Politici in Calabria? “A disposizioni cumpà”

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‘ Ndrangheta Il consigliere regionale pdl da 14 mila voti al giudice: clientelismo necessario

Politici in Calabria? «A disposizione»

MILANO – Ancora pochi anni fa, in contesti come quello calabrese, un politico tacciato di «mettersi a disposizione» si sarebbe offeso. Adesso invece, stando a quanto dice al giudice che l’ ha arrestato il secondo consigliere regionale più votato alle elezioni del 2010 con 14.000 voti – e cioè il presidente della Commissione Bilancio, Francesco Morelli, Pdl ex An della corrente del sindaco di Roma Gianni Alemanno – «mettersi a disposizione» è la condizione stessa del poter fare politica in Calabria.

In carcere da 47 giorni per le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione nei suoi rapporti con le famiglie Lampada-Valle che a Milano puntavano alle concessioni dei Monopoli per le macchinette da gioco, Morelli ha infatti chiesto di essere rimesso in libertà esponendo questa tesi in una istanza affidata ai suoi difensori Vincenzo Lo Giudice e Franco Sammarco. «La mentalità elettoralistica-clientelare è diventata cultura, costume e inevitabilmente anche modo di governare», è la premessa. E quindi, per chi come Morelli «vive ed opera in questo difficilissimo ambiente, mettersi a disposizione è quasi d’ obbligo, senza grandi possibilità di crearsi una difesa che lo garantisca da immorali e infedeli strumentalizzazioni. Il mettersi a disposizione è condizione quasi fisiologica dell’ attività politica svolta in Calabria, con la conseguenza di affidarsi supinamente alla lealtà dell’ interlocutore». L’ argomento sembra lasciare basito il gip Giuseppe Gennari: «Il tenore della richiesta difensiva stupisce – scrive nel no alla scarcerazione -. Il mettersi a disposizione, in un contesto ambientale come quello reggino, vuol dire accettare lucidamente la possibilità di farsi asservire da interessi criminali mafiosi». Rischio che in Morelli è divenuto «scelta consapevole» perché, «quando le concessioni governative vengono magari sollecitate per imprese in cui lui stesso è socio dei Lampada, gli abusi diventano possibili corruzioni». A sorpresa, peraltro, Morelli smentisce persino quella che ora i suoi legali chiamano una «confessione emotiva»: e cioè l’ aver ammesso, durante il primo interrogatorio, di aver «preso 50.000 euro da Lampada» in contanti «a titolo di prestito amicale che non ho ancora restituito». Ora ritratta: «Non li ho ricevuti, lo dissi perché ero totalmente fuori fase. Io pensavo al discorso della beneficenza, ai Buoni Fruttiferi dell’ Anima…». Per la difesa, Morelli sarebbe entrato in società con i Lampada solo per fini di beneficenza, mettendo per iscritto che i profitti di due delle tre società delle macchinette sarebbero dovuti essere destinati ad opere di bene. Ma «di ciò l’ unica prova – valuta il gip – è una bozza di un atto di destinazione che, guarda caso, è del luglio 2010, e cioè di pochi giorni dopo l’ esecuzione della misura cautelare a carico dei Valle» (alleati e parenti dei Lampada), «quando le partecipazioni scottano e Morelli deve disfarsene in fretta. E infatti le quote passano a un prestanome». Luigi Ferrarella lferrarella@corriere.it

Ferrarella Luigi

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(29 febbraio 2012) – Corriere della Sera