AGENDA ROSSA

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‘Agenda Rossa’

Roma – sabato 26 giugno, siamo in piazza Bocca della Verità. Sono le 15:30 quando ha inizio la manifestazione dell’‘Agenda Rossa’ voluta da Salvatore Borsellino. Quando si dice: la voglia di giustizia! Simbolica la scelta del luogo di partenza. Tutti con in mano un quaderno, un libro o un foglio rigorosamente  rossi: come la rabbia di chi vuole giustizia, come il sangue di Paolo Borsellino e le tante vittime di mafia. In marcia tra le strade della Capitale per richiamare l’attenzione sull’immediata necessità di far luce lì dove troppe verità, legate alla’omicidio del magistrato, si sono eclissate. In prima fila, tra gli altri, anche: Luigi De Magistris, Gioccahino Genchi, Antonio Di Pietro.

 

Ore 18:00 arrivo in Piazza Navona. C’è un palco riservato a chi, la Mafia la conosce bene, a chi con la criminalità organizzata, in un modo o nell’altro, si è dovuto scontrare come: Carlo Vulpio (giornalista del Corriere della  Sera); Pino Masciari (imprenditore calabrese che denunciò la ‘ndrangheta); e molti altri.

Se è vero che la comunicazione è una forma d’azione allora manifestare significa anche: mostrare, parlare, denunciare, ricordare alla gente di non dimenticare quel che è stato.  E’ luglio.  E’ il 1992. In via D’Amelio è stata collocata una Fiat 126. L’automobile è carica, pronta a esplodere, ci sono 100 kg di tritolo al suo interno. Avviene la strage. Muore Paolo Borsellino. Eroe già prima di morire.  Si è fermato il tempo in quell’anno, si è fermata la ‘Sovrana Giustizia’. Troppi schizzi incompleti, molte figurazioni non delineate, volti e nomi cancellati come fossero composti di grafite.  Una pagina, quella della nostra storia, ancor più annerita dalla scomparsa di un’agenda, l’’Agenda Rossa’ insieme con i suoi fogli.

I Super Eroi cinematografici scorrono sulla pellicola, non hanno carne, non hanno ossa, combattono i nemici con armi infallibili, non muoiono mai. Paolo Borsellino era vero, lottava contro il nemico Mafia, ed è morto. Ed ora c’è un fratello, Salvatore, che vuole indietro i fatti reali. Non è solo Salvatore, con lui c’è anche la gente, quella che scende in Piazza per mettere in mostra la propria rabbia, “quella che- come dice Salvatore- muove le gambe per essere presente alla protesta contro l’ ‘Ingiustizia’.  Intanto Arcangioli è stato assolto. Poco importa se ci sono documenti visivi che sarebbero in grado di rivelare l’azione dell’allora capitano dei carabinieri mentre porta fuori dalla Croma la famosa borsa, di Palo Borsellino, con dentro l’Agenda; ancor meno essenziale per le Istituzioni, sembra essere, la certezza di Salvatore Borsellino secondo il quale – “quei fogli rappresentano una vera bomba a mano nelle mani di chi la possiede”. Una storia da non dimenticare, quello di Paolo Borsellino, una strage diventata: “Cosa Nostra”, un fatto che riguarda tutti!

Di Cristina Turano per il fattoonline