Un milione di consulenze

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 E’questo il nuovo corso?

 

Il punto non è che in questa consiliatura si spenda molto o poco per le consulenze, il fatto è che bisognerebbe verificare che tipo di lavoro svolgano gli esperti reclutati dal Consiglio. E se il compenso corrisponda all’impegno».

    


 

«Il punto non è che in questa consiliatura si spenda molto o poco per le consulenze, il fatto è che bisognerebbe verificare che tipo di lavoro svolgano gli esperti reclutati dal Consiglio. E se il compenso corrisponda all’impegno».

La fonte – un consigliere regionale che preferisce rimanere anonimo – è convinta che a Reggio Calabria il tempo degli sprechi non sia ancora terminato. «Siamo ancora lontani dalla fine del vecchio modo di gestire la politica e le strutture collegate». Come dire che l’impegno formalizzato nella Convenzione per la Calabria (una diminuzione dei costi della politica, e non solo) e l’accordo siglato dalla conferenza dei capigruppo per tagliare gli oneri delle strutture del Consiglio regionale e della giunta, sono il volto buono di una medaglia che, però, mostra ancora una faccia oscura. I consulenti, dunque. Ce ne sono in tutte le salse. Per lo più stanno dietro sigle un po’ criptiche. E costano, in tutto, circa un milione di euro. Non sono esattamente briciole, anche se la spesa, rispetto ai tempi del centrodestra, si è contratta.
Gli esperti giuridici vanno sotto la sigla “legge regionale numero 8 del ‘96”. Sono cinque e lavorano per garantire «i necessari supporti tecnico-giuridici all’attività del Consiglio regionale, dell’Ufficio di presidenza e delle Commissioni consiliari permanenti». Nel loro caso l’accordo per formalizzare le nomine è stato totale: sia l’Ufficio di presidenza che il Consiglio regionale (era l’8 luglio 2005, presiedeva Franco Fortugno e tutti e 37 i consiglieri presenti dissero “sì”). Il primo punto del “contratto” con il Consiglio racconta le condizioni di lavoro: «l’attività di consulenza dovrà essere assicurata per almeno una mezza giornata per ogni settimana da ciascun consulente», a fronte di un compenso «di 4.000 euro lordi al mese, oltre Iva se dovuta, oltre il rimborso delle spese di soggiorno e di trasporto da rimborsare». Altro tipo di consulenti, altra legge. E’ la numero 13 del ‘96, che garantisce l’istituzione di un gruppo di esperti deputati all’analisi degli atti contabili del Consiglio regionale. Sono tredici, quelli di cui ha scelto di servirsi la presidenza del Consiglio, con compensi lordi che vanno da 2.600 a quasi 3.000 euro.
E non finisce qui. Ci sono quelli del nucleo di valutazione (cinque membri, tra 2.700 e 3.300 euro al mese) e i tre consulenti della biblioteca.
E poi poteva mancare un occhio di riguardo per la salute dei dipendenti? Certo che no. Compito affidato al gruppetto (ancora cinque) che compone il Comitato di verifica per le cause di servizio dei dipendenti. Devono essere davvero tante, per prevedere un organo fatto apposta per loro. Ci siamo permessi di effettuare un controllo rapido sul Bollettino ufficiale della Regione. Certamente la ricerca andrà approfondita, perché risultano due soli interventi (due prese d’atto) del Comitato: uno nel 2005 e l’altro nel 2006. Pochini per giustificare la creazione di un organismo ad hoc.

nomi noti Nel listone dei consulenti della Regione c’è qualche nome noto della politica regionale. Giuseppe Morabito, ad esempio, è tra i cinque esperti giuridici. Il diessino, presidente della Provincia di Reggio Calabria, a dire il vero non è una new entry. Lavora con la Regione da circa 10 anni e l’ultima nomina (con la fase Loiero) è avvenuta quando non era ancora in corsa per la poltrona di presidente della giunta provinciale, e oltretutto sul suo nome il parlamentino calabrese non si è diviso: ha avuto anche la fiducia dell’opposizione. C’è anche un Giuseppe Bova, ma il nome non deve indurre in errore. Il presidente del Consiglio regionale non c’entra, e neppure è parente del consulente. Che, invece, è il direttore dell’ufficio reggino della Motorizzazione civile, e – secondo fonti del Consiglio – sarebbe stato nominato dalla Margherita su segnalazione del compianto vicepresidente del Consiglio regionale, Franco Fortugno. Qui, però, si inserisce un altro aspetto della vicenda. Se, infatti, tutti ci tengono a rimarcare che i costi sostenuti per questo tipo di consulenze sono più o meno dimezzati rispetto alla scorsa consiliatura, è pur vero che le nomine fanno riferimento a una rigida spartizione politica. E’ diminuita la cifra impegnata, ma i metodi sono evidentemente rimasti gli stessi. Tra i “nominati” saliti sul palco mediatico per motivi elettorali c’è anche Giuseppe Nardi, cosentino, ex consigliere comunale della città dei Bruzi per l’Udc. Sempre secondo i bene informati è stato Roberto Occhiuto, vicepresidente del Consiglio regionale, a volerlo nella struttura che, in base alla legge numero 13 del 1996, ha il compito di analizzare gli atti relativi al bilancio regionale. La scelta è caduta sul giovane dell’Udc, che è anche un commercialista, prima che decidesse di seguire Marco Follini (e Franco Pichierri, omologo calabrese del senatore) nel suo passaggio all’Italia di mezzo.
Insomma, un posto alla Regione prima o poi lo trovano tutti. Quando non sono le strutture speciali (ormai degli apparati di partito), arrivano le nomine esterne a dirigenti. E se non ci sono posti in dirigenza, ecco le short list. E in mancanza di queste ci sono sempre le consulenze. Le vie del Consiglio sono infinite.




Pablo Petrasso
   

 

   

 

da Calabria ora di giovedì 29 marzo 2007

 

  Perchè questa disparità di trattamenti tra consulenti?
                              Dov'è finita la giustizia?