Sotto sequestro il “Gioiello del mare”

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Sotto sequestro il “Gioiello del mare”

Il complesso turistico di Brancaleone è finito al centro dell’indagine “Metropolis”. L’ombra dei clan Aquino e Morabito

BRANCALEONE Sulla carta avrebbe dovuto essere una delle perle della costa jonica reggina, un faraonico complesso edilizio che avrebbero dovuto contendersi turisti stranieri e no. In realtà, era solo una colata di cemento e mattoni costruita direttamente sulla spiaggia totalmente abusiva voluta dai clan Aquino e Morabito per riciclare l’enorme mole di liquidità frutto dei traffici illeciti. Sono scattati i sigilli per il Gioiello del mare, il complesso turistico-residenziale, sito nel Comune di Brancaleone, del valore complessivo di circa 200 milioni di euro finito al centro dell’indagine “Metropolis”, coordinata dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dal sostituto Paolo Sirleo che nel marzo scorso ha svelato come le cosche Morabito e Aquino dal 2005 ad oggi si siano assicurate la gestione, il controllo e la realizzazione di decine di importanti e noti complessi immobiliari turistico-residenziali, ubicati nelle più belle aree balneari calabresi.
Gli uomini del Comando provinciale della guardia di Finanza di Reggio e dello Scico di Roma hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal gip del Tribunale reggino su richiesta della locale Procura. Contestualmente, cinque tra imprenditori e pubblici funzionari sono stati denunciati a piede libero per abuso d’ufficio e falsità ideologica, aggravati dalla finalità di agevolare l’attività della ‘ndrangheta, oltre che per reati paesaggistici ed urbanistici.
Il “Gioiello del mare” è solo uno degli immobili al centro del business messo in piedi dai due clan – che con la connivenza di facoltosi imprenditori anche stranieri controllavano direttamente 17 villaggi turistici, 1.343 unità immobiliari, 12 società – ma probabilmente quello che è costato loro di più. E non solo in termini di capitale investito.
A mettere gli inquirenti sulle tracce del business milionario che le famiglie Aquino e Morabito avevano messo in piedi per ripulire gli enormi flussi di denaro proveniente dal traffico di “bianca”, è stato un controllo occasionale su un’auto proveniente dall’Albania effettuato da due finanzieri di Bari. A bordo non solo c’erano quattro soggetti di San Luca, già noti alle forze dell’ordine, ma soprattutto le planimetrie del complesso turistico-alberghiero “Gioiello del mare”, riconducibile alla Metropolis 2007 srl. Un particolare che ha acceso l’interesse investigativo degli inquirenti che per anni hanno battuto la pista dell’edilizia turistica e residenziale fino a scoprire la rete tessuta attorno a sé da Rocco Morabito, figlio del boss Peppe Tiradritto. Un tycoon criminale per gli inquirenti, capace di tessere attorno a una fitta rete di interessi, operazioni e affari che garantivano ai clan il mantenimento del consenso, grazie all’utilizzo di manodopera locale per le costruzioni, ma soprattutto lauti guadagni grazie ai compratori stranieri di ville e appartamenti.
Una figura che probabilmente sintetizza al meglio il significato di questa indagine, prova evidente di una ‘ndrangheta non solo capace di proiettarsi sul piano internazionale, ma in grado di evolvere e giocare un ruolo sempre diverso e al passo con i tempi e con i mercati. E per questo sempre più pericolosa. (0040)

Alessia Candito

fonte: Corriere della calabria