Riparte il processo d’appello per l’omicidio Congiusta

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Sul banco dei testimoni il commissario di Siderno Rocco Romeo e l’ispettore Vincenzo Cortale

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È il commissario di Siderno Rocco Romeo il primo dei testimoni chiamati ad apportare nuovi elementi istruttori al processo d’appello bis per l’omicidio Congiusta, il procedimento che l’anno scorso aveva identificato nel boss Tommaso Costa il mandante dell’omicidio del giovane imprenditore sidernese, ma che la Cassazione ha rinviato all’esame di una nuova Corte d’assise d’appello.

Incalzato dalle domande del procuratore generale Francesco Scuderi, il commissario – impegnato fin dalle prime fasi nelle indagini sull’omicidio – ha ripercorso le prime attività investigative, a partire dalle possibili piste alternative battute dagli agenti per identificare l’ambiente in cui fosse maturato l’omicidio. Per oltre un anno – ha raccontato il funzionario – l’amante del giovane imprenditore e la sua famiglia sono stati tenuti sotto stretta osservazione, le loro conversazioni analizzate con cura, le loro frequentazioni passate a pettine fitto. «Abbiamo battuto la pista sentimentale per oltre un anno – ha affermato Romeo – ma non è emerso nulla; anche per l’usura i riscontri sono stati tutti negativi. Una volta che che i carabinieri di Soverato ci hanno comunicato le risultanze investigative emerse in seguito all’intercettazione della corrispondenza di Tommaso Costa, gli atti infatti sono stati trasmetti alla Direzione distrettuale antimafia». A riferire su questo fronte d’indagine avrebbe dovuto essere l’ispettore Vincenzo Cortale, ma alle domande del pg, si limitato a rispondere laconicamente che non sono emersi dettagli relativi ad attività di usura, senza sapere o poter aggiungere nulla di più. Un atteggiamento che ha provocato la reazione del pg Scuderi, che ha chiesto e ottenuto la trasmissione della sua deposizione al questore perché valuti eventuali provvedimenti disciplinari. Quelle di Romeo e Cortale, non saranno però le uniche testimonianze destinate ad arricchire la nuova istruttoria. Il prossimo 17 settembre a sfilare sul banco dei testimoni saranno l’ex vice dirigente del commissariato di Siderno, Francesco Giordano, l’ispettore Vincenzo Verduci, e il pentito Vincenzo Curato. Sarà dunque solo al termine delle nuove testimonianze che la Corte d’assise d’appello sarà chiamata a emettere un giudizio definitivo sull’omicidio del giovane imprenditore sidernese. Nel marzo scorso, i giudici della Corte d’appello di Reggio Calabria avevano identificato in Tommaso Costa il mandante dell’omicidio di Gianluca Congiusta, vittima innocente della strategia con cui il boss puntava a strappare ai rivali Commisso l’egemonia criminale, conquistata negli anni sanguinosi della faida di Siderno. Una guerra che aveva visto la famiglia Costa perdere uomini, territorio e ricchezze, ma non soccombere, e ripresentarsi anni dopo con il volto e la mente di Tommaso Costa, determinato a tessere una rete di alleanze con i clan emergenti, destinata a mettere in difficoltà la consorteria rivale dei Commisso. Una strategia segreta, e che tale doveva restare, fino a quando il nuovo cartello non fosse stato pronto allo scontro. Per questo la determinazione di Gianluca a rivelare il contenuto della lettera estorsiva, inviata dai clan dell’emergente cartello al suocero, andava fermata. Per questo Gianluca doveva essere eliminato. I Commisso non potevano e non dovevano capire cosa Costa stesse architettando, ma soprattutto nessuno, nel regime di terrore imposto dall’emergente boss, doveva permettersi di trasgredire al suo volere. Per questo, la sera del 24 maggio del 2005 Gianluca Congiusta è stato ucciso con un unico, devastante, colpo di pistola alla testa. Questa la tesi della Dda di Reggio Calabria che ha convinto tanto i giudici di primo come di secondo grado, ma che non ha superato lo scoglio della Cassazione.

Alessia Candito

fonte: Corriere della calabria