Altro che “codice d’onore”: 28 bambini uccisi dai clan

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Donne e bimbi non sono mai stati considerati “intoccabili”. Uccisi alla stregua degli “infami”

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L’uccisione di un bambino da parte della ndrangheta era già avvenuta, ma è la prima volta che le ndrine alzano il tiro e decidono di uccidere un bambino sparandogli a bruciapelo.

Infatti, fino ad ora, l’elenco dei bambini caduti sotto il fuoco incrociato dei killer è lungo. Sono 28 dal 1951 ad oggi. Ma fino ad ora erano stati colpiti per sbaglio o perché si trovavano nella stessa traiettoria dei proiettili o della vittime. Questa volta invece le cose sono andate diversamente. Per la prima volta le ‘ndrine hanno alzato il tiro decidendo di uccidere anche un bambino come un boss. La prima vittima uccisa dalla ndrangheta in età giovanile è stata una bambina di 3 anni come il piccolo «Cocò».

Il fatto è successo nel 1951 il 3 ottobre di quell’anno, a San martino di Taurianova in provincia di Reggio Calabria in un agguato dove venne ucciso il padre Domenico, coinvolto in un omicidio l’anno prima, Domenica venne colpita dai proiettili indirizzati al padre. Domenica e Cocò non erano nemmeno i più piccoli. Infatti tra loro due a finire sotto i colti di arma da fuoco sparati dai professionisti della morte c’è stato anche Giuseppe Bruno di appena 18 mesi, caduto in agguato, dove morì il padre a Seminara, sempre nell’entroterra reggino. Anche in questo caso erano stati però dei proiettili vaganti a colpire il bambino. La leggenda che le ndrine non hanno mai toccato i bambini non tiene, dice il Procuratore aggiunto di Reggio Nicola Gratteri.

«Non è mai esistita, una volta si raccontava che c’era una ‘ndrangheta con un codice d’onore, si chiamava onorata società ed era fatta da uomini di rispetto. Non ammazzava né donne né bambini. Sciocchezze. Fantasie. Invenzioni giornalistiche». Ma mai gli ndranghetisti erano arrivati a tanto. Nel corso degli anni i fischi dei proiettili quando arrivavano non lasciavano spazio a niente e nessuno. Colpivano i bersagli anche se tra loro e le loro vittime designate c’era un ostacolo. Giuseppe Iannicelli, il nonno del piccolo Cocò forse pensava che portandosi dietro, il piccolo nipotino e la giovane compagna marocchina, avrebbe avuto un piccolo vantaggio, non subendo nessun agguato. Giuseppe Iannicelli, non aveva fatto i conti con la spregiudicatezza degli uomini al soldo delle ndrine, che non si fermano davanti a nulla. Ne sanno qualcosa anche i genitori di Dodò Gabriele, 11 anni, rimasto gravemente ferito il 25 giugno del 2009 a Crotone. Dodò stava giocando a pallone in un campo di calcetto quando i killer entrano in azione sparano all’impazzata, contro la vittima designata. Il killer mirava a Gabriele Marrazzo, un boss emergente dei clan locali, che inseguiva la stessa palla del piccolo Gabrile. Oltre a Gabriele, unico morto quel giorno, ci furano anche dieci feriti, compreso Domenico il papà di Gabriele che giocava con lui. Dodò morirà, in ospedale dopo tre mesi di agonia. Uno dei casi più emblematici che coinvolse una donna fu l’omicidio il giorno di natale del 2006 di Maria Strangio, 33 anni, morta dopo il ricovero in ospedale e un bambino di cinque anni, D.S., rimasto ferito ad una gamba. Il vero obbiettivo dei killer non erano loro, ma il marito della donna il boss di San Luca Gianluca Nirta, che si salvo miracolosamente.

A San Luca da tempo era in atto una faida tra le famiglia Nirta-Strangio ed i Pelle-Vottari-Romeo. Per questo omicidio la vendetta fu la cosiddetta strage di ferragosto a Duisburg in Germania dove vennero uccisi sei uomini della cosca dei Pelle-Vottari-Romeo, che furono trucidati all’uscita del ristorante da Bruno, dopo aver partecipato al rito di affiliazione del più giovane degli uccisi. Un ragazzo affiliato alla ndrangheta proprio il giorno del suo 18 esimo compleanno.

fonte:il giornale.it