MODELLI DI RIFERIMENTO

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MODELLI DI RIFERIMENTO

Innegabilmente, nonostante l’età, Berlusconi è un maestro in fatto di capriole. L’annacquamento, sotto il suo ricatto, dei decreti ‘anti-corruzione’ e sulla ‘incandidabilità’ non è stato sufficiente a placarlo e a calmare il suo terrore di essere raggiunto dalla Giustizia

Così, con l’ultima trovata del tradimento a Monti, sta preparando una campagna elettorale nella quale tenterà di apparire il difensore delle classi popolari danneggiate dal governo, relegando il PD del povero Bersani a giocare il ruolo opposto di sostenitore liberista della finanza internazionale.

E dato che la sua potenza monopolistica nel mondo dell’informazione è praticamente intatta, rischia anche di riuscirci.

Ma forse non dovremmo stupirci che l’uomo che in questi anni ha continuato ad arricchirsi e a favorire gli amici grazie a leggi ‘ad personam’, mentre l’Italia perdeva efficienza, competitività e immagine internazionale, riesca ancora ad ottenere attenzione e consensi dagli italiani.

In fondo sta semplicemente applicando un modello già collaudato.

Nel nostro Paese intere importanti aree geografiche sono sotto il controllo di una malavita talmente organizzata da apparire più affidabile ed efficiente dello Stato. Un contro-potere che apparentemente garantisce la tranquillità e la protezione da furti e rapine, magari provvede al recupero di crediti altrimenti inesigibili, fornisce finanziamenti in sostituzione di un sistema bancario esoso, può perfino creare posti di lavoro.

Questo non potrebbe accadere in assenza di una ampia e consolidata area di omertà e consenso, alla quale solo poche persone coraggiose riescono a opporsi; e fra queste non tutti i funzionari dello Stato che pure hanno giurato fedeltà alla Costituzione repubblicana.

Certo questo anti-Stato ha un costo pesantissimo in termini non solo economici: esige obbedienza assoluta, passività di fronte a violenze e ingiustizie verso chi non è ‘amico’, servile ossequiosità di chi invece accetta di far parte del ‘sistema’ e, naturalmente, la cancellazione delle garanzie giuridiche e democratiche, sostituite dall’arbitrio del potente di turno.

In questa atmosfera anche i servizi che lo Stato dovrebbe assicurare divengono favori da mendicare umilmente (e ricambiare, se richiesto).

In fondo il berlusconismo è solo lo sviluppo, applicato all’intero Paese, di questo modello che prevede, in cambio di una egoistica quanto illusoria speranza di ‘protezione’ dalle conseguenze della crisi, il saccheggio del patrimonio pubblico (cui ogni giorno in tanti assistono con indifferenza), l’impunità e l’arricchimento per il Capo e i suoi ‘amici’, un rapporto questuante fra cittadino e apparati dello Stato, la persecuzione degli oppositori, i soliti rituali adulatori e servili.

Non illudiamoci: c’è ancora il rischio che Berlusconi e chi sta dietro e intorno a lui riescano a nascondere questa realtà sotto la demagogia degli improvvisi attacchi populistici al governo Monti, che pure hanno sostenuto e indirizzato in questo ultimo anno. Sarebbe la definitiva vittoria del modello mafioso: impunità contro ‘protezione’.

Per impedirlo è indispensabile impegnarsi per restituire credibilità al sistema democratico e alle istituzioni statali, anche rinnovando profondamente la sinistra con la nascita di un nuovo soggetto politico alternativo a quelli che non sono riusciti a distinguersi efficacemente da una politica di rigore a senso unico, che ha protetto i potenti e sfruttato le categorie più deboli oltre ogni tollerabilità.