Processo Congiusta Il principale imputato scrive dal carcere alla Corte d’assise di Locri

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Processo Congiusta Il principale imputato scrive dal carcere alla Corte d’assise di Locri

In una lettera la “verità” di Tommaso Costa

Rocco Muscari per Gazzetta del Sud

Locri 24 giugno 2008

Tommaso Costa non rilascerà altre dichiarazioni spontanee. Sembra ci sia anche questa affermazione nella lettera indirizzata alla Corte d’assise di Locri, (presidente Muscolo a latere Frabotta), inviata da Tommaso Costa dal carcere dell’Aquila, dove è detenuto con l’accusa di essere mandante ed esecutore materiale dell’omicidio di Gianluca Congiusta.  

Nella missiva  sembra siano contenuti considerazioni sulle ipotesi alternative seguite dagli inquirenti prima della svolta alle indagini, a seguito dell’acquisizione della corrispondenza dal carcere dello stesso imputato, dove secondo l’accusa emergono le prove di una richiesta estorsiva ai danni del futuro suocero di Congiusta, Antonio Scarfò, quale probabile movente dell’omicidio. Della lettera giunta alla Corte d’Assise sarebbe all’oscuro il difensore di Costa, avv. Maria Tripodi, che nei giorni scorsi è stata oggetto di un’intimidazione tramite una lettera contenente due proiettili e “l’invito” a non difendere l’imputato. Ieri in aula è stato sentito il sovrintendente Vincenzo Verduci che, su domande del pm Antonio De Bernardo, ha riferito in merito ad alcune intercettazioni telefoniche sulle utenze dei familiari di Congiusta, quelle del futuro suocero, e su quelle di una donna con la quale il giovane avrebbe avuto una relazione sentimentale. Scarfò, in alcune intercettazioni lamentava la crisi delle proprie aziende e il momento di panico seguito ad atti intimidatori e all’omicidio del futuro genero. “La moglie di Scarfò, Girolama Raso – ha detto il teste – ha informato gli inquirenti della lettera estorsiva inviata al marito, che non era a conoscenza del fatto, e che una volta letta l’aveva consegnata a Gianluca Congiusta”. Nel controesame la difesa di Costa si è concentrata sui dati di una serie di intercettazioni avvenute sull’utenza della madre di Congiusta, in particolare con riferimento ad una telefonata nella quale si accennava “ad una pargola andata che è via” che, secondo il teste, si tratterebbe dell’amante di Congiusta del giovane commerciante che, dopo l’omicidio, era partita con il marito in America. Il processo riprenderà il 30 giugno.