Omicidio Congiusta-Quasi 500 pagine le motivazioni della sentenza in assise

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Omicidio Congiusta-Quasi 500 pagine le motivazioni della sentenza in assise

Delitto punitivo, estorsivo e strategico

I Costa volevano imporre i loro colore

Il boss di Siderno tentava di far emergere il suo carisma di capo mafioso

Corte d’Assise di Locri

Rocco Muscari

Locri

“L’omicidio di Gianluca Congiusta è stato deciso, organizzato ed eseguito da Costa Tommaso, ed è un delitto tipicamente mafioso non solo per le sue modalità esecutive ma anche e soprattutto per il concorso di pre elementi (Punitivo, estorsivo e strategico), funzionali alla riaffermazione del potere criminale del risorto sodalizio costa, potere che non poteva prescindere dal manifestarsi e imporsi nei confronti di chi operava economicamente proprio nelle immediate vicinanze delle case dei Costa”

E’ quanto scrivono i giudici relatori Bruno Muscolo e Piercarlo Frabotta, componenti dell’assise di Locri, nelle quasi 500 pagine di motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo-con isolamento diurno per 18 mesi – per Tommaso Costa, presunto boss dell’omonima famiglia di Siderno, disposta il 18 dicembre 2010 nella quale Giuseppe Curciarello,ritenuto il braccio destro di Costa,è stato condannato a 25 anni per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso,finalizzata al traffico di stupefacenti.

I magistrati scrivono, riportandosi in questo caso a quanto detto dal PM Antonio De Bernardo in sede di requisitoria, che il delitto del giovane imprenditore di Siderno, ucciso la sera del 24 maggio del 2005, è stato premeditato da Costa e commesso con modalità punitive, perché la volontà di Antonio Scarfò, futuro suocero della vittima, fosse definitivamente piegata con il pagamento dell’estorsione richiesta dal presunto autore attraverso una missiva inviata dal carcere di Palmi, nel dicembre del 2003. Infine, e questo è il “movente strategico” che secondo i giudici ha armato la mano dei killer, perché si capisse bene, ”chiaro e tondo”per usare una terminologia di Tommaso Costa, che nel pluralismo mafioso Sidernese esisteva anche il “colore dei Costa”.

Costa Tommaso

Ad avviso dei giudici Muscolo e Frabotta ricorre anche la contestata aggravante mafiosa, perché il delitto Congiusta, nel tempo in cui era commesso, affermano gli estensori,”era un fatto essenziale per il Costa che,uscito dal carcere,”freneticamente” agiva per la realizzazione del fine prefissatosi già da tempo,che era quello di imporsi con  tutto il carisma di un capo mafioso sulla scena criminale Sidernese e più ampiamente della Locride, così in definitiva agevolando il risorgere del suo gruppo”

Non vi sono dubbi per i magistrati che la tentata estorsione in danno di Antonio scarfò e l’omicidio di Gianluca Congiusta, indissolubilmente legati tra di loro essendo il secondo effetto diretto della prima, costituiscono: ”I tangibili e tragici segni- (insieme ad altri, per la verità, come l’omicidio di Salvatore Cordì a Siderno e di Pasquale Simari a Gioiosa jonica) dell’’avvenuto ritorno sulla scena criminale Sidernese e della Locride di Costa, il quale negli anni della detenzione, aveva silenziosamente seminato per raccogliere, da libero, i frutti della riconquistata “dignità mafiosa” d’un tempo.

Nella strategia di Tommaso Costa rientrava, a parere dei giudici dell’Assise, anche l’organizzazione di un traffico di sostanze stupefacenti, con ramificazioni in Calabria e in Puglia, per il quale Giuseppe Curciarello avrebbe svolto lo specifico ruolo di “organizzatore dei traffici”.

Giuseppe Curciarello

Nelle motivazioni trova ampio risalto il ruolo dei collaboratori di giustizia, in particolare di Domenico Oppedisano, il cui narrato è intrinsecamente coerente ed articolato e vi è piena concordanza con le propalazioni rese da Bruno piccolo e Domenico Novella.

Antonio Scarfò                                  Girolama Raso               Katiuscia Scarfò

Rispetto ai motivi che hanno determinato la trasmissione degli atti alla Procura Antimafia per le determinazioni di competenza, per l’ipotesi di falsa testimonianza, nei confronti di Antonio Scarfò, Girolama Raso, Katiuscia Scarfo e Gianluca Di Giovanni, i giudici estensori hanno rilevato come il narrato dei testi, sia da considerarsi contradditorio e fuorviante rispetto alle indagini in corso, nascondendo agli inquirenti ed ai congiunti della vittima la presenza della missiva estorsiva inviata da Costa, ritenuto il primo movente dell’uccisione di Gianluca Congiusta.