L’Antimafia blocca gli impresentabili

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L’Antimafia blocca gli impresentabili

Un codice per i partiti: no ai candidati già rinviati a giudizio.


Roma

Un codice di autoregolamentazione. Che, alla vigilia delle elezioni amministrative impegna i partiti e le formazioni politiche a non presentare come candidati alle elezioni di Consigli provinciali, comunali e circoscrizionali uomini e donne rinviati a giudizio o condannati, anche in via non definitiva, per reati di associazione mafiosa, narcotraffico, estorsione, usura, riciclaggio, traffico illegale di rifiuti.

 

 

Lo ha approvato all’unanimità la commissione parlamentare Antimafia presieduta da Francesco Forgiane.”Si tratta –ha spiegato Forgione-di un’atto politico forte che chiama i partiti, le formazioni politiche e le liste civiche ad assumere, su base politica e non penale, la responsabilità della trasparenza delle liste, della pulizia dei candidati, della bonifica dei possibili punti di contatto con la criminalità organizzata negli enti locali che possono essere sciolti per infiltrazione mafiosa.

I partiti che non aderiranno al codice, dovranno rendere pubblicamente conto delle loro scelte. Sarà l’opinione pubblica a giudicarli.

Il codice ha solo tre articoli. Con il primo, partiti, formazioni politiche e liste civiche “si impegnano a non presentare come candidati alle elezioni dei consigli provinciali, comunali e circoscrizionali coloro nei cui confronti, alla data di convocazione dei comizi elettorali, sia stato emesso decreto che dispone il giudizio, ovvero sia stata emessa misura cautelare personale non revocata né annullata, ovvero che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive, ovvero che siano stati condannati con sentenza anche non definitiva”, con riferimento a tutta una serie di reati comprendenti l’associazione di tipo mafioso, il sequestro di persona, il narcotraffico, l’estorsione, l’usura, il riciclaggio, il trasferimento fraudolento di valori, l’omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali da parte di sottoposti a misura di prevenzione o condannati per associazione mafiosa, il traffico illecito di rifiuti.

Il “divieto” di inclusione nelle liste riguarda anche (comma 2) coloro nei cui confronti-sia stata disposta l’applicazione di misure personali o patrimoniali ancorché non definitive-siano stati imposti divieti, sospensioni e decadenze-siano stati rimossi, sospesi o dichiarati decaduti.

L’articolo 2 stabilisce che il codice si applichi anche –alle nomine di competenza del sindaco o del presidente della provincia.

L’articolo 3 prevede che i partiti, le formazioni politiche che intendono presentare candidati che si trovano nelle condizioni previste dall’articolo 1-si impegnano a rendere pubbliche le motivazioni della scelta di discostarsi degli impegni assunti con l’adesione al Codice.

La principale novità del Codice sta nella non candidabilità dei rinviati a giudizio: il “ sistema di cautele” attualmente in vigore (il Testo unico sull’ordinamento degli enti locali) prevede, infatti, da un lato, la non candidabilità per i soli soggetti condannati in via definitiva e, dall’altro, la sospensione dalla carica per i soggetti raggiunti da provvedimenti giudiziari non definitivi.

Il presente Codice-si legge nella relazione introduttiva-diviene, quindi, il mezzo anticipato per contribuire alla trasparenza, alla tutela ed alla libera determinazione degli organi elettivi locali, troppo spesso eterodiretti e condizionati dagli inquinamenti mafiosi: l’obiettivo è quello di impedire che il procedimento di selezione democratica dei rappresentanti delle comunità territoriali e di individuazione degli amministratori locali subisca alterazioni ad opera di fattori, esterni al quadro degli interessi locali e riconducibili alla criminalità organizzata.Le amministrative chiameranno alle urne 11,9 milioni di cittadini: si voterà il 27 ed il 28 maggio con la sola eccezione della Sicilia dove si voterà il 13 ed il 14 dello stesso mese.In Calabria la chiamata alle urne toccherà 76 Comuni. Proprio la vicinanza delle scadenze ha spinto l’accelerazione della commissione. “ Il nostro-ha spiegato ancora Forgiane-è uno sforzo di prevenzione politica e morale, ed è per questo che chiediamo alla politica di essere coerente: dal ‘91 ad oggi in Italia sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa ben 163 comuni, qualcuno addirittura per quattro volte. Il codice getta le premesse perché ciò non avvenga”.


