Il caffè di Meliadò…PriMario

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il Caffè di Meliadò

…PriMario

Nel giorno delle primarie di Pd e Sel, la notizia politica “vera” è la quasirottura fra Pierluigi Bersani e Mario Monti.

Né vale dire da parte del Pd «finché Monti era un tecnico gli siamo stati fedeli, ora è un nostro avversario politico»: le cose stanno effettivamente così, ma questo ahiloro non basta a spiegare per quale motivo al mondo l’ “agenda Monti” – che rimane in sostanza la stessa, europacentrica – potesse andar bene prima e adesso no. A nostro modo di vedere, il “vero” punto è questo.

C’è comunque molto da riflettere pure intorno agli esiti delle primarie…

Guardiamo al Pd e alle due donne che si sono imposte nel Reggino e nel Cosentino. Difficile stupirsi dell’affermazione di Rosy Bindi (7.527 suffragi) a Reggio&provincia, se stiamo parlando di un ex ministro, presidente nazionale del partito e vicepresidente della Camera. Peraltro, è riuscita a essere meno votata del corrispondente collega maschio, il consigliere regionale Demetrio Battaglia, votato da 2 elettori dèmocrat reggini su 3 (8.362 consensi su 12.628 votanti). E neanche, nel Cosentino, le 10.679 preferenze su Enza Bruno Bossio (su 26.491 alle urne) possono stupire chi conosce apparato e aderenze dentro il partito (a cominciare dal marito e consigliere regionale Nicola Adamo, già segretario regionale dei Ds, a sua volta deputato per una brevissima stagione, prima di optare per Palazzo Campanella).

Ma certo ci sarebbe molto da argomentare sullo strisciante razzismo di genere con cui la competizione è stata affrontata. Se invece di Rosy Bindi a Reggio fosse sbarcato Massimo D’Alema, la fiera opposizione sul territorio sarebbe stata altettanto intensa? Diremmo di no; mentre invece, se la “colonizzazione” esiste, esiste indipendentemente dal nome o dal candidato…

E poi, la “base” che grida alla colonizzazione non è la stessa che vorrebbe opporsi alla riproposizione di Marco Minniti «generale senza truppe»? Allora, se Minniti venisse considerato una risorsa dai vertici nazionali e candidato in Trentino Alto Adige, andrebbe bene? E i trentini non avrebbero uguale diritto di gridare alla colonizzazione, tanto quanto ne hanno gli elettori piddini per la Calabria “invasa” dalla Bindi?

E il ragionamento non risparmia Sinistra ecologia e libertà.

Mentre il consigliere comunale cosentino di lungo corso e presidente nazionale dell’Aiop (l’associazione rappresentativa delle cliniche private) Enzo Paolini viene “preservato” per Palazzo Madama, sbancano il consigliere regionale Nando Aiello e il segretario regionale Andrea Di Martino (ottima risorsa, peraltro “puntualmente” candidato a Montecitorio proprio come il collega piddino Alfredo D’Attorre, campano come lui: è colonizzazione o no?). Ottimi dati, tra le donne, per l’ex sindaco di Cosenza Eva Catizone e per la giovane coordinatrice provinciale vendoliana Laura Cirella.

Ma poi sentiamo voci indignate per un centinaio di suffragi pro-Catizone nel Reggino, territorio della Cirella: per quale motivo? Se l’esasperato campanilismo dovesse valere per Eva, dovrebbe valere a maggior ragione per Laura: che dovrebbero dire nelle altre 4 province, dove di suffragi la giovane candidata ne ha presi circa 600?

Semmai, potrebbe appassionare di più discutere “nel merito” dell’atteggiamento dei renziani: dopo la netta sconfitta nella regione rivelatasi la più bersaniana d’Italia, nel Cosentino tirano fuori dal cilindro l’ottima affermazione del sindaco di Diamante Ernesto Magorno (secondo assoluto con oltre 7mila consensi) ma a Reggio, dove proponevano la cauloniese Elisabetta Cannizzaro, in virtù della doppia preferenza di genere suggerivano di votarla in tandem con Battaglia, che anche grazie a quei circa 1.400 suffragi diventa il più votato in assoluto, e questo “solo” perché ove Demetrio Battaglia venisse eletto parlamentare in Consiglio regionale gli subentrerebbe il “rottamatore” Demetrio Naccari. Sarà mica per questa consapevolezza, che la sola candidata renziana è risultata la penultima per voti in tutta la provincia?

Né mancano altre spigolature, in verità. Per esempio: è certo che il “nuovo” nel Pd sia rappresentato da questa sorta di Candidòpoli (la moglie dell’ex superbig; ma pure la figlia dell’ex potente, visto il lusinghiero risultato di Stefania Covello, figlia dell’ex senatore Franco)?