Sull’Expo l’ombra della ’ndrangheta e la cupola puntava anche al nucleare

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C’è un lato oscuro nell’inchiesta sugli appalti per l’Expo e le mazzette nella sanità che ha portato in carcere sei persone e all’iscrizione di una ventina di indagati.

Sono i possibili legami tra la cupola di Gianstefano Frigerio, Primo Greganti e Luigi Grillo con la ’ndrangheta. E’ un filone al quale stanno lavorando i pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio e che getta le sue basi nell’indagine «Infinito» sulle infiltrazioni delle cosche in Lombardia. Dove ci sono soldi c’è la criminalità organizzata e il business creato dalla «squadra» era economicamente solido e vantava gli agganci giusti: quanto basta per suscitare l’interesse di chi cerca di aprirsi un varco nei lavori per l’Expo. Un’opera importante, afferma il premier Matteo Renzi, che necessita di pulizia ma deve andare avanti: «Quando ci sono grandi interventi, grandi iniziative, se ci sono delle vicende che non vanno bene, se ci sono problemi con la giustizia, si devono fermare i responsabili e non le grandi opere».
CONTATTI CON CHIRIACO
La figura chiave nei rapporti tra cosche e sanità è Carlo Chiriaco, ex dirigente della Asl di Pavia, condannato a 13 anni in primo grado. Secondo l’accusa «avrebbe favorito gli interessi economici della ’ndrangheta garantendo appalti pubblici». E avrebbe fatto da cerniera tra l’organizzazione criminale e i politici. Insomma, per i magistrati era l’uomo delle cosche nella sanità lombarda. Fra le tante cariche accumulate da Chiriaco c’era anche un posto nel cda della Dental Building, società mista fallita nel 2005 partecipata al 60% dall’ospedale San Paolo, e qui ha lavorato al fianco di Giuseppe Catarisano e Pasquale Libri. Il primo era direttore generale del San Paolo, Libri funzionario dell’ufficio appalti dell’ospedale milanese, morto misteriosamente dopo un volto di otto piani lungo le scale anti incendio del san Paolo. Frigerio aveva rapporti con Catarisano oltre che con Pier Luigi Sbardolini, ex direttore amministrativo del San Paolo finito ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta su un presunto giro di tangenti nella sanità lombarda che ha portato in carcere l’ex consigliere regionale di Forza Italia Massimo Guarischi. E’ Sbardolini, che intercettato, parla della «cassetta delle elemosina» di Frigerio, alludendo ai suoi giri tra gli imprenditori il cui scopo sarebbe stato quello di raccogliere mazzette. Ciò che ora vogliono appurare i magistrati è se in questa inchiesta Chiriaco, e quindi la ’ndrangheta, tramite la rete di conoscenze abbiamo tentato di avvicinarsi alla cupola.
Domani gli arrestati si presenteranno davanti al gip per gli interrogatori di garanzia, le accuse sono associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Attività che sarebbe stata svolta fino a una settimana prima della firma dell’ordinanza di custodia cautelare da parte del gip Fabio Antezza, avvenuta il 5 maggio. Nel provvedimento infatti si parla di una riunione dello scorso 28 aprile in cui i «sodali organizzano l’affare illecito riguardante l’assegnazione delle opere inerenti i padiglioni dei Paesi partecipanti ad Expo 2015».
LA GARA DI SOGIN
Il raggio d’azione del gruppo tuttavia è ancora più ambizioso, tanto da puntare ai lavori di smantellamento e decontaminazione della centrale nucleare di Trino Vercellese «in ragione del valore economico dell’appalto pari a 240 milioni di euro». Così Frigerio e i suoi uomini avrebbero spinto sull’assegnazione della gara da parte di Sogin, la società di Stato che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi. Il piano, ricostruito negli atti, prevedeva l’inserimento di Prisma Impianti (impresa di loro riferimento) nei lavori, «mediante l’aiuto di Alberto Alatri», l’ex direttore amministrativo di Sogin indagato per aver fornito «informazioni privilegiate» alla «cupola». E al buon esito dell’affare avrebbe contribuito anche l’ex senatore del Pdl Luigi Grillo, con i suoi contatti tra politici e imprenditori.