa Figliomeni si è presentata ieri con grandissima dignità di fronte alla Corte d’ Assise del tribunale di Locri, per riferire di una sua eventuale  relazione con Gianluca Congiusta. La sua era una testimonianza attesa,  essenziale per capire quanto il movente passionale, teorizzato dalla difesa  di Tommaso Costa, potesse entrare o meno nella sfera delle ipotesi di un  così efferato delitto come quello di Gianluca Congiusta.

“C’è chi pensa che le donne devono lavare, cucinare e stirare. Alcuni miei parenti dicevano che io ero poco seria solo perché sono una ragazza libera”, si chiude con questo sfogo il racconto difficile di una testimone che non si è nascosta di fronte alle sue responsabilità.

Nella testimonianza resa ieri da Rosa Figliomeni emerge tutta l’umana fragilità di una donna sposata ma coinvolta
sentimentalmente in una relazione per lei significativa: “ho sbagliato ad avere un rapporto intimo con Gianluca, ma non mi pento, perché lui era una brava persona”, con queste parole Rosa Figliomeni  spiega come, forse, l’unico ostacolo tra lei e il giovane imprenditore sidernese potesse essere la sua condizione di donna sposata, condizione che la portò, dopo pochi mesi di frequentazioni con Gianluca Congiusta, a dire basta con quel rapporto. La donna ha raccontato come però, nonostante lei avesse cercato di mettere fine a questa relazione, il flirt con Gianluca Congiusta continuasse in altro modo: “avevamo una storia particolare –  dice Rosa Figliomeni –  fatta di telefonate e messaggi”. La relazione dei due, stando al racconto della teste, avrebbe inizio con la visita di Gianluca Congiusta nella profumeria di proprietà della donna: ” sapevo chi era, tutti conoscevano Gianluca – dice Rosa Figliomeni – io poi passavo spesso a ricaricare il telefonino nel suo negozio”. Il rapporto tra i due si fa sempre più intimo, tanto che Rosa Figliomeni racconta: ” qualche volta ci siamo visti nella mia profumeria, dove avevo una zona appartata dedicata all’estetica. Quello era l’unico
posto dove potevamo vederci, ma è successo solo poche volte”. Di questa relazione suo marito, Antonio Genovese, non ne sapeva nulla, e nulla sospettava come ha dichiarato davanti alla corte nella precedente udienza.


Tra i coniugi Genovese e Gianluca Congiusta nell’ultimo anno, prima dell’omicidio, si erano intensificati i rapporti: a volte uscivano insieme,  in coppia, Genovese con la moglie e Congiusta insieme alla fidanzata Katia Scarfò. Neppure lei sapeva nulla della relazione tra Gianluca e Rosa Figliomeni. Probabilmente Katia Scarfò poteva essere all’oscuro di questo rapporto anche qualche tempo dopo l’omicidio. Il 10 giugno Rosa Figliomeni partì per gli Stati Uniti dove rimase quasi un mese, al suo ritorno passò a trovare Katia Scarfò e le portò in regalo delle magliette da New York, lei le accettò senza accennare a nulla. Fu quella l’ultima volta in cui le due si parlarono. I rapporti tra Congiusta e Genovese erano buoni, i due si videro poco dopo 20 della sera in cui venne ucciso il giovane imprenditore. Rosa Figliomeni haraccontato di quella sera: lei e suo marito si incrociarono poco dopo le 20.30 di fronte al negozio di Congiusta. Poi lei
proseguì verso casa e a pochi metri dalla sua abitazione chiamò Gianluca al telefono, i due parlarono qualche minuto, poi, Rosa Figliomeni si accorse dell’arrivo del marito e interruppe velocemente la conversazione. Subito dopo andò dalla madre, richiamò Congiusta per scusarsi di avere chiuso frettolosamente la chiamata e rientrò a casa dove rimase con il marito fino alla notizia dell’agguato a Gianluca Congiusta. Rosa Figliomeni rientrò a casa presumibilmente alle 21 circa, e rimase con suo marito, Antonio Genovese, fino alle 23 circa, orario in cui un cugino del Genovese passò a
dare la notizia dell’attentato al giovane imprenditore di Siderno. Una testimonianza a testa alta quella di Rosa Figliomeni, testimonianza preceduta ieri da quella di Anna Albergati, sorella di Rosario Albergati, gestore di un negozio di telefonia a Palmi e morto, pare, suicida il 26 ottobre del 2004. Rosario Albergati conosceva Gianluca e forse i due avevano amicizie in comune che potrebbero dissipare dei dubbi su alcune figure entrate a far parte degli atti del processo.