Raffaele Montepaone al Marca

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locandina raffaele

Oltre gli stereotipi
di Simona Gavioli

Abitare non è conoscere, è sentirsi a casa, ospitati da uno spazio che non ci ignora, tra cose che dicono il nostro vissuto, tra volti che non c’è bisogno di riconoscere perché nel loro sguardo ci sono le tracce dell’ultimo congedo. Abitare è sapere dove deporre l’abito, dove sedere alla mensa, dove incontrare l’altro, dove dire è u-dire, rispondere è cor-rispondere.


Abitare è trasfigurare le cose, è caricarle di sensi che trascendono la loro pure oggettività, è sottrarle all’anonimia che le trattiene nella loro “anseità”, per restituirle ai nostri gesti “abituali” che consentono al nostro corpo di sentirsi tra le “sue cose”, presso di sé. [mberto Galimberti | Il corpo]

Davanti alle opere di Raffaele Montepaone è necessario sospendere il giudizio [Cartesio], accantonare gli stereotipi e lasciarci alle spalle i preconcetti e i pregiudizi, nella speranza che il desiderio di conoscere la verità vinca su tutto. Le opere di Montepaone raccontano la Calabria attraverso i volti e le mani di donne centenarie. Quella Calabria che sopravvive alla modernità e ci racconta di mondi contadini, magici e fermi da millenni. Storie di persone con i tratti solcati dalla fatica e dal tempo, in cui l’immagine del corpo non è un dato oggettivo, non è un fatto, ma è un valore che risulta essenzialmente dall’influenza dell’ambiente e della storia personale del soggetto. Sono immagini in cui il corpo diventa un’istanza gloriosa, un santuario ideologico, un’innocenza in cui il mondo si raccoglie e in cui diventa un mondo in relazione con l’ambiente in cui si vive. La scelta di fotografare queste donne è, per l’artista, qualcosa di necessario, fondamentale e urgente, che va oltre e che vuole vedere oltre e che invita le nuove generazioni a fermarsi per ritrovare il valore e la grandezza delle piccole cose. Piccole cose che ci vengono raccontate da questi “corpi storici” e che Montepaone è capace di fissare entrando in punta di piedi nella loro vita. E allora ecco che si abbattono gli stereotipi di una Calabria solo dominazioni, terremoto, malaria, feudalesimo, analfabetismo, gelosia per lasciare il posto a quella magnifica regione in cui le campagne sono fertili, l’acqua abbondante, il clima mite e il profumo delle erbe inebriante e dove mostrare una foto della propria gioventù, pregare su una sedia vicino al lettino monastico o far saltare il grano nel setaccio sono, nella loro semplicità, momenti di vita quotidiana che ormai noi, abbiamo dimenticato. Nelle immagini di Montepaone il sentimento della vecchiaia, così come lo definisce David Le Breton, è un miscuglio indistinguibile di coscienza di sé del corpo che cambia e di un apprezzamento sociale e culturale e non vede l’invecchiamento come un decadimento del corpo, un portatore di handicap o come l’avvicinarsi della morte, ma piuttosto come un arricchimento, un interiorizzazione dello sguardo dell’altro, una presa di coscienza, una serenità che in noi giovani, sembra perduta.

Hands e Faces: due modi diversi di declinare LIFE: lo sguardo alla ricerca di risposte coincide con l’obiettivo di Raffaele Montepaone, che ci restituisce istantanee di vita. Un percorso di emozioni oltre gli stereotipi.

Raffaele Montepaone, nato a Vibo Valentia nel 1980, sin da piccolo è attratto dall’affascinante mondo della fotografia. A soli 12 anni inizia a frequentare lo studio fotografico di famiglia dove cura maggiormente l’aspetto tecnico e teorico, nel momento in cui prende in mano una 35mm esplode tutta la sua passione ed inizia un percorso di crescita e ricerca. Si orienta verso il reportage e la fotografia antropologica, la sua è un’intima indagine umanistica. Il primo progetto, al quale continua a lavorare, è un inno alla vita: Life nel quale racconta attraverso occhi, volti, mani segnate dal tempo, la vecchia Calabria e la sua dignitosa bellezza. Repubblica lo nota sin da subito e gli dedica una galleria fotografica. Per un decennio collabora con le testate locali Calabria Ora ed il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 viene chiamato a curare la fotografia per la società sportiva Tonno Callipo Volley. Nel 2007 pubblica il volume-documento “3 Luglio 2006” suggestivo racconto fotografico sull’alluvione di Vibo Valentia, il ricavato lo devolve in favore della popolazione colpita. Nel 2014 partecipa all’Etna Photo Meeting a Catania. Nel 2014 vince il premio Affordable Art fair ed espone a Milano tra i giovani emergenti, dove conquista la critica meneghina.
Di mostra in mostra, di premio in premio, approda al MIA Photo Fair di Milano ad inizio 2017, dove vince un premio che porta una sua permanente al Castello di Sarteano. Nell’estate 2017 esce la sua prima monografia, LIFE – istantanee di Calabria – A.F.I. Archivio Fotografico Italiano.

Fonte: Sabbiarossa