7.000 persone contro la Mafia e contro la Lega, a Ponteranica.

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7.000 persone contro la Mafia e contro la Lega, a Ponteranica.

Esiste ancora un Italia che alla notizia aberrante della rimozione della targa si costerna, s’indigna, si impegna e non getta la spugna.

7.000 persone per le vie di Ponteranica, tra le verdi colline bergamasche per manifestare contro la mafia e contro la lega.

Il sindaco Aldegani, leghista, come primo atto dopo la sua elezione ha tolto la targa che dedicava la biblioteca comunale a Peppino Impastato. Dice che bisogna onorare le personalità locali. Si appropria del nome di un prete del luogo, che diresse il seminario sacramentino locale. A lui la biblioteca.

 

Disapprovato dall’opposizione, dalla società civile, dagli stessi monaci sacramentini che chiedono il reintegro dell’intitolazione a Peppino. Forte degli incoraggiamenti giunti dai leader nazionali del suo partito continua nella sua scelta scellerata. Una scelta che significa prima di tutto negare la memoria a chi ha combattuto per l’uguaglianza, per i diritti e per la giustizia, contro l’oppressione della mafia che gravava sul territorio di Cinisi e sui lavoratori. Ha partecipato alle lotte dei braccianti e degli edili. Ha denunciato e messo a nudo con l’ironia politici corrotti e mafiosi locali. Tutto questo gli è costato la vita.

Si è scontrato con suo padre, mafioso pur’esso, e ha cambiato il destino della sua famiglia. Proprio oggi, in un luogo lontano mille miglia da Cinisi, nella patria della lega, a Ponteranica, provincia di Bergamo, dove c’è sempre qualcuno pronto a inneggiare alla secessione, a dire che la mafia è un problema dei terroni, che è solo colpa loro. Proprio qui, dove un sindaco si permette con un atto simbolico di negare l’onore di chi è morto per i suoi concittadini. Qui Giovanni Impastato, fratello di Peppino e i suoi amici hanno denunciato come stanno le cose:

“Aldegani stai attento: la mafia ce l’hai in casa”.

 

La Lombardia è la quarta regione italiana per densità mafiosa, dopo Sicilia, Calabria e Campania. Il problema è di tutti. E se la mafia ha potuto arrivare in Lombardia a trafficare rifiuti tossici, ad arraffarsi appalti per grandi opere, a riciclare i soldi nella florida economia lombarda, vuol dire che ha trovato terreno fertile. E il fertilizzante migliore sono le connivenze politiche, proprio in un territorio dove nelle amministrazioni dominano gli uomini di Berlusconi e le camicie verdi.

Ma Aldegani va capito. Non ha colpe. Lui è leghista. Inneggia al razzismo, alla disuguaglianza. Beve l’acqua del Po. Gode quando sente di un migrante picchiato. Col suo italiano stentato insulta le prostitute. Nega i diritti, nega l’uguaglianza. Perché dovrebbe commemorare chi ha combattuto fino alla morte per una società diversa, dove tutti fossero liberi e uguali?

L’unico errore di questo verdano delle valli è dimenticare che esiste ancora un Italia che alla notizia aberrante della rimozione della targa si costerna, s’indigna, si impegna e non getta la spugna. E con gran dignità le vie di questo paesino si riempiono. La coda del corteo arriva al cartello “Bergamo”. Da sotto il palco la gente s’inerpica su per le colline circostanti. C’è la CGIL, la CISL, Rifondazione, c’è Ferrero, Russo Spena, Heidi Giuliani, Vittorio Agnoletto, c’è l’IDV, Sinistra e Liberta. C’è Libera e mille altre associazioni di antimafia sociale, tante dedicate a Peppino. Ci sono per lo più giovani. Qualcuno è di Ponteranica, tanti di Bergamo e da tutta la Lombardia. Ci sono anche siciliani e il sindaco di Borghetta, unico comune siculo che ha aderito ufficialmente con fascetta e gonfalone.

Tanta gente che sfigura nel piccolo paesino. E il circolo Peppino Impastato del PRC di Monza non poteva mancare. Non potevamo mancare noi GC monzesi e brianzoli. Tanta gente che dopo 30 anni grida ancora: PEPPINO E’ VIVO E LOTTA INSIEME A NOI. LE NOSTRE IDEE NON MORIRANNO MAI.