Quando Marini appoggiava Mimmo Crea, condannato per ndrangheta

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Quando Marini appoggiava Mimmo Crea, condannato per ndrangheta

La notizia politica della serata è l’accordo Pdl-Pd-Scelta Civica di nominare presidente della Repubblica Franco Marini. Ma nel 2005 egli sponsorizzava i progetti politici di un personaggio Mimmo Crea condannato per ‘Ndrangheta.

Quando Marini appoggiava Mimmo Crea, condannato per ndrangheta

Nel libro di Enrico Fierro “Ammazzati l’onorevole” L’omicidio Fortugno. Una storia di mafia, politica e ragazzi” a pagina 219 compare il nome di Franco Marini. Nel 2004 in Calabria si stanno definendo le candidature alle elezioni regionali del 2005  “Domenico Crea intenzionato a passare nella Margherita preme su Sergio D’Antoni, chiama Franco Marini, muove tutte le sue pedine. Il suo sponsor più attivo è Gigi Meduri, ex presidente della regione Calabria e futuro sottosegretario del governo Prodi,  intenzionato a sfruttare il pacchetto di voti di Crea. Il 30 Ottobre Meduri telefona ad un amico dicendogli “Abbiamo parlato di Crea. E’ tutto a posto, solo Fortugno si oppone e anche quel cretino di Loiero ha fatto qualche battuta, Ma tu non dire niente. Ce la risolviamo con Marini

In un articolo del Corriere della Sera del 29 giugno 2006 racconta in questo modo la vicenda “Ma chi ha voluto nella Margherita Domenico Crea, il candidato da ottomila preferenze messo in lista subito dopo Francesco Fortugno, malgrado le sue amicizie a rischio, compresa quella del caposala Alessandro Marcianò sospettato di essere il killer di Fortugno? E mentre infuriano le polemiche il presidente del Senato, Franco Marini, ricorda, attraverso il suo portavoce, che “Crea entrò nella Margherita a seguito di un accordo nazionale fatto con Democrazia Europea e fu candidato come consigliere uscente con l’ intesa di tutto il partito e degli alleati dell’ Ulivo»” Il nome di Marini, allora capo della segreteria organizzativa del partito, e quello di Sergio D’ Antoni, fondatore di Democrazia Europea che alle regionali del 2005 si staccò dalla Cdl e confluì nella Margherita, erano stati fatti ieri dal quotidiano locale Calabria ora. Sostenendo che loro due per superare le resistenze locali e candidare Crea volarono a Reggio Calabria e incontrarono Agazio Loiero e Crea per discutere della questione”.

Quindi tra il 2004 e il 2005 Franco Marini si adoperava per sponsorizzare la figura di Domenico Crea. Ma chi era costui? 

Un articolo de “l’Unità” cosi ne descrive la figura  “Mimmo Crea, l‘onorevole spregiudicato, come lo definiscono i magistrati dell’antimafia di Reggio era uomo per tutte le stagioni, il politico che passa dal centrodestra al centrosinistra, dal Ccd alla Margherita. Era chiacchierato, il suo nome compariva in atti e inchieste giudiziarie, eppure nei mesi della formazione delle liste per le regionali del 2005, qualcuno decise di candidarlo con il centrosinistra. Personaggi di spicco della Margherita lo accolsero nel loro partito, a braccia aperte e con la promessa di una sicura poltrona in Consiglio regionale. Qualcuno si era spinto a promettergli addirittura l’assessorato alla sanità. Crea era stato assessore già con la giunta Chiaravalloti di centrodestra e sempre in posti dove si maneggiano soldi: la Forestazione, l’Urbanistica. Un giro d’affari da capogiro nella regione più povera d’Italia. Solo Francesco Fortugno e sua moglie Maria Grazia Laganà erano contrari a quella candidatura. Ci sono i verbali dell’inchiesta sull’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale calabrese a testimoniarlo. “Franco non voleva – dice la vedova – era preoccupato per l’ambiente che ruotava attorno a Crea”. I Marcianò (condannati per l’omicidio Fortugno) , soprattutto, uomini della potente famiglia mafiosa dei Cordì imparentati con i Morabito di Africo. Eppure qualcuno rimbrottò Fortugno: “Questo porta quattordicimila voti, te la senti di farne a meno?”. Crea entra nella Margherita, c’è una cena a Torino a sancire l’ingresso. Parla Meduri: “Sedici erano a tavola, sedici deputati. C’era Franceschini, la Bindi. Quando è arrivato il conto ho detto a D’Antoni provvedi a nome del compare Crea. Una scena che mi si mori…» (una scena che a momenti morivo dalle risate).

 Il 15 Dicembre 2012 Crea è ‘stato condannato in appello dai giudici della Corte d’appello di Reggio Calabria, a 7 anni e sei mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa . Il processo era scaturito da un’inchiesta riguardante presunti intrecci tra politica e ‘ndrangheta nella gestione del settore della sanità nel reggino che per Crea, secondo i magistrati, si era convertito in una fonte di guadagni da capogiro, grazie anche agli accordi stretti con le cosche Morabito-Zavettieri di Africo e Roghudi, Cordì di Locri e Talia di Bova Marina. Al centro del sistema, la clinica Villa Anya che per i pm “oltre a costituire un proficuo bacino di affluenza di introiti elevatissimi, rappresenta lo strumento indispensabile, nell’ottica del politico Crea, per l’elargizione (e la restituzione) di favori e per la raccolta di consensi elettorali”. Ma per i magistrati dell’accusa Crea era soprattutto “diretto referente dei clan mafiosi, al centro di un ramificato sistema di gestione affaristica”.

Nel giugno del 2011 a Crea sono stati confiscati beni per dieci milioni di euro. Tra i beni confiscati a Crea ed ai suoi familiari ci sono immobili, terreni conti correnti, quote societarie, tra le quali quella della clinica privata ‘Villa Anya’ e la sua residenza personale una villa di venti vani con piscina.

In alcune intercettazioni viene chiarito il Crea pensiero. “Duemila miliardime li gestivo io per i c… miei … Allora perché vi dico ragionate con le teste e non fate gli storti … perché ce ne sono certi da noi che sono storti e certi che sono intelligenti, mi hai capito? Che non sanno neanche che vuol dire … perché soffro quando penso … per una cazzata”. Così Crea si rivolge a un suo collaboratore mentre si trovano in auto insieme. Un colloquio registrato dagli investigatori. “Ma no con uno stipendio che c… te ne fotte dello stipendio. Cioè, ma quando hai me cretino tu che puoi fare? Ti prendi i 10 mila euro di consigliere? e che c… sono?” conclude Domenico Crea.  

fonti 

“Ammazzati l’onorevole” L’omicidio Fortugno. Una storia di mafia, politica e ragazzi” di Enrico Fierro

L’Unità articolo di Enrico Fierro

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