’Ndrangheta a Reggio, arrestato direttore della municipalizzata

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’Ndrangheta a Reggio, arrestato direttore della municipalizzata

Il Consiglio Comunlae di Reggio Calabria in un’immagine del 9 ottobre quando dipendenti della Gdm, la società che gestiva numerosi supermercati a Reggio Calabria e che poi è fallita, hanno occupato la sala consiliare

 

Otto in carcere tra cui il vertice della società per la raccolta dei rifiuti: infiltrazione della cosca dei Fontana In manette anche il boss

Dopo che ieri il Consiglio dei ministri ha sciolto per contiguità con le associazioni criminali il Comune di Reggio Calabria, stamane il direttore operativo della Leonia, municipalizzata del Comune di Reggio per la raccolta dei rifiuti, Bruno De Caria, è stato arrestato nel corso di un’operazione della guardia di finanza e della polizia contro la cosca di `ndrangheta dei Fontana. Bruno De Caria è accusato di associazione mafiosa

Secondo l’accusa De Caria, grazie al suo ruolo, avrebbe favorito l’infiltrazione della cosca nella municipalizzata

Tra gli altri arrestati figurano il boss Giovanni Fontana, i suoi quattro figli Giandomenico, Francesco, Giuseppe e Antonino e le mogli di due di questi 

L’operazione, condotta dal Gico del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, è finalizzata all’esecuzione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip su richiesta della Dda reggina, nei confronti di altrettanti presunti affiliati alla cosca operante nel quartiere Archi di Reggio Calabria.  

L’indagine coordinata dalla DDA di Reggio Calabria ed eseguita da Polizia e Guardia di Finanza, ha accertato che la cosca Fontana avrebbe esercitato un pervasivo potere di condizionamento e controllo di tipo mafioso sul `Comparto Ambientale´ o `Comparto rifiuti´ di Reggio Calabria, con riferimento al controllo strutturale delle imprese impegnate nello specifico settore della raccolta dei rifiuti, tra le quali la società mista mista Leonia Spa, partecipata al 51% delle azioni dal Comune di Reggio Calabria. Secondo gli inquirenti l’attività d’indagine evidenzia che le società miste, quali la Leonia ma recentemente anche la Multiservizi Spa per la cosca Tegano, hanno rappresentato la `nuova frontiera´ dei rapporti tra le cosche mafiose e il tessuto economico e sociale. Contestualmente agli arresti, Guardia di finanza e Polizia stanno provvedendo anche al sequestro di beni mobili, immobili e società commerciali che secondo l’accusa sono riconducibili alla cosca Fontana, per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro. 

Oltre a Bruno De Caria, 62ene direttore della Leonia (la società di raccolta rifiuti partecipata al 51% dal Comune di Reggio Calabria, sciolto ieri per contiguità con la `ndrangheta), sono stati arrestati: Giovanni Fontana, 67enne ritenuto capo indiscusso della omonima cosca, federata al potente clan Condello; suo figlio Antonino Fontana, 41enne, ritenuto esecutore delle direttive impartite dal padre nel mantenere i rapporti con il direttore operativo della Leonia; Francesco Carmelo Fontana, di 43 anni; Giuseppe Carmelo Fontana, di 35 anni; Giandomenico Fontana di 38 anni; Eufemia Maria Sinicropi di 35 anni; Giuseppina Maria Grazia Surace di 35 anni. I primi cinque sono accusati di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose, le due donne invece sono accusate di intestazione fittizia di beni aggravata dalle finalità di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa, la Sinicropi, moglie di Antonino Fontana, quale titolare formale della società Se.Mac. srl, Italservice srl, Si.Ce. srl; la Surace quale titolare formale della società Si.Ce. srl. 

Il Consiglio dei ministri, ieri, ha sciolto il Comune di Reggio Calabria per «contiguità» mafiose dell’amministrazione. E’ la prima volta che il provvedimento viene preso per un capoluogo di provincia, ed è stata “una decisione sofferta” ma sulla quale c’è stato un “consenso unanime”, ha sottolineato il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, annunciando la decisione.  

Una decisione – ha sottolineato il ministro – dovuta «non al dissesto finanziario, evento che ancora non si è verificato e che “speriamo che il Commissario ponga in essere misure per evitarlo”, ma “per la contiguità con alcuni ambienti” e per “alcune azioni” o omissioni che facevano pensare appunto ad una “contiguità”. Comunque “non a infiltrazioni” mafiose. E soprattutto, dice il ministro rispondendo ad una domanda, “lo scioglimento riguarda questa amministrazione, non quella precedente” ed è “un atto preventivo, non sanzionatorio”.  

Il cdm ha approvato all’unanimità la relazione presentata dal Viminale, che proponeva lo scioglimento. Una relazione alla cui base sta il lavoro della Commissione d’accesso al Comune di Reggio, durata 6 mesi. Era stato l’ex prefetto di Reggio Calabria Luigi Varratta a gennaio scorso a insediare la commissione d’accesso nell’assise comunale reggina per verificare le eventuali infiltrazioni delle cosche ndranghetiste nell’economia della città di Reggio Calabria. Sotto la lente di ingrandimento della commissione prefettizia, era finita anche la gestione Scopelliti, sindaco di Reggio Calabria fino al 2010 quando venne eletto a governatore della regione, prima che a guidare la città arrivasse l’attuale sindaco Demetrio Arena. Ma “lo scioglimento riguarda questa amministrazione, non quella precedente” ha sottolineato Cancellieri.  

I commissari hanno anche verificato le presunte irregolarità di natura contabile e amministrativa che hanno portato il comune ad avere un buco nel bilancio di circa 160 milioni. I partiti d’opposizione (come il Pd, il Pdci, Idv, ma anche Fli con Angela Napoli in prima linea, che con la deputata del Pd Doris Lo Moro aveva chiesto lo scioglimento) avevano già denunciato lo stato in cui si trova la città chiedendo a gran voce che venisse fatta luce sull’eventualità di infiltrazione delle cosche e sulle responsabilità politiche. 

A fine luglio la commissione d’accesso ha consegnato la relazione al nuovo prefetto della città dello Stretto Vittorio Piscitelli, che con le sue valutazioni le ha trasmesse a Roma al ministero dell’Interno. Al Viminale sono state analizzate passo dopo passo da funzionari e consiglieri del ministro Cancellieri, un’analisi che oggi ha portato il Consiglio dei ministri a sciogliere il Comune. La relazione del Viminale con la proposta di scioglimento approvata oggi in cdm sarà quindi oggetto di un decreto del presidente della Repubblica che scioglierà tutti gli organi elettivi di Reggio Calabria: sindaco, consiglio e giunta, ai sensi dell’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000, che prevede lo scioglimento per condizionamenti esterni della criminalità organizzata. Per il Viminale – a quanto si apprende – ci sono condizionamenti esterni alla gestione del comune che possono recare pregiudizio agli interessi collettivi.