Incendio distrugge deposito di Tiberio Bentivoglio

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Le fiamme si sono sprigionate ieri sera a Reggio Calabria. Nonostante l’immediato intervento dei Vigili del fuoco, tutta la merce è andata distrutta. Indagini affidate alla polizia

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REGGIO CALABRIA Un incendio ha completamente devastato i magazzini della sanitaria Sant’Elia di proprietà del testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, l’imprenditore antimafia da anni in prima linea contro il racket.

L’allarme è scattato attorno alle 23.30, ma nonostante l’immediato intervento dei vigili del fuoco, le fiamme hanno completamente divorato l’intero contenuto dei due locali. Tutto quello che vi era contenuto è andato distrutto. Nessun dubbio sulla natura dolosa dell’incendio. Gli uomini della polizia scientifica – che per oltre un’ora hanno lavorato fra le macerie fumanti –hanno rinvenuto il tappo e tracce di una tanica di plastica presumibilmente utilizzata per trasportare il liquido infiammabile con cui l’incendio è stato appiccato. ul posto, è arrivata anche la Squadra Mobile, chiamata a indagare sull’ennesima intimidazione arrivata all’indirizzo di uno dei pochissimi imprenditori reggini che abbia avuto il coraggio di schierarsi contro il racket. Qualche indizio si spera possa arrivare dalle telecamere della zona, comprese quelle che registrano tutti i movimenti nei pressi della vicina Facoltà di Architettura, altri dettagli – forse – potrebbe darli lo stesso imprenditore, da anni ormai nel mirino dei clan.

Ma Tiberio Bentivoglio parole sembra non averne più. Gelato, sconfortato, guarda quello che resta del suo magazzino. Vicino alla moglie Vincenza, con accanto gli uomini che ormai da anni lo scortano, guarda sconsolato anni di sacrifici e lavoro andati in fumo. Non dice una parola, ma tutto – gli occhi cupi, la bocca serrata, le mani affondate nelle tasche – dicono solo «basta».
Da oltre vent’anni Bentivoglio combatte contro i clan. Come a tanti, anche a lui avevano chiesto il pizzo, ma– forse per primo a Reggio Calabria – Tiberio ha avuto il coraggio di dire di no. Un no che gli è costato caro. Dal 1992, l’imprenditore ha subito innumerevoli  attentati, furti, bombe, incendi, distruzione di mezzi di lavoro. Non si è piegato. Ha continuato a denunciare e dal 2005, al fianco di Libera, a spiegare nelle scuole e nelle piazze cosa sia il racket. Ci hanno provato – seriamente a – a fermarlo. Era il febbraio 2011 e qualcuno ha sparato per ucciderlo mentre alle 6 del mattino si dirigeva al suo frutteto. Solo per fortuna il colpo che doveva raggiungerlo alla schiena è stato deviato dal marsupio che indossava, mentre uno gli ha devastato il polpaccio e gli altri quattro si sono persi nel vuoto. Da allora, Bentivoglio ha una scorta di terzo livello, quella assegnata ai soggetti “ad alto rischio”, ma quell’attentato non lo ha fermato.

Ha continuato a lottare tanto contro il racket, come per far vivere la sua attività. Nonostante la legge preveda un risarcimento per le vittime dei clan, quanto avuto dallo Stato nel corso degli anni – e sempre con estremo ritardo – non è mai stato sufficiente per ripagare danni, furti e incendi subiti, come lo strisciante ostracismo che lo ha progressivamente privato di gran parte della clientela.
E così Tiberio Bentivoglio, dopo aver lottato contro i clan, ha iniziato la sua battaglia contro le banche che  hanno iniziato a negargli prestiti e fidi, senza riuscire a fiaccare la sua determinazione a resistere. Per sostenere l’imprenditore, di recente gli è stato assegnato un immobile confiscato che gli permetta di spostare l’attività dal quartiere Condera al centro città ed è anche nato un comitato con il proposito di raccogliere i fondi necessari per sostenere le spese di ristrutturazione e avviamento dell’attività. Un progetto che – stando ai piani – avrebbe dovuto concretizzarsi nei prossimi mesi, ma che questo nuovo attentato rischia di mettere in discussione. Perchè quel no che da oltre vent’anni Tiberio ripete è una sfida che i clan sembrano – tuttora – volergli fare pagare.

VERTICE IN PREFETTURA Il Prefetto Claudio Sammartino ha convocato per questo pomeriggio una riunione urgente del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per un aggiornamento dell’andamento della delittuosità in provincia e, in particolare nel capoluogo anche a seguito dell’episodio occorso nella notte in danno del deposito del sig. Tiberio Bentivoglio, titolare dell’esercizio commerciale “Sanitaria Sant’Elia”. All’incontro parteciperanno lo stesso imprenditore, il Procuratore della Repubblica presso il locale Tribunale, titolare della locale Direzione distrettuale antimafia, il sindaco, il questore e i comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di finanza e il colonnello dell’Esercito, comandante del Raggruppamento “Calabria–Sicilia Orientale”.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it