Omicidio Congiusta- Spunta l’informativa con la “rivelazione” che inguaia Tommaso

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Intercettato un colloquio tra Costa, i figli ed il nipote, in cui si sostiene che Curato non poteva inventarsi quello che ha detto ai PM

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Tommaso Costa

di ANGELA PANZERA

La doccia gelata arriva alla fine dell’udienza.

C’è una informativa e il sostituto procuratore enerale, Antonio De Bernardo, l’ha depositata nel processo d’Appello sull’omicidio di Gianluca Congiusta, l’imprenditore ucciso il 24maggio del 2005 a Siderno, in cui è imputato Tommaso Costa. Si parla proprio di Costa. Anzi è Costa che parla. Parole preziose riversate in un’informativa in cui gli agenti della sezione criminalità organizzata della Questura reggina informano la Dda sul contenuto di un colloquio intercettato, il 5 settembre dello scorso anno, nel carcere di Viterbo in cui sono presenti l’imputato insieme ai figli Giampiero e Luciano e al nipote Giuliano Nigro. «Si poteva sognare di dire queste cose!». Lo dice Tommaso Costa e il riferimento è al pentito Vincenzo Curato. Il fratello Peppe Costa, pentito anche lui, quando era detenuto insieme a “Vicienz u cassanisi” gli avrebbe confidato che in un processo ha mentito pur sapendo che il fratello aveva alcune responsabilità in un omicidio, circostanza riferitagli a suo volta dal nipote Francesco Costa. Ancora non si conosce la trascrizione integrale dell’intercettazione captata in carcere, ma da una prima analisi sembra che Tommaso Costa dica che potrebbe essere vero che il fratello pentito avrebbe davvero riferito queste cose a Curato. Peppe Costa però, chiamato a deporre nell’appello bis, nei mesi scorsi dirà che Curato si è inventato tutto. In effetti il collaboratore di Cassano allo Jonio come poteva sapere di ciò? Lo stesso Tommaso Costa ammette che infatti non se le poteva “sognare”. Così è riportato nell’informativa: «quel megalomane pezzo di merda che se ne è andato con il pentito e ha detto “si mio nipote ha detto che mio fratello è colpevole; pezzo di cornuto(…)Costa continua dicendo che è pienamente convinto che essendo questi “megalomane cornuto” abbia riferito veramente: “non potevo accusare mio fratello”. Costa riferisce che la deposizione del fratello lo ha solo rovinato e dice che certamente queste cose le avrà riferite a quell’altro (si riferisce a Curato) in quanto costui, che viene da Rossano, mai ”si poteva sognare” di dire tali cose. Costa Giampiero riferisce che anche lui è convinto che queste cose gliel’ha dette veramente».

Fonte: Il garantista