‘Ndrangheta: arrestato in Colombia Pannunzi, il “Pablo Escobar italiano”

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‘Ndrangheta: arrestato
in Colombia Pannunzi,
il “Pablo Escobar italiano”

Considerato il signore della droga europeo, era in grado di esportare fino a due tonnellate al mese di cocaina. Da anni viveva in Colombia, dove gestiva diverse imprese commerciali di copertura per l’attività criminale

Il boss della 'ndrangheta Roberto Pannunzi arrestato a Bogotà (Ansa)

Bogotà, 6 luglio 2013 – Le autorità della Colombia lo considerano il ‘Pablo Escobar’ dell’Italia. Roberto Pannunzi, 67 anni, lo spacciatore di droga europeo più ricercato”, è stato arrestato in Colombia, secondo quanto reso noto in comunicato il ministero della Difesa colombiano. Pannunzi, considerato il signore della droga europeo, “boss della ‘ndrangheta”, secondo il ministero colombiano, era in grado di esportare in Europa fino a due tonnellate al mese di cocaina. Contro di lui c’erano quattro mandati di cattura per traffico di stupefacenti e associazione a delinquere di stampo mafioso.

E’ stato segnalato dalla giustizia italiana attraverso un avviso dell’Interpol, ha comunicato il ministero della Difesa di Bogotà. Al momento della cattura, avvenuta in un centro commerciale a nord della capitale colombiana Bogotà, il boss era in possesso di una carta d’identità falsa venezuelana a nome Silvano Martino.

Il boss è stato immediatamente espulso dalla Colombia e, questa sera, è sbarcato all’aeroporto di Fiumicino dove è stato preso in consegna e scortato dai funzionari della polizia di frontiera.

DA ANNI IN COLOMBIA – Pannunzi era residente “da anni in Colombia”, a Bogotà, anche se ha vissuto a Cucuta, alla frontiera con il Venezuela, e a Cali e Medellin, città dove operano i principali cartelli della droga del paese: lo ha sottolineato il capo della polizia colombiana, generale Josè Roberto Leon Riano, che ha definito il boss della ‘ndrangheta “un pesce grosso del narcotraffico e della mafia italiana”.

Pannunzi gestiva “diverse imprese commerciali” che rappresentavano una “copertura” per nascondere le sue “attività criminali”, ha sottolineato Riano durante una conferenza stampa, precisando che in Colombia il boss ha sempre mantenuto “un profilo basso”. I vincoli di Pannunzi con il narcotraffico colombiano risalgono ormai a trent’anni fa, quando il boss calabrese – ha precisato – comprava “importanti quantita’ di droga” al cartello di Medellin (oggi scomparso) guidato da Pablo Escobar. Gli investigatori colombiani stanno verificando se il boss aveva rapporti “con le gang criminali del Paese oppure anche con organizzazioni illegali diverse dal narcotraffico”, ha precisato il generale. In un tweet il ministro della Difesa della Colombia, Juan Manuel Santos, ha espresso le sue congratulazioni alla polizia per l’arresto.

IL PROCURATORE GRATTERI – La cattura del boss è il frutto dell’attività di indirizzo della Direzione centrale per i Servizi antidroga sul territorio nazionale ed in Colombia, in relazione alle indagini condotte da circa due anni dal Gico della guardia di finanza di Catanzaro e dal Ros dei carabinieri, sotto l’egida procuratore Nicola Gratteri. “Dal 2010 gli stavamo dietro, era una persona molto credibile, un affabulatore, un buon venditore, con una grande dialettica io l’ho interrogato un paio di volte ed era estremamente furbo e intelligente”, ha commentato lo stesso gratteri ai microfoni di Rainews 24.

“Pannunzi è stato espulso e non estradato, perché per l’estradizione ci volevano due mesi e non potevamo rischiare. Abbiamo ottenuto un decreto di espulsione grazie alla collaborazione delle autorità colombiane. L’estradizione ci avrebbe impegnato un paio di mesi”, ha aggiunto Gratteri.

“Pannunzi – ha spiegato Gratteri – traffica droga da 40 anni, ha avuto contatti con i vertici di Cosa Nostra, organizzava importazioni in Europa di cocaina da 3mila chilogrammi in su”. “Per capire l’importanza di Pannunzi e la sua potenza nel sud America – sottolinea Gratteri – basta pensare che qualche anno fa da indagini della guardia di finanza di Catanzaro è emerso che volevano uccidere un esponente di Cosa nostra tenuto in ostaggio per una partita di cocaina e persino il capomandamento di Trapani non è riuscito a farlo liberare ed è, invece, bastata la parola di Roberto Pannunzi per ottenerne il rilascio”.

“Pannunzi – spiega Gratteri – è un uomo chiave del narcotraffico e la ‘ndranghetra controlla 80% del traffico di cocaina che arriva in Europa e la vende all’ingrosso a Cosa Nostra e alla camorra”. Le prime parole che Pannunzi ha detto al momento della cattura hanno fatto riferimento ai suoi disturbi cardiaci. “Il suo leitmotiv – ha detto Gratteri – è il male al cuore, lui accusa questi mali e così è riuscito a convincere chi doveva dagli gli arresti domiciliari, speriamo che ora non sia rimandato ai domiciliari, perché se evadesse sarebbe la terza volta e noi da anni cerchiamo di catturarlo. Non vorrei ricominciare da capo”.

Con questa cattura per Gratteri si avrà una battuta d’arresto del traffico di ingenti quantità di stupefacenti. “Bisognerà pensare a nuove strategie – ha detto il procuratore di Reggio Calabria – perché Pannunzi trattava con i cartelli colombiani e andava nella foresta dove nemmeno l’esercito aveva il coraggio di andare”.

Gratteri, che ha incontrato Pannunzi al suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino, ha riferito che il boss “ora andrà nel carcere di Rebibbia” e che lo interrogherà “nei prossimi giorni”.

fonte: Quotidiano net