Il commento di ucceo goretti

Sarebbe auspicabile che il “Codice” diventi Legge dello Stato estendendola, ai rinnovi dei Consigli Regionali ed al Parlamento.

Aggiungerei ,ai candidati non presentabili, i loro parenti ed affini per evitare che: 
fatta la legge trovato l’inganno.
   

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 Tagliamo il legame tra mafia e politica

Nuccio Iovene,  04 aprile 2007

 

Antimafia      Non c'è e non ci può essere nessun "pacchetto di voti" in grado di giustificare candidature in odore di mafia e relazioni perverse con le organizzazioni criminali. La proposta di autoregolamentazione avanzata dalla Commissione è un primo passo, soprattutto se non si limiterà all'enunciazione di buone intenzioni ma diventerà pratica concreta.

 

La Commissione parlamentare Antimafia ha votato all'unanimità, nella sua ultima riunione, un documento contenente le indicazioni che sarebbe opportuno seguire in occasione delle prossime elezioni amministrative, al momento della individuazione delle candidature. E', ovviamente, un documento di indirizzo e non una norma giuridica, ma è indicativo che su questo punto la politica si sia posta il problema di non delegare tutto, e solo ex-post, alla magistratura.
Era dai tempi della presidenza Chiaromonte della commissione, nel corso della X legislatura, che non ci si dotava di uno strumento analogo.

Ora ovviamente spetta alle forze politiche fare proprie queste indicazioni ed adottarle in occasione della formazione delle liste. E spetta all'opinione pubblica, ed al mondo dell'informazione non "embedded", controllare la coerenza dei comportamenti e la congruità delle scelte.

Ogni anno sono decine le amministrazioni comunali che vengono sciolte per inquinamento mafioso, ed alcune di esse lo sono state anche più volte nel corso degli ultimi anni. Il rapporto mafia-politica continua ad essere, soprattutto nel mezzogiorno, tema centrale ed ineludibile che non può essere risolto solo dalle inchieste giudiziarie. C'è una responsabilità che attiene tutta alla politica, ai partiti ed alle loro scelte. Sulla quale la sinistra deve tornare con forza a fare "lotta politica" ed essere "diversa".

Non c'è e non ci può essere nessun "pacchetto di voti" in grado di giustificare candidature in odore di mafia e relazioni perverse con le organizzazioni criminali. La proposta di autoregolamentazione avanzata dalla Commissione è un primo passo, soprattutto se non si limiterà all'enunciazione di buone intenzioni ma diventerà pratica concreta.

Queste le indicazioni previste:"I partiti, le formazioni politiche e le liste civiche che aderiscono alle previsioni del presente codice si impegnano a non presentare come candidati alle elezioni dei
consigli provinciali, comunali e circoscrizionali coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato emesso decreto che dispone il giudizio, ovvero sia stata emessa misura cautelare personale non annullata in sede di impugnazione, ovvero che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive, ovvero che siano stati condannati con sentenza anche non definitiva, allorquando le predette condizioni siano relative a uno dei seguenti delitti:
a) delitti di cui all'articolo 51, comma 3 bis, del codice di procedura penale;
b) estorsione (articolo 629 del codice penale), usura (articolo 644 del codice penale);
c) riciclaggio e impiego di danaro di provenienza illecita (articolo 648 bis e articolo 648 ter c.p.),
d) trasferimento fraudolento di valori (articolo 12 quinquies della legge 7 agosto 1992, n. 356);
e) omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali da parte delle persone sottoposte ad una misura di prevenzione disposta ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, nonché da parte dei condannati con sentenza definitiva per il delitt o previsto dall'articolo 416-bis del codice penale (articolo 31 della legge 13 settembre 1982, n. 646);
f) attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152);

I partiti, le formazioni politiche e le liste civiche che aderiscono alle previsioni del presente codice si impegnano, altresì, a non presentare come candidati alle elezioni di cui al comma 1 coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, ricorra una delle seguenti condizioni:
a) sia stata disposta l'applicazione di misure di prevenzione personali o patrimoniali, ancorché non definitive, ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575;
b) siano stati imposti divieti, sospensioni e decadenze ai sensi della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, ovvero della legge 31 maggio 1965, n. 575, così come successivamente modificate e integrate;
c) siano stati rimossi, sospesi o dichiarati decaduti ai sensi dell'articolo 142 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

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