Mastella e Di Pietro sulle intercettazioni

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Intercettazioni e privacy
Due fronti nel governo
 Di Pietro: no agli abusi, ma sono contro i divieti. Gentiloni: va bene così

ROMA — Ora che è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale numero 63, il provvedimento del Garante per la privacy, «Diffusione di dati personali concernenti una attività di indagine in corso presso gli uffici giudiziari di Potenza », riaccende un vecchio fuoco che da anni cova sotto la cenere. La conferma del divieto di pubblicare fotografie e notizie, con particolare riferimento alla tutela della «sfera sessuale delle persone interessate», così come era stato deciso con analogo «editto» a giugno del 2006 (Vallettopoli 1), adesso fa mettere l’elmetto ai giornalisti: l’intervento perentorio del garante Francesco Pizzetti (è bastato ricordare che è prevista la reclusione da 3 mesi a 2 anni per i trasgressori) fa storcere il naso non solo ai direttori di Libero e del Giornale, che ieri sono usciti con grandi spazi bianchi in prima pagina («Abbiamo le foto del portavoce del governo in una situazione sconveniente »), ma anche all’ex direttore dell’Unità, Furio Colombo. «Francamente l’intervento del Garante non lo capisco, anzi mi coglie di sorpresa », dice Colombo che ora è senatore dell’Ulivo e rimprovera a Pizzetti anche la sua «inutile e dannosa» esposizione mediatica nel salotto televisivo di «Porta a porta»: «Il Garante non può decidere in merito a un unico caso. Lui ha tradotto in sentenza un pensiero, anche ragionevole e condivisibile per alcuni. Ma il garante non è un giudice». L’ex direttore dell’Unità, tuttavia, ammette che pubblicare le fotografie che svelano i gusti sessuali di un politico è una questione di stile: «Io, alla fine, avrei evitato».
IL GOVERNO — Il dibattito innescato dal caso giudiziario nelle cui carte si parla di paparazzi e ricatti ha creato schieramenti trasversali contrapposti. Dalla parte del Garante per la Privacy si schiera il ministro delle Telecomunicazioni, Paolo Gentiloni: «Sarebbe un errore se la decisione del Garante venisse interpretata come una censura o un blocco del diritto di cronaca. Perché bisogna trovare il giusto equilibrio con gli abusi che portano alla pubblicazione di notizie che nulla hanno a che vedere con l’interesse collettivo all’informazione ». Condivide questa impostazione il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi: «Quello del Garante è un richiamo alla autoregolamentazione e alla responsabilità collettiva». Ma nel governo c’è anche l’ex pm Antonio Di Pietro che, parlando del ddl Mastella sulle intercettazioni telefoniche, dice chiaramente che ci vuole prudenza: «Le intercettazioni telefoniche stanno al lavoro del magistrato come il bisturi sta al lavoro del medico. Il medico ha bisogno del bisturi per salvare vite umane, il magistrato ha bisogno di intercettazioni per assicurare alla giustizia i criminali e quindi salvare la libertà delle persone e la legalità». Conclude il ministro delle Infrastrutture: «È ovvio che se il medico usa il bisturi per ammazzare la moglie, o se le intercettazioni telefoniche vengono usate per fini di denigrazione personale si tratta di un abuso, ma ciò non vuol dire che bisogna eliminare il bisturi. Bisogna eliminare l'abuso di diffusione di notizie che possono arrecare danno alla privacy e alla dignità delle persone». Ma per capire come la pensa davvero Di Pietro basta leggere la dichiarazione di guerra di Egidio Pedrini dell’Italia dei Valori: «Il provvedimento del Garante è un gravissimo e frettoloso attacco alla libertà di stampa».
INTERCETTAZIONI — A questo punto, potrebbe insorgere un problema nella maggioranza perché il Guardasigilli Clemente Mastella, oltre a dare la sveglia al Parlamento per fare approvare il suo ddl, ora chiede che in quel testo vengano scolpite le norme richiamate dal Garante. Tuttavia, i dipietristi trovano un alleato nella Rosa nel pugno: «Il provvedimento del Garante è gravissimo, chi stabilisce infatti quando c’è o no un interesse pubblico?», chiede infatti Daniele Capezzone. L’OPPOSIZIONE — La Cdl oscilla tra l’approvazione di Gianfranco Fini e l’appello del leader dell’Udc, Lorenzo Cesa, a giornalisti ed editori: «Applicatevi nel rispetto della deontologia professionale ». Ma c’è anche Fabrizio Cicchitto (FI) che non dimentica le ferite ancora non rimarginate: «I direttori di giornale e i giornali che hanno attaccato Belpietro per la vicenda Sircana sono gli stessi che a suo tempo hanno sbranato Salvatore Sottile (il portavoce di Fini coinvolto nell’inchiesta Vallettopoli 1; ndr)», la cui posizione è poi stata archiviata.Dino Martirano

Dal Corriere della sera

 

il commento di ucceo goretti

        “L’equazione di Di Pietro non fa una grinza” 

                 pollice verso al d.l. di Clemente Mastella