Quella faida infinita di Oppido Mamertina

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Quella faida infinita di Oppido Mamertina

Un bracciante agricolo di 42 anni, Vincenzo Ferraro, gia’ sorvegliato speciale di Ps cugino di Giuseppe Ferraro, latitante da una ventina d’anni è stato ucciso stamani in un agguato si trovava in una zona di campagna quando qualcuno gli ha sparato diversi colpi di fucile caricato a pallettoni. Ferraro, dopo Bonarrigo e Priolo. I primi tre delitti dell’anno, nella sterminata Piana di Gioia tauro
QUELLA FAIDA INFINITA DI OPPIDO MAMERTINA IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA, CHE NON RISPARMIA NEMMENO DONNE, BAMBINI ED ANZIANI
La famiglia Ferraro è stata coinvolta nella faida che ha insanguinato Oppido a meta’ degli anni ’80. L’omicidio di Vincenzo Ferraro, ucciso stamani a fucilate, segue di 11 giorni un altro delitto, quello di Domenico Bonarrigo, di 45 anni, anche lui vittima di un agguato in una zona di campagna. L’omicidio del bracciante è il secondo che avviene a Oppido nelle ultime settinane. Prima di Ferraro il 2 marzo  2012 era stato freddato, sempre nelle campagne del centro aspromontano Domenico Bonarrigo

OPPIDO MAMERTINA (Reggio Calabria).Un agguato di stampo mafioso. Talora etichettato come delitto inquadrabile negli scontri della criminalità organizzata. Un altro ed un altro ancora. Il killer, incaricato di eseguire la lugubre sentenza di morte, sangue e rovina,  conosce vita e miracoli della vittima. L’attende sotto gli ulivi secolari e quand’arriva a tiro, indifferente alla presenza di eventuali testimoni per lo più extra-comunitari, che  non spiccicano una parola d’Italiano, gli  grandina  addosso quattro fucilate caricate a lupara. Di solito, la vittima muore sul colpo. Altrimenti c’è il colpo di grazia. Poi il carnefice, con tutta calma si dilegua a bordo di un veicolo guidato dal “palo”.  Quindi scatta la macchina investigativa ed operativa: i rilievi, gl’interrogatori, la retata, il 118, i Carabinieri, il carro funebre, l’autopsia, i funerali, le indagini. In attesa della ripresa delle ostilità. Così è morto anche Vincenzo Ferraro.  Pure lui in campagna, sotto gli alberi. Non c’è pace sotto gli ulivi. Sebbene Carabinieri e Procura di Palmi, diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo, vogliano vederci chiaro, prima di sbilanciarsi in ipotesi investigative.

Le faide possono durare anche mezzo secolo ed il numero dei morti ammazzati superare il centinaio. Inizialmente si uccideva per onore, bisogno o necessità; per vendicare un torto subito. Tramontata l’Onorata Società con il summit di Montalto, Serro Juncari, il 26 ottobre 1969, presieduto dal padrino di San Martino di Taurianova, arrivò la ‘ndrangheta, termine grecanico e cambiarono molte cose. I bambini, le donne e gli anziani, fino a quel momento  risparmiati, se non protetti, in nome del vecchio codice, furono sterminati. Cominciò un’altra mattanza tra famiglie o gruppi di “cani sciolti”finalizzata al controllo del territorio e di converso, di tutte le attività lecite ed illecite. In principio le forze di polizia brancolavano nel buio, senza riuscire mai a trovare il bandolo della matassa. Tranne il solito segugio che per fortuna non manca mai ed il magistrato illuminato e mettiamoci pure il pentito di turno. In seguito le famiglie di ‘ndrangheta, si riunirono in cartello. E cadevano uno di qua ed uno di là. Quando finirono le scorte di munizioni e di “carne da macello”, si dovette attendere l’arrivo dei neonati poi diventati adulti. Ma non tutti, ebbero la fortuna di arrivarci. Il precedente delitto a Oppido, il 2 marzo 2012 alle  08.35 circa in Oppido Mamertina (RC), località “Madonna dei Campi”, due individui con volto coperto da passamontagna ed armati di fucile caricato a pallettoni esplodevano più colpi verso  Bonarrigo Domenico, nato a Oppido Mamertina l’11.07.1967, ivi residente, via Foscolo, n. 5, coniugato, bracciante agricolo, censurato.

L’uomo, attinto in più parti vitali, soccorso da astanti, giungeva cadavere presso il locale ospedale. Non ha trovato conferme ufficiali la “voce” della presenza, a bordo del fuoristrada Nissan Patrol di una donna di origini straniere, che sarebbe rimasta miracolosamente illesa e che avrebbe provveduto ad accisare uno dei figli della vittima, che a bordo di un trattore avrebbe preceduto il genitore. Sul posto, i carabinieri della locale stazione, agli ordini del maresciallo Andrea Marino in collaborazione con quelli della compagnia di Palmi agli ordini del capitano Maurizio De Angelis, coordinato dal comandante del ROP Carlo Pieroni, tutti agli ordini del colonnello Pasquale Angelosanto, comandante provinciale, coordinati dal p.m. Salvatore Dolce e dal procuratore capo della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, giunti sul posto hanno provveduto con la SIS (Sezione Investigazioni Scientifiche) ad effettuare il sopralluogo, sequestrando e repertando ciò che era utile alle attività investigative. Allo stato nessuna ipotesi investigativa. Vendetta, maturata in ambienti della criminalità, vendetta privata od altra causale? ”. Il penultimo delitto in ordine di tempo nella sterminata Piana di Goia Tauro; il primo del 2012, è quello del 26 febbraio 2012, quando nel corso di un agguato di stampo mafioso, in pieno centro storico a Gioia Tauro veniva ammazzato, Giuseppe Priolo di 51 anni a colpi di fucile, caricato a lupara. Intorno alle 7.30  Colpito dal piombo, ha tentato di trovare un rifugio in un tabacchino in via Lomoro, una strada  trafficata che interseca il centralissimo Largo Trieste. Uno dei due killer, che pedinavano la vittima predesignata, ha sparato ancora da distanza ravvicinata. La vittima, che era nipote di Gioacchino Piromalli, a sua volta zio di Vincenzo Priolo, il ragazzo di Gioia Tauro a sua volta ucciso nel luglio scorso. Sull’agguato, indaga la polizia del commissariato cittadino, diretto dal dottor Stefano Dodaro, coordinato dal p.m. Giulia Pantano e dal procuratore capo della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo.  Tutto questo, mentre ancora non si è spenta l’eco del delitto morgetino del 17 settembre 2011. In località Sant’ Eusebio,  venne ucciso da ignoti Raso Salvatore, nato a San Giorgio Morgeto il 10/01/1965, ivi residente, pluripregiudicato. Il Raso, è stato colpito alla schiena ed alla testa da 9 colpi di fucile ca. 12, caricati a pallettoni, nel terreno adiacente all’abitazione rurale di proprietà familiare.

I Carabinieri della locale stazione,  avvertiti dal fratello, giunsero sul posto, assieme a quelli della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria che conducono le indagini, coordinati dal procuratore capo della procura di Palmi, Giuseppe Creazzo. In attesa di capire se il fascicolo debba transitare sul tavolo del procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria,  Giuseppe Pignatone. Movente in corso di  accertamento; le dinamiche e le modalità d’esecuzione dell’omicidio fanno collocare l’evento come un fatto di criminalità organizzata.  Raso Salvatore era ritenuto essere contiguo all’ndrangheta, nella sua articolazione territoriale denominata cosca Agostino-Condò, operante in San Giorgio Morgeto.

Ad Oppido Mamertina esiste una faida che vede invischiate le famiglie degli Zumbo-Ferraro-Polimeni-Mazzagatti-Rustico-Bonarrigo-Gugliotta-Tallarita-Modafferi-Lumbaca. Uno scontro belluino che non risparmia nemmeno donne, bambini ed anziani. Vedi Strage di Oppido dell’8 maggio 1998. In carcere, riportava il Corriere della Sera, sono finiti Giuseppe Antonio Gugliotta, 58 anni, capo dell’omonima famiglia e il figlio Alessandro, 23 anni. Sarebbero stati proprio padre e figlio a ordinare la strage dell’8 maggio scorso, che e’ costata la vita, oltre ai cugini Giovanni Polimeni, 22 anni, e Vittorio Rustico, di 21, veri obiettivi dei killer, anche alla piccola Mariangela Ansalone e al nonno Giuseppe Maria Biccheri, vittime innocenti, uccise solo perche’ la loro auto passava in quel momento sul luogo dell’agguato. Nella circostanza sono rimasti feriti gravemente, e ancor oggi sono in prognosi riservata, il fratellino di 8 anni di Mariangela, Giuseppe, la mamma Francesca Ansalone e la nonna Annunziata Pignataro…Le indagini di carabinieri e polizia hanno stabilito che la strage e’ stata una vendetta della famiglia Gugliotta nei confronti dei rivali Polimeni. Nell’agosto scorso infatti, i Gugliotta subirono un agguato dove morirono Antonio Gugliotta, fratello di Giuseppe, una ragazza, Angela Bonarrigo, e il fidanzato di quest’ultima, Antonio Gangemi”.  La faida sarebbe partita nel 1992 con l’omicidio di Santo Gugliotta. In quell’agguato rimasero feriti anche i fratelli: Giuseppe, poi ucciso  il 30 aprile del 1995, assieme a Vincenzo Bonarrigo. Mentre viaggiavano a bordo di una Mercedes: i killer crivellarono l’ auto con decine di colpi di pistola e di fucile; ed Antonio, poi ucciso il 12 agosto 1997, assieme alla madre, Angela Bonarrigo 54 anni (feriti in quell’agguato: Giuseppe Antonio Gugliotta  57 anni e Antonio Gangemi 29 anni);  Secondo Nicola Gratteri & Antonio Nicaso (“Fratelli di sangue “ Luigi Pellegrini editore) la faida cominciò invece, ancor prima nel luglio del 1985, quando venne ammazzato il boss Giuseppe Ferraro. La popolazione diminuisce a vista d’occhio, Nei paesi interni lo spopolamento è più drammatico. Il povero sindaco Bruno Barillaro, che fa il medico legale e deve effettuare spesso la perizia necroscopica esterna sui cadaveri, non sa più che pesci pigliare.

Domenico Salvatore