Il pm antimafia lancia l’allarme La ‘ndrangheta usa i frontalieri

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Il pm antimafia lancia l’allarme
La ‘ndrangheta usa i frontalieri


COMO – Code alla dogana di Ponte Cjhiasso (Foto by Carlo Pozzoni)

COMO Frontalieri appetibili ai clan calabresi. È il pubblico ministero Alessandra Dolci a parlare, nell’udienza preliminare a carico di 119 presunti affiliati alla ‘ndrangheta lombarda: «Si coinvolge un frontaliere perché è fatto notorio che le persone che tutti i giorni vanno a lavorare all’estero, in Svizzera, non vengono controllati in quanto noti alla polizia di frontiera».

E con questo stratagemma è possibile far transitare dal confine documenti falsi, o – almeno in un caso – anche latitanti da nascondere alla polizia.
L’episodio, dal quale il magistrato dell’antimafia milanese prende spunto per un’annotazione che ha il sapore di un campanello d’allarme, risale all’estate di due anni fa quando i presunti affiliati della locale di Erba della malavita calabrese hanno organizzato il trasporto di due latitanti, ricercati per omicidio e associazione mafiosa.
I due, Paolo Lentini e Antonio Morelli, ritenuti elementi di spicco della cosca Arena, sono in Nord Europa e devono essere portati al sicuro in Tunisia. Il piano è farli passare dal confine a Ponte Chiasso, quindi accompagnarli fino in Toscana da dove farli poi imbarcare per il Nord Africa. L’intera operazione viene però seguita passo a passo dagli inquirenti.
Trait d’union tra la Calabria e i pentiti è Pasquale Varca, considerato il capo della locale di Erba. È lui che, spiega il pm Dolci al giudice delle udienze preliminari chiamato a giudicare i 119 imputati della maxi operazione “Infinito”, contatta Maurizio Crivaro, titolare del Coconut di Pusiano, per coinvolgerlo nell’operazione.