Fratelli di sangue una denuncia a cielo aperto

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“Fratelli di sangue”, questo il titolo dell’ultima fatica letteraria di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso edito da Pellegrino Editore, che ha tenuto banco nel corso dell’ultima puntata di “Fatti e Misfatti” programma ormai clou per la Locride presentato da Antonio Tassone, ( direttore di questa testata) . Una diretta di due ore intensa e piacevole che ci ha consentito di scoprire il volto giornalistico e la capacità di ricerca, oltre che di indagine, del Procuratore della Repubblica tra i più conosciuti in Italia e in Europa.


Un Gratteri come al solito chiaro, senza peli sulla lingua ha risposto alle domande di fila di noi giornalisti, muovendosi con disinvoltura dalle pagine del suo libro sino alle ultime notizie di sangue, che hanno sconvolto il territorio locrideo proprio il giorno di Natale. Un lavoro durato più di tre anni quello presentato. Un libro a metà tra la ricerca storica e l’indagine antropologica, non per nulla l’introduzione è dell’antropologo Luigi Lombardi Satriani, con chiari capitoli di denuncia. Più di trecento pagine che ripercorrono la storia della ‘nadrangheta dal 1600, per passare all’800 sino all’incredibile organizzazione internazionale e con traguardi economici da guinness dei giorni nostri. Un’organizzazione, che ha interessi dice Gratteri, in America (particolarmente USA e Latino America), Europa, Russia, Australia, Canada, Giappone e via dicendo, che ha anche integrato le donne a pieno titolo nei suoi ranghi, trasformandole da vivandiere in vere proprie consigliere e spesso in capi, degne sostitute di mariti e figli in prigione. “Dal 1990 al 2000 queste ultime si inseriscono – specifica- in tutti i traffici della mala, in particolare nel narco-traffico; pur non sostenendo i riti di affiliazione degli uomini, sono considerate dirigenti di “locali di ‘nadragheta” ed alla base delle più sanguinose faide tra cosche”. Più di 8000 indagati costituiscono l’identikit della ‘nadrangheta nel provincia reggina secondo le stime della DDA. Un esercito in crescita che non conosce tregue visto che anche gli apparenti periodi di pace territoriale non servono che ad organizzare e specializzare gli interessi ed i traffici delle cosche. “Quando si dice che la situazione è sottocontrollo- ammette convinto Gratteri – non credeteci, chiedetelo ai commercianti che lavorano da anni sul territorio come si vive… se gli affari sono davvero liberi”. Un quadro duro desolante e preoccupante sale dal video e si propaga nello studio quando il procuratore denuncia l’intreccio consueto tra mafia e politica, tra amministrazione deviata e strapotere delle cosche, ormai a pieno inserite nei gangli della gestione pubblica. Quando parla della necessità di sveltire gli iter normativi affidandosi a leggi realmente di impatto e non solo a palliativi inutili, Gratteri appare ancora più deciso. “E’ lì che si deve insistere, non con piccole modifiche legislative inutili! Con vere riforme si risparmierebbero miliardi”- e si riferisce alla riforma del 415 bis, che con tutte le lungaggini burocratiche che accompagnano le notifiche degli atti giudiziari ai presunti criminali. Notifiche per soddisfare le quali i tempi spesso si protraggono per mesi portando a spasso per l’Italia investigatori e pubblici ufficiali. Ma tornando al libro tanti sono i tuffi nella storia locale, che ci costringe a fare riconfermando riti che non sono finiti e che ancora oggi nella ‘nadrangheta del 2000 vengono a rinsaldare legami che vanno oltre il sangue, che vedono le famiglie unirsi in matrimoni di comodo, spesso alla base di nuove e più forti consorterie. Riti che vedono luoghi di culto come Polsi confermarsi piazze di affari e di meeting annuali per le famiglie più potenti. E poi toccando la situazione dell’ultimo anno Gratteri non risparmia le critiche rispetto allo schieramento di forze e alla mobilitazione di uomini, che per diversi mesi hanno trasformato la Locride, dall’omicidio di Francesco Fortugno, in una specie di set a cielo aperto per esercitazioni inutili. Già inutili visto che ora la situazione non solo non è migliorata ma si sono incentivati sprechi e lasciate le situazioni operative degli investigatori del territorio del tutto inalterate. “Neppure le macchine obsolete della Polizia locale sono state cambiate – ammette Gratteri – si sono inviati 300 uomini sul territorio, ci si è parlato addosso in mille convegni, si sono creati sconquassi indelebili a centinaia di giovani manipolati e lasciati soli. Ed ora la situazione è tale che la ‘nadrangheta è più forte di prima, più ricca e meno osteggiata visto che il fronte contrario si è arricchito di inutili spaccature”. Anche le critiche alle attuali Commissioni antimafia vengono lanciate dal procuratore, che pur riconoscendone l’indubbio valore dei componenti, non le considera certo entità fattive ma solo luoghi dove si sfornano nuove ed inutili teorie. Pare che la lotta alla ‘nadrangheta si sia fatta solo con le teorie negli ultimi decenni. Ed intatto in Columbia e nel resto del mondo i traffici veri aumentano. La ‘nadrangheta si permette di giocare il ruolo di broker dell’economia degli stati, di gestire i contatti tra i governi dell’America latina, di infiltrarsi in territori in cui neppure gli eserciti hanno il coraggio di entrare. La Calabria ha esportato tanta manodopera ed uomini di qualità ma negli ultimi anni ha esternalizzato anche le sue forze più oscure in mezzo mondo. Il nuovo criminale calabrese non è il brigante con il passamontagna di un tempo. Questo appare chiaro e contro la sua organizzazione non serve certo lo schieramento di forze inutili e roboanti, si deve agire con nuovi strumenti, nuove professionalità con tattiche sagaci questo emerge dalla denunzia di Gratteri. E mettendo al bando la sudditanza psicologica e culturale, che oggi più che mai fa della ‘nadragheta una forza in ascesa e che può dire a ragione di avere dalla sua il passato, il presente ed anche il futuro .

di Alessandra Tuzza da www.larivieraonline.com