Processo Congiusta. La deposizione del vicequestore Romeo che ha svolto le indagini

Print Friendly

Processo Congiusta. La deposizione del vicequestore Romeo che ha svolto le indagini

La richiesta di aiuto a Cherubino 

  La telefonata della fidanzata di Gianluca alle 4 del mattino

I familiari di Gianluca Congiusta,il giovane imprenditore sidernese nel settore della telefonia mobile assassinato a Siderno la sera del 24 maggio 2005,la notte dell’omicidio contattavano il consigliere regionale Cosimo Cherubino e lo informavano dell’accaduto chiedendo anche un suo aiuto affinché venissero scoperti gli autori dell’efferato delitto.

 

 

Il nome del consigliere regionale è emerso nel corso del controesame del vicequestore Rocco Romeo effettuato ieri a Locri in Corte d’Assise presieduta dal giudice Bruno Muscolo con a latere il togato Frabotta.Romeo rispondendo alle domande che il presidente Muscolo ammetteva con grande “tolleranza” ribadiva quanto dichiarato,durante l’udienza del 6 maggio,rispondendo alle domande del pubblico ministero Antonio Di Bernardo. Il vice questore infatti illustrava alla Corte che le prime indagini vennero indirizzate,anche a seguito della circostanza che l’ultima telefonata ricevuta dal giovane fosse di una donna sposata, “la signora Rosa….”,verso la  pista “sentimentale”,pista,poi,abbandonata perchè inconsistente.Anche la seconda pista seguita, quella che portava ad un grosso giro di usura scaturita dalla circostanza che nel borsello del giovane,trovato sotto il sedile dell’auto,ed a casa vennero rinvenuti  diversi assegni posdatati ed in bianco dall’importo di circa 70 mila euro,venne ben presto abbandonata.Stessa sorta subita quella “suggerita” da un sedicente amico di Gianluca Congiusta, Gianluca Di Giovanni,sconosciuto ai familiari del giovane e detenuto presso le carceri di San Vittore a Milano,e portava ad un imponente giro di riciclaggio di danaro sporco.Quella di ieri è stata una lunga ed estenuante udienza terminata poco prima delle 18 ed  iniziata con il controesame effettuato dall’avvocato Francesco Macrì,il rappresentante dell’Associazione dei Comuni della Locride costituitisi Parte Civile.Poi toccava alla legale di fiducia di Tommaso Costa,Maria Tripodi.Le legale di Costa, che nel processo deve rispondere non solo di associazione mafiosa,(solo di questo reato è anche accusato il suo fido Giuseppe Curciarello),ma soprattutto di essere stato il mandante e l’esecutore, “insieme a persone ancora da identificare”,dell’omicidio del giovane imprenditore sidernese,più volte “ripresa”dal presidente Muscolo per la modalità con cui effettuava le domande che comunque venivano ammesse,ha puntato a far emergere non solo l’esistenza di altri moventi,ma anche che le ipotesi a base della “informativa” utilizzata come base per arrestare il suo assistito,continuavano ad essere solo ipotesi non suffragate da elementi concreti.Il nome del consigliere regionale Cherubino emergeva quando l’avvocatessa Tripodi chiedeva a Romeo quali numeri telefonici fossero stati messi sotto controllo nell’immediatezza del delitto.Era allora che il vicequestore indicava,tra i telefoni dei familiari di Gianluca Congiusta e della donna che stava parlando al telefono col giovane nel momento in cui veniva raggiunto dai colpi di fucile,anche quello del consigliere regionale di Siderno da momento che la sera dell’omicidio di Gianluca c’era stata una riunione politica alla quale aveva partecipato anche Cherubino. A questo punto la legale chiedeva chi avesse telefonato a Cherubino alle 4 del mattino per informarlo dell’uccisione del giovane e per chiedere anche un aiuto affinché venisse scoperto chi fosse l’autore.Romeo rispondeva che la a telefonata partiva dal cellulare della fidanzata di Gianluca,Katiuscia Scarfò,e che poi la madre del giovane,la signora Donatella Catalano,chiedeva l’interessamento di Cherubino per scoprire gli autori dell’efferato delitto.Sulla personalità di Cherubino,Romeo,stimolato dalle domande della legale,sottolineava che fino a quel momento il consigliere regionale era “un soggetto sconosciuto”,poi a seguito di controlli emergeva che in passato era stato incriminato in un processo associativo ma poi completamente scagionato.Le successive domande della legale cercavano di far emergere “debolezze” nello svolgimento delle indagini soprattutto per quanto attiene alla piste “passionale” ed a quella ipotizzante un improbabile coinvolgimento di Gianluca Congiusta in un giro di usura.Romeo nel rispondere alla legale non solo evidenziava che la pista “sentimentale” dalla quale era emerso che Gianluca, il cui “difetto era quello delle femmine”, aveva avuto relazioni sentimentali con due donne sposate e che si era invaghito di una signora “bionda di Locri” ma “pericolosa”,venne abbandonate non solo perchè si rivelarono inconsistenti dal momento che i mariti delle donne sposate erano all’oscuro delle relazioni ed inoltre avevano anche degli alibi,ma anche perchè nel frattempo era comparsa la famosa lettera estorsiva attribuita a Tommaso Costa e rivolta ad Antonio Scarfò.Da quella scoperta si dipanavano una serie di indagini comprendenti anche l’acquisizione delle lunga corrispondenza tenuta da Tommaso Costa dal carcere di Palmi che fecero poi scoprire Gianluca Congiusta ricevette la lettera minatoria dalla futura suocera e che poi finiva in possesso di Salvatore Salerno.L’udienza veniva poi aggiornata al prossimo 30 maggio per sentire il vice dirigente del commissariato di Siderno Francesco Giordano che effettuava una serie di indagini intorno alle attività economiche bancarie di Gianluca Congiusta nonché per conferire l’incarico di trascrivere la corrispondenza di Tommaso Costa acquisita al dibattimento.

Locri 14 maggio 2008

pino lombardo   _____