Confiscati alla ‘ndrangheta il Cafè de Paris e il George’s di Roma

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Confisca da 200 milioni agli Alvaro di Sinopoli: ci sono anche il Cafè de Paris e il George’s di Roma

Il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta del Procuratore Giuseppe Pignatone ha tolto alla cosca 15 tra imprese e ditte, immobili di pregio e auto di lusso

di redazione, 25/07/2011 12:35

Beni per 200 milioni di euro, tra cui il ‘Cafe’ de Paris’ e il ristorante ‘George’s’ di Roma, sono stati confiscati alla cosca Alvaro di Sinopoli. Il tribunale di Reggio Calabria, sezione misure di prevenzione, su richiesta del Procuratore Antimafia, Giuseppe Pignatone, ha disposto la confisca di 15 tra imprese e ditte individuali operanti principalmente nel settore dei servizi della ristorazione. Oltre ai due locali romani sono stati confiscati quattro immobili di pregio, tre autovetture di lusso, oltre a rapporti bancari, postali, assicurativi e denaro contante. La Procura e la Guardia di Finanza, nell’arco degli ultimi 24 mesi, hanno sviluppato specifiche indagini tecniche, investigazioni finanziarie e bancarie, nonché informazioni tratte da segnalazioni di operazioni sospette, provenienti dagli intermediari finanziari.

IL CAFE’ DE PARIS VALE 55 MILIONI
Il Cafe’ de Paris, il noto locale di via Veneto confiscato stamane dalla Guardia di Finanza, insieme ad altri beni riconducibili alla cosca Alvaro, ha un valore commerciale, secondo gli investigatori, di 55 milioni di euro.

Il bar-ristorante risulta di proprietà della società “Café de Paris”, con sede a Roma, in via Crescenzio 82, ma, in realtà, sarebbe stato nella disponibilità di affiliati alla cosca degli Alvaro di Cosoleto (Reggio Calabria) della ‘ndrangheta. Il Cafe’ de Paris era stato sequestrato esattamente due anni fa nel corso di una operazione congiunta di Guardia di finanza e carabinieri del Ros.
Un altro noto locale della capitale che è stato sequestrato, nell’ambito della stessa operazione, il ristorante Georgés è di proprietà ufficialmente della “Georgés Immobiliare e di gestione Srl”, con sede a Roma in via Marche 7, ed ha un valore commerciale, sempre secondo gli investigatori, di 50 milioni di euro.

L’ELENCO COMPLETO DEI BENI CONFISCATI
Il provvedimento di confisca nei confronti di esponenti della cosca Alvaro emesso dal tribunale di Reggio Calabria, per un totale di 200 milioni di euro, riguarda le seguenti societa’ e quote di capitale: – Capitale sociale e patrimonio aziendale della “Time out Café srl” con sede a Roma, in via Santa Maria del Buonconsiglio n. 49/55, avente come oggetto sociale “Bar e Caffé”, recante l’insegna “Time Out Café”; – Capitale sociale e patrimonio aziendale della società “Tourtuga srl”, con sede a Roma, in piazza Card. A.
Capecelatro n. 15/18, avente come oggetto sociale “Bar e Caffé”, recante l’insegna “Gran Caffé Cellini”; – Capitale sociale e patrimonio aziendale della società “Mar.Gi.fe. srl”, con sede a Roma, in via Gallia n. 152/154, avente come oggetto sociale “Bar e Caffé”, recante l’insegna “Clementi”; – Capitale sociale e patrimonio aziendale della società “Astrofood srl”, con sede a Roma, in via Tenuta del Casalotto n. 48/D, avente come oggetto sociale “Ristorante”; – 80% del Capitale sociale e patrimonio aziendale della società “Café de Paris srl” – con sede a Roma, in via Crescenzio n. 82, avente come oggetto sociale “Bar e Caffé”, recante l’insegna “Café de Paris”; – Capitale sociale della società “Partecipazioni immobiliare e finanziarie srl”, con sede a Roma, in via San Nicola da Tolentino n. 5, avente come oggetto sociale “Compravendita di beni immobili”; – Prezzo della cessione delle quote sociali e del patrimonio aziendale della società “See Food srl” – con sede a Roma, in via Della Colonna Antonina n. 48, avente come oggetto sociale “Ristorante, pizzeria e trattoria”, recante l’insegna “Federico I”; – Capitale sociale della società “Miss Clean Scarl” – Roma, via Giovanni Severano n. 33, avente come oggetto sociale “Pulizia di edifici”; – Capitale sociale della società “Georgés immobiliare e di gestione srl”, Roma, via Marche n. 7, “Ristorazione con somministrazione”, recante l’insegna “Georgés”; – Capitale sociale e patrimonio aziendale della società “Ca.Mi. srl”, Roma, via Giulio Cesare n. 145, avente come oggetto sociale “Bar e Caffé”, recante l’insegna “pizzeria ristorante bar pasticceria”; – Capitale sociale e patrimonio aziendale della società “Essequattro srl”, Roma, via l. Bissolati n. 58, avente come oggetto sociale “Bar e Caffé”, recante l’insegna “California”; – 67% del capitale sociale e del patrimonio aziendale della società “Bi.Co.Ad. S.R.L.”, Roma, in via Della Colonna Antonina n. 33, avente come oggetto sociale “Bar e Caffé”.
– Capitale sociale e patrimonio aziendale della società “Conte Jago srl”-, Roma, in via Sicilia n. 41, avente come oggetto sociale la “Ristorazione con somministrazione”.

Le imprese individuali: – patrimonio aziendale della ditta individuale “De Lio Roberto”, Roma, in via Santa Maria del Buonconsiglio n. 49/55, esercente l’attività di “Commercio al dettaglio di generi di monopolio”; – patrimonio aziendale della ditta individuale “Palamara Grazia” – Roma, in piazza Card. A. Capecelatro n. 15/18, “Commercio al dettaglio di generi di monopolio”.
– Gli immobili sequestrati a Damiano Villari e Maria Eufemia Billé: (a)Appartamento a Roma, via Budapest n. 30; magazzino/locale di deposito a Roma, via Budapest n. 30; autorimessa a Roma, viale Amsterdam n. 66; Gli immobili sequestratidella “Partecipazioni immobiliari e finanziarie srl”: – Appartamento a Roma, via Lago di Lesina n. 57; Gli altri beni/valori confiscati: autovettura marca Porsche 911 coupé; autovettura marca Mercedes tipo C220; posizione contrattuale nrl contratto di leasing riguardante l’autovettura marca Audi tipo A8; rapporti bancari, postali, assicurativi e denaro contante per un totale di euro 762.682,54 già sequestrati nei confronti delle persone fisiche destinatarie del provvedimento ablativo; rapporti bancari, postali, assicurativi e denaro contante per un totale di Euro 287.547,32 già sequestrati nei confronti delle Società; cassetta di sicurezza contenente valuta italiana ed estera in banconote di vario taglio per un controvalore complessivo pari ad Euro 653.300,00 sequestrati nei confronti di Francescantonio Billé.

PIGNATONE: CONFISCA FRUTTO DI UN’AZIONE SINERGICA
“Grazie ai contenuti normativi del pacchetto sicurezza, approvato unanimemente dal Parlamento nel 2008, è stato possibile raggