Ergastolo a tommaso costa per aver ucciso Simari

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Per la Corte d’Assise di Locri è lui il killer dell’imprenditore di Gioiosa Jonica

Omicidio Simari, ergastolo per Tommaso Costa

Condanna a 16 anni per Cosimo Panaia e 14 anni per Marcello Zavaglia

di PASQUALE VIOLI

LOCRI – Condanna all’ergastolo per Tommaso Costa, per la Corte d’Assise di Locri presieduta da Alfredo Sicuro con a lataere Davide Lauro, è lui il killer di Pasquale Simari.

Condanna a 16 anni di carcere anche per Cosimo Panaia e Marcello Zavaglia, ritenuti associati alla cosca Ursino di Gioiosa Jonica.
Assolto per non aver commesso il fatto Tommaso Costa classe ’82, difeso dall’avvocato Maria Tripodi.

Tiene dunque l’impianto accusatorio portato avanti dal pm Antonio De Bernardo.

Era il maggio del 2010 quando scattò l’operazione “Mistero”, in tutto sei arresti che per la Distrettuale antimafia mettevano la parola fine sull’omicidio dell’imprenditore di Gioiosa Jonica, assassinato il 26 luglio del 2005 tra le 23 e le 23.30 nella centralissima Piazza Vittorio Veneto.

Quando il killer entrò in azione c’erano centinaia di persone per le vie del centro, in quattro erano proprio insieme a Pasquale Simari che alla vista del killer lasciò gli zoccoli e iniziò a fuggire. Non ci fu però nulla da fare, venne raggiunto da 8 colpi di pistola e freddato con il colpo di grazia alla nuca.

Nessuno vide nulla, delle decine e decine di persone presenti nessuno riuscì a fornire indizi certi sull’identità dell’uomo con la pistola.
Si seppe solamente che era di altezza medio-bassa, con capelli rasati e tendenti al grigio, con una maglietta verde e che, forse, zoppicava. Ma su che faccia avesse il silenzio. Un silenzio rotto dalle intercettazioni telefoniche
tra “testimoni” dell’omicidio e uomini vicini alla criminalità locale.

Al telefono le paure, i commenti e le ipotesi sul delitto. Ma per la Distrettuale antimafia anche le prove che in molti sapessero chi fosse il killer. Per il pm  Antonio De Bernardo c’erano pochi dubbi, a sparare fu Tommaso Costa (classe 59) all’epoca dei fatti latitante. Le poche testimonianze ritenute “genuine” farebbero risalire a lui. Le conversazioni e i commenti al telefono di più  persone lo indicherebbero come la persona che sparò contro Simari. Ma perchè Costa uccise l’imprenditore di Gioiosa?

Secondo la tesi dell’accusa Simari, volendo allargare i suoi orizzonti criminali aveva allacciato rapporti con
elementi affiliati alla cosca Cordì di Locri, che in quel periodo era in piena guerra con i Cataldo. Determinanti per la Dda le alleanze, infatti i Cataldo sarebebro stati alleati con la famiglia mafiosa Costa-Curciarello di Siderno,
federata con la cosca Ursino di Gioiosa.

Pasquale Simari, dopo alcuni dissidi proprio con gli Ursino, li avrebbe sfidati apertamente recandosi al funerale di
Salvatore Cordì, ammazzato a Siderno il 31 maggio 2005, nonostante gli fosse stato espressamente “sconsigliato”. Uno sgarro che per l’accusa costò la vita a Simari.

Un processo, quello che ha portato alla condanna di Tommaso Costa, già all’ergastolo per essere ritenuto il killer di Gianluca Congiusta, che è stato segnato, come sottolineato dal pm De Bernardo dalle ritrattazioni dei testimoni
oculari in fase dibattimentale, ritrattazioni avvenute per arrecare il meno danno possibile agli imputati, e questo per la palese forza intimidatrice che le cosche operanti sul territorio e coinvolte nel processo. Sarebbe stato
chiaro per l’accusa il tentativo di inquinamento probatorio messo in atto dai boss e dai loro sodali, i testi erano impauriti e negavano l’evidenza.

Per il magistrato della Dda l’ambiente che ha circondato e circonda le vicende legate all’omicidio Simari si è potuto svelare solo comprendendo il contesto criminale in cui si muovono le cosche Costa-Curciarello e Ursino-Panaja, un contesto più ampio e inquadrabile sugli assetti criminali di Gioiosa, Siderno e Locri.