Liste Elettorali: ma da dove li hanno presi?

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Liste Elettorali: ma da dove li hanno presi?

marzo 2008

 C'è da rabbrividire leggendo molti, troppi nomi che i partiti, a prescindere dal colore, hanno presentato per le politiche di aprile

E la Puglia è regina di Pasta (non di Casta)

di Mariano Leone

Per chi soffocando i conati di vomito riesce a leggere i nomi dei componenti delle liste elettorali tende a porsi la domanda: ma con quale criterio sono stati scelti?

Grazie alle legge elettorale di Calderoli da lui stesso definita porcata abbiamo un sistema di elezioni blindato e con questa porcata di legge avremo un parlamento porcata con il quale modificheranno il regolamento parlamentare, inventeranno una nuova legge elettorale porcata e cercheranno di modificare la Costituzione.

La Costituzione di De Gasperi, di Togliatti rischia di essere modificata da chi non la ha neppure letta.

Ma chi saranno quelli che siederanno in parlamento? Quale ruolo avranno oltre a quello di schiacciare il pulsante nelle votazioni su ordine del loro capo?
Ma li immaginate nella loro funzione di produzione legislativa?

Li immaginate nell’elaborare disegni di legge , interrogazioni, nell’attività delle commissioni?

Dove hanno maturato l’esperienza professionale per assolvere al loro compito, che conoscenza delle procedure dello Stato hanno maturato. Da quale palestra politica hanno sviluppato il senso dello Stato e della politica.
Qualcuno ha parlato loro di Fanfani, di Moro, di Togliatti. Davvero pensano che fare politica sia dire sciocchezze in televisione davanti a giornalisti in ginocchio.

Non prevedevo che avrei rimpianto i politici dei quali non condividevo la visione politica e che comunque garantivano la qualità professionale della produzione legislativa ed avevano comunque dei valori politici ai quali ci si poteva appellare
. Esistevano le leggi sbagliate non condivisibili ma la qualità della produzione legislativa ed il dibattito parlamentare era comunque garantito da professionisti della politica . In questi giorni alcuni servizi televisivi mostrano la visione politica di Fanfani, di Moro,di Amendola che anche se da posizioni politiche non condivisibili avevano una visione francescana del loro ruolo di politici.
Non erano tempi idilliaci della politica, esistevano i compromessi, gli scandali, ma c’era una visione strategica, una prospettiva, valori comuni ai quali fare riferimento.
Ma con questi Calderoli di cosa si può discutere, su quali temi confrontarsi.

La prima qualità del candidato onorevole o senatore è la fedeltà al capo.

Per cui dopo avere raschiato il fondo del barile dei parenti e dei portaborse la cui qualità deve essere la fedeltà ci sono i nuovi arrivati di facciata.
Anche se il lavoro di maquillage della facciata non sempre riesce come nel caso di Ciarrapico, continuano a mancare i professionisti della vita civile, quelli che capiscono di amministrazione dello Stato, quelli che per professionalità consolidata sono ritenuti non disponibili a tutto quello che gli verrà ordinato. Abbiamo assistito anche all’allegra affermazione senza orrore di una giovane rappresentante di lista che ha dichiarato : porteremo in parlamento l’inesperienza .

Il parlamento diverrà una sorta di grande fratello nella quale i protagonisti avranno solo il merito di non saper fare nulla ma di stare là.
Ma torniamo alle candidature da maquillage.
Ci sono i giovani industriali.

Che poi più esattamente sarebbero i giovani figli di industriali , la cui qualità maggiore è quella di essere nati bene, ma siccome evidentemente non gli fanno fare niente in azienda tanto vale dargli un posto di lavoro pagato da noi.
Poi ci sono gli industriali veri. I quali come ben sappiamo per il bene comune sono disposti a sacrificare il bene delle loro aziende. Quelli che di fronte al dilemma continuo se far gli interessi delle loro aziende o quello delle altre categorie di cittadini o dello Stato non avranno nessuna esitazione nel sacrificare le proprie aziende. Del resto tutta la vita delle grosse aziende dalla Fiat in giù è stata caratterizzata dal rifiuto sdegnato degli aiuti di Stato.
Ancora oggi quando compriamo una auto ci chiediamo quanta parte abbiamo già pagato come aiuti di stato, cassa integrazione e infrastrutture.


Nella nostra Puglia abbiamo una vocazione alla politica dei nostri produttori di pasta. Dei due Divella, uno ha perso il treno mentre consultava gli orari ferroviari l’altro invece viene riproposto da Fini dopo un tentativo di farlo scendere dal treno nel dicembre scorso.
Ma i pastai evidentemente piacciono ai politici, forse perché hanno le mani in pasta, per cui ecco che viene sponsorizzata da D’Alema, Margherita Mastromauro realizzando la par condicio dei fusilli.

Di tutto il panorama, viene trascurato l’unico evento eclatante. La rinuncia di Diliberto a candidarsi a favore di un operaio. Una atto demagogico, come è stato definito, ma immaginate se altri atti demagogici fossero stati attuati dagli altri segretari di partito .
Quale rinnovo di credibilità, quale lezione di politica come arte nobile, quale recupero di
ruolo istituzionale. Non più la proposizione di se stessi, di parenti e fedeli amici ma l’idea di un servizio politico che non ha bisogno dello scranno in parlamento per esercitare la propria funzione.

ucceo goretti dice:

 

…..che sciocchini questi pugliesi

 potevano prendere esempio dalla Calabria.