Lo sgarro dei vigliacchi

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Lo sgarro dei vigliacchi 

Esiste una netta differenza tra un locale bruciato a New York o a Roma e il Melmoth  di Siderno, l’irish pub incendiato, nella sua parte all’aperto, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi.

I giovani dell’intera Locride sono stati colpiti al cuore, uno sgarro, una bravata, per intenderci, alla “vigliacchi della notte” che deprime e rende vani i sacrifici di molti di noi che hanno deciso di scommettere su questo territorio, di vivere qui.
A New York come a Roma aprire un pub, una discoteca, ma anche il più spoglio dei chioschi, può significare successo quasi al novanta per cento: si lavora da lunedì a domenica e da domenica a lunedì, ininterrottamente. L’utenza è enorme. A parte gli abitanti, flotte di stranieri, turisti, universitari, ecc. Sono città che in quanto tali riescono a dare al locale quel di più che spesso, o quasi sempre, si trasforma in notevoli profitti e in vere soddisfazioni professionali.

A Siderno, come nell’intera Locride,  vale  il discorso inverso: qui è il locale a dare alla città un tono, a divenire in modo pressoché automatico patrimonio di tutti. Per questo non sono solo i proprietari del Melmoth le uniche vittime della bravata(?) notturna, e neanche i suoi clienti a rimanerne colpiti ma è un’intera collettività a subirne le conseguenze, la città a veder ridurre le sue prospettive di crescita civile oltre che economica. In base a queste considerazioni il danno travalica i costi necessari al ripristino di quanto distrutto.
Ho già sostenuto dalle pagine di questo settimanale che tutti quelli che escono di sera nella locride passano dal Melmhot, un pub gioiello che occupa una parte di piazza Portosalvo: il sabato sera c’è più gente al pub che nel resto del comprensorio.
Sono in tanti  che riconoscono a questo luogo il merito di aver contribuito  a incrementare la coesione sociale, divenendo il punto di ritrovo principale per il “popolo della notte” oltre a essere riuscito, molto di più di decine di governanti che si sono succeduti negli anni, a promuovere l’immagine della città, rendendo più attraente Siderno
Il vanto di un’intera comunità l’altra sera è stato mandato in fumo. E allora? Per comprendere meglio il tutto bastano le parole di uno dei titolari del locale: “non chiederò niente a nessuno, lascerò non so fino a quando, quel poco che è rimasto, deformato dalla fiamme, affinché tutti possano vedere e capire cosa significa fare impresa a queste latitudini. Ecco la mia reazione: è questo che mi sento di fare; qui si lavora pochissimo, i sacrifici sono tanti e poi qualcuno per qualsiasi cavolata (un panino in ritardo per esempio) si arroga il diritto di riempire di benzina le mie sedie, i miei tavoli, le piante e l’intera dignità di due giovani imprenditori che sgobbano per poco. Ci si spreme il cervello  tutto l’anno per potere offrire novità, per esserci tutte le sere, per far lavorare gli studenti che rientrano dalle università calabresi il fine settimana e tanti altri giovani anche il martedì quando in giro non c’è anima viva e i risultati sono questi. Che senso ha tentare di imitare i migliori, provare ad essere come gli altri, quando dietro l’angolo c’è sempre quello che ti spinge in giù”.
I vigliacchi della notte hanno colpito nuovamente, ai vigliacchi della notte non interessa la crescita di una comunità, i vigliacchi della notte ti servono il conto senza pagare tasse, non fanno sconti e non lasciano mance.

Esiste una netta differenza tra chi brucia locali nel quartiere  di Ballarò a Palermo o in quello di Forcella a Napoli e chi ha incendiato l’irish pub a Siderno nella notte tra giovedì e venerdì. Si tratta di due tipi di impoverimento differenti: nei due quartieri di Napoli e Palermo, dove si vive di povertà assoluta, di espedienti, dove un locale, una macchina o un portone lo si brucia sovente per sopravvivere, per cinquanta euro e anche meno.
Nella Locride dove nessuno muore di fame l’impoverimento è di tipo culturale: molto probabilmente chi ha dato fuoco alla parte all’aperto del pub dei sidernesi calzava le hogan.
Ercole Macrì
(20.10.2007)Ercole Macri