I fondi per i disabili e per le loro famiglie sono salvi.

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Antonio Maria Mira

I fondi per i disabili e per le loro famiglie sono salvi. E dopo la temuta tempesta torna il sole, sempre un po’ pallido ma almeno non piove sul bagnato.

A meno di un mese dai drastici tagli, il fondo per la non autosufficienza è stato totalmente reintegrato con 50 milioni che saranno trovati dalle Regioni, mentre per quello per le politiche sociali c’è la promessa del Governo di recuperare i 200 milioni finiti sotto la scure di una cieca spending review. Bene.

Va riconosciuto l’impegno del ministro del Lavoro e del Welfare, Giuliano Poletti che era riuscito a portare il fondo per la non autosufficienza prima a 450 e poi a 500 milioni e che dopo il taglio di 50 milioni, imposto dal ministero dell’Economia e accettato dalle regioni, aveva promesso di reintegrarlo. Così come l’altro fondo quasi azzerato. Promessa mantenuta. Le famiglie e i loro ragazzi ringraziano. Non è tanto, lo abbiamo scritto più volte in questi anni, ma queste briciole sono davvero preziose per rendere una vita anormale più normale possibile. Per realizzare e sostenere progetti di integrazione di vite in salita. Soprattutto per i disabili più gravi, quelli che un tempo restavano chiusi in casa, tra vergogna e solitudine, solo a carico delle famiglie. Certo queste sono ancora il più importante presidio – come raccontiamo nel giornale in occasione della giornata mondiale dell’autismo – che proprio per questo va sostenuto.

Bene, dunque, la correzione in corsa sui fondi. Sperando che i soldi non si vadano a recuperare tagliando quelli per altre fragilità. Ma non si poteva evitare tutto questo? Perché da anni questi fondi vivono tra stop and go, tra tagli e recuperi, tra speranze e delusioni? Perché bisogna alzare la voce, denunciare, per riottenere un minimo di sostegno, di giustizia sociale? Perché quando si deve tagliare si finisce sempre per colpire chi è più fragile e ha poca voce come i disabili? Per poi fare – si fa per dire… – bella figura con l’annullamento dei tagli. Una scenetta purtroppo vista tante, troppe volte negli ultimi venti anni. Un ricorrente gioco delle tre carte, sulla pelle di chi già fatica abbastanza.

Tagli, proteste, reintegri. Certo in molti c’è buona fede e sincero impegno, ma la domanda resta: perché far calare la scure sempre qui? Forse si spera che le famiglie e le associazioni non si accorgano dei tagli? O che non abbiano la forza per denunciare? I più fragili hanno le idee chiare, hanno capito tutto, sulla propria pelle, e difendono con tenacia ogni singola briciola di sostegno, ciascuna preziosa e necessaria. Lo hanno fatto tante volte, lo faranno ancora. In ballo sono diritti fondamentali di chi, anche se ‘brutto anatroccolo’, è pur sempre cittadino di questo Paese. Anzi, ancor di più. Ma che fatica dover sempre inseguire! In fondo, noi famiglie di ragazzi disabili, vorremmo solo un po’ di normalità. Normalità e certezza, non questa perenne insicurezza.

Ci sarà o non ci sarà il sostegno per i nostri figli? Oggi, mentre siamo al loro fianco, dopo, quando non ci saremo più. Già questa vita normale – pur se anche allegra e piena – è faticosa, complessa, difficile, non rendetela, signori del governo, di tutti i governi, ancor più faticosa, complessa, difficile. Non vogliamo più gioire per lo scampato pericolo, per i fondi reintegrati. Basta, basta davvero. Fateci gioire per fondi aumentati. Per una serena quotidianità. Grazie comunque. Per ora siamo salvi o quasi.

Oggi l’ho detto a Angelo, Bea e Laura, i ragazzini compagni di viaggio di mio figlio Dodò sul pullmino che li porta nelle comunità, preziose e efficienti realtà che vivono anche grazie a quei fondi così come i trasporti dedicati. L’hanno capito? Non so, non credo, ma hanno sorriso. Ricordate questi sorrisi, signori della politica. Soprattutto quando deciderete dove operare i prossimi tagli.
fonte: avvenire