Il sostegno del boss di Siderno per il politico del Nuovo Psi alle europee del 2004

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Primo piano

In una lettera alla sorella, l’esponente della ’ndrangheta spiega di avere mandato il nipote a Bari per raccogliere consensi per “Luciano”

I voti di Tommaso Costa a Racco

Il sostegno del boss di Siderno per il politico del Nuovo Psi alle europee del 2004

 di PINO LOMBARDO 

SIDERNO – Scorrendo l’arti – colata corrispondenza che il boss Tommaso Costa ha, durante la sua detenzione presso le carceri di Palmi, con i familiari ed anche col gotha mafioso non solo calabrese, emerge con evidenza l’esistenza di una sorta di “programma” che egli ha avviato con la decisa intenzione non solo di “riprendersi” ciò che aveva in passato, (“quello che è mio”), ma anche la ferma volontà di non subire ingerenze nei propri “affari” da parte di altri con l’avvertimento che per raggiungere gli obiettivi prefissati era disposto a tutto, anche a rompere la pax mafiosa. 

Tommaso Costa evidenzia di avere “intuito di capo”, mostrandosi consapevole che per ottenere il vero successo gli occorra anche la politica. Ed è per meglio “avvicinarsi” ai “politici” che fa di tutto affinché a Siderno venga riconosciuto anche dagli altri il ruolo di capo indiscusso che ricopre all’interno della rinascente “famiglia”. L’obiettivo sembrerebbe raggiunto quando dai “politici” gli giunge un primo “riconoscimento esterno”. 

Ad effettuarlo (secondo quanto Tommaso Costa afferma attraverso la sua articolata corrispondenza) sarebbe stato Luciano Racco nel momento in cui si sarebbe rivolto a lui per chiedere un aiuto elettorale nella campagna elettorale per le “europee” del giugno 2004.Questo fatto inorgoglisce Costa che a proposito della richiesta di appoggio elettorale che avrebbe ricevuto scrive “perché a me si deve rivolgere”.

E proprio perché consapevole che soltanto un risultato positivo potrà fornirgli in futuro “amicizie politiche” che Tommaso Costa si adopera a chiedere un appoggio elettorale a tutti i suoi “ami – ci” a favore di un uomo politico (sarebbe Luciano Racco che in qualche lettera Costa indicherà chiamandolo avvocato Luciano) loro amico che nel mese di giugno si presenterà candidato alle elezioni europee nel collegio Calabria-Puglia-Basilicata- Campania.  

Per invogliare gli “amici” a raccogliere molti voti Costa dice loro che se “riusciamo a farlo eleggere di sicuro abbiamo un buon appoggio politico”. Da parte sua, Costa dimostra di impegnarsi a fondo nella ricerca dei consensi elettorali per il candidato “paesano” mandando il nipote Francesco in Puglia, a Bari, presso altri parenti, a chiedere un appoggio elettorale “perché il fatto interessa me, perché  io ho dato una parola e la mantengo fino in fondo perché i fatti sono i fatti”. 

A chiarire il “programma” e le intenzioni di Costa nella “scalata” verso la riconquista del ruolo che la sua “famiglia” deteneva a Siderno prima della lunga guerra contro il clan avversario dei “Commisso” è sicuramente, più di altre, la lettera che il boss sidernese ha inviato alla sorella Teresa il 25 maggio 2004.

E’ soprattutto in quella missiva che Tommaso Costa non solo non fa mistero della sua intenzione di riconquistare l’antico “status” ma esterna anche la volontà di fornire l’appoggio elettorale richiesto.In quello scritto Costa informa la sorella che le cose, rispetto a due anni prima, stanno migliorando al punto che, al contrario di quando era in pieno svolgimento la faida con i Commisso, quando si sparavano tra loro, oggi le persone vanno da lui a Chiedere “amicizia” ed “alleanze” e lui non può chiudere la porta a nessuno, aspettando di essere scarceratoper raccogliere i frutti di quanto ha seminato.

Non a caso, infatti, nella missiva viene affermato che a Siderno c’è stata una sorta di armistizio tra i clan con la spartizione delle zone di “influenza” dove ognuno potrà operare e gestire le varie attività criminali ad iniziare da quella estorsiva nei confronti delle attività commerciali che vi operano. Forse per meglio tranquillizzare sua sorella, Costa la mette a conoscenza che adesso c’è qualcuno libero (Giuseppe Curciarello, secondo gli inquirenti),che si muove per suo conto, cosa che gli ha consentito di mettere con le spalle al muro “gli amici” che adesso non solo sono obbligati a lasciargli “quello che è suo”, ma sanno anche che non possono effettuare ingerenze di alcun tipo dove “comando io”, altrimenti si andrà nuovamente “a rompere la Pace”.

Molto verosimilmente questo sarebbe lo scenario dove si sviluppava la richiesta estorsiva ai danni dell’imprenditore sidernese Antonio Scarfò nel cui ambito sarebbe maturato l’assassinio del giovane imprenditore Gianluca Congiusta. 

Ed è in questo contesto che Tommaso Costa fa sapere alla sorella che “l’avvocato Luciano”,(che, come ha affermato qualche settimana fa il vice questore Rocco Romeo, è il consigliere regionale Luciano Racco), si è rivolto a lui per essere appoggiato nella campagna elettorale europea in quanto era a lui che si doveva rivolgere anche perché le attivitàeconomiche-commerciali gestite da “Luciano” si trovano nell’area di sua influenza.

Il boss spiega alla sorella che proprio per questo ha spedito a Bari il nipote Francesco in quanto lui ha dato una parola e la intende mantenere sino in fondo.Costa esterna la propria determinazione a raggiungere l’obiettivo prefissatosi evidenziando alla sorella che lui è intenzionato ad entrare in possesso, sia con le buone che con le cattive, dei terreni confinanti con un loro podere, (l’area a nord del Centro Commerciale la “Gru”), in quanto quella zona diventerà “una miniera d’oro”.

La accortezza del boss traspare nel momento in cui, nel salutare la sorella, le dice che non può scrivergli tutto quello che ha in mente di fare in quanto un’eventuale intercettazione della lettere aggraverebbe la sua posizione giuridica.

«Chi vuole pace, develasciare quello che è mio» 

  Pubblichiamo la lettera che TommasoCosta scrisse dal carcere di Palmi alla sorella Teresa il 25 maggio 2005 

Cara sorella,rispondo alla tua lettera e ti dico che sono dispiaciuto perché tuo marito sta’ male se non puoi venire a colloquio non fa nulla, ci vediamo quando esco per la metà di Giugno.Andiamo al fatto di Luciano. Tu dici che non hai capito quello che ti ho scritto però mi sa che ti avevo accennato quando ci siamo visti fuori.Io ti ho detto tanti anni fa di avere fiducia in me che piano, piano le cose sarebbero cambiate ed io con pazienza sto lavorando in tal senso.

Due anni fa le cose non stavano come stanno adesso, perché non avevo nessuno che mi sbrigava i fatti, ora ho messo i nostri amici con le spalle al muro e mi devono lasciare quello che è mio e dove comando io non si deve mettere nessuno se vogliono pace.

Ora perché non ti ha messo a lavorare, me l’ha fatto sapere il perché e non posso dargli torto, visto che lui era disposto ad assumerti. Chiuso questo discorso per il fatto dei voti lui si è rivolto a me, perché a me si deve rivolgere e se Francesco è andato a Bari è andato perché l’ho mandato io perché il fatto interessa a me, perché io ho dato una parola e la mantengo fino in fondo perché i fatti sono fatti.Non posso rimanere sempre a fare il serio ma debbo andare oltre a quello che si è fatto nel passato perché io non sono di meno a nessuno, oggi sto seminando per raccogliere in futuro, perché la nostra famiglia non deve rimanere indietro a nessuno, io voglio essere alla pari degli altri.

Oggi le persone vengono da me a chiedere amicizia, alleanza, un tempo ci sparavano ed io non posso chiudere la porta solo perché c’è stato un malinteso.Queste cose te l’avevo spiegate, ti avevo detto d’avere fiducia in me ed invece ti saltano i nervi. Ora bisogna che esco io per raccogliere quello che ho seminato ed io ho seminatorose e non spine, tu non vuoi capire ed io non so come debbo spiegartelo.

Io debbo entrare in possesso di tutti i terreni che limitano con noi con le buone o con le cattive, debbono essere nostreperché, li sono una miniera d’oro.Non posso scriverti tutto quello che ho in testa io, perché se mi prendono una lettera sono rovinato, tu devi avere fiduciain me e per qualsiasi cosa tieni la bocca chiusa perché in tutte le cose c’è la rivincita quando meno te l’aspetti.

Per quanto riguarda la lite con Adriana, tu hai tutte le ragioni di questo mondo però non mi piacequando si grida questo vale per te e per lei e quando uscirò parleremo anche di queste cose.Tu dici che lei ti odia, lei dice che tu non le vuoi bene, ora mettetevi d’accordo tra di voi io ho altre cose più serie da pensare,di certo non mi piace che gridate di fronte ai figli ed in particolare dei più piccoli.Quello che è stato fatto per il matrimonio è con me che devi farlo non con lei ed io sono grato a tutti, di altre cose parleremoa voce che ci capiremo meglio.

Ti raccomando di pensare a tuo marito che è la cosa più importante, un bacio per Giuliano, per Mimmo e la Mamma,infine bacio te.Tuo fratello che ti vuole bene sul serio. Tommaso.