Mafia: al via campi volontariato Libera sui beni confiscati

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Don Ciotti, siamo di fronte a mafie imprenditrici

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(ANSA) – ROMA, 11 GIU – “C’è una mafiosità diffusa che è il vero patrimonio delle mafie prima ancor di quello economico. Le mafie, la corruzione e il malaffare che le fiancheggiano sono due facce della stessa medaglia”: lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di Libera, alla presentazione di Libero Cinema in Libera Terra, Festival Internazionale di cinema itinerante contro le mafie e di Estate Liberi 2104, i campi di volontariato e formazione sui beni confiscati alle mafie promossi da Libera.

“Oggi – ha spiegato don Ciotti – siamo davanti a mafie imprenditrici che hanno una visione del mercato, una capacità di stabilire relazioni con alcuni imprenditori, professionisti, funzionari, segmenti del mondo finanziario e della politica di cui si avvalgono per investimenti. Mafie che diversificano gli affari, che si avvalgono sempre più di una violenza in ‘guanti bianchi’, una violenza anonima del denaro che circola per produrre altro denaro, uccidendo impresa,lavoro e speranza”.

Oltre ottomila volontari, 40 campi sui beni confiscati alle mafie, 181 settimane di formazione, 13 regioni coinvolte. Fino a ottobre ragazzi, studenti, giovani e adulti, gruppi da tutta Italia e dall’Europa potranno partecipare a un’esperienza di impegno civile con i campi di volontariato sui terreni e beni che una volta appartenevano ai boss delle principali organizzazioni criminali. Dalla Piana di Gioia Tauro sulle proprietà confiscate ai Piromalli, alle terre un tempo appartenenti a Brusca e Riina nel corleonese, passando per la Puglia sulle tenute che erano della famiglia Screti, ai beni del clan casalesi nel casertano. “Siamo in un paese diseguale, un paese dunque democratico più di nome che di fatto. Non si possono ‘sconfiggere’ le organizzazioni criminali senza lavoro, senza sviluppo economico sano, senza l’affermazioni della dignità e dell’uguaglianza. Le mafie – ha proseguito Ciotti – sono soprusi, sfruttamento, espressioni di un deserto etico, estetico, sociale e culturale”. (ANSA). AB/