‘Ndrangheta/ Scacco matto ai fiancheggiatori del Boss latitante

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‘Ndrangheta/ Scacco matto ai fiancheggiatori del Boss latitante

In manette anche le donne del clan

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Reggio Calabria, 13 mar. (TMNews) – Non si tiravano certo indietro se si trattava di aiutare uno di loro. Loro sono le donne della ndrangheta. Le donne della cosca Condello. Donne disposte a tutto pur di aiutare i sodali appartenenti alla consorteria criminale che fa capo a Pasquale Condello prima e Domenico Condello ora.

Domenico divenuto capo indiscusso di uno dei clan piu’ potenti della Calabria, dopo l’arresto, avvenuto nel febbraio 2008 del cugino Pasquale Condello detto ‘il supremo’, poteva contare su delle “agevolazioni” di una cerchia di persone fidate che mettevano a disposizione appartamenti, nomi, medici fidati e quant’altro poteva far star tranquilli i latitanti. A far terra bruciata attorno a Domenico Condello detto ‘mico u paccio’, latitante dal 1990, condannato all’ergastolo e nell’elenco dei ricercati piu’ pericolosi, e’ stata un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria che stamani ha portato i Carabinieri del Ros e del Comando provinciale a sottoporre a fermo 17 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, procurata inosservanza della pena, favoreggiamento ed intestazione fittizia di beni, aggravati dalle finalita’ mafiose. E tra i fermati, sei sono le donne.

Un ruolo centrale nella rete dei fiancheggiatori era ricoperto da Giuseppa Condello, sorella del latitante e moglie del boss Antonino Imerti ‘nano feroce’, colui che fece scoppiare la seconda guerra di ndrangheta nella città dello stretto sul finire degli anni 80. Il boss Domenico durante la sua latitanza alloggiò per un periodo in una casa nella disponibilità di Giuseppa Cotroneo, quest’ultima, suocera del fratello del latitante, ricevette anche un pizzino di ringraziamento: ‘Cara commare – scriveva Domenico Condello in un messaggio agli atti delle inchiesta – io me ne sto andando. Mi diceva l’amico qui che ogni tanto per un paio di giorni posso venire, e io l’ho ringraziato. Lascio qui tutto quello che mi avete mandato perche’ se torno mi puo’ servire. Vi ringrazio di tutto, ci rivredemmo presto se vuole Dio”.   L’operazione di oggi, pero’, non ha colpito solo le donne, ma gran parte della famiglia del latitante. In carcere, infatti, sono finiti i familiari piu stretti ed il cerchio intorno a ‘Micu u pacciu’ si sta stringendo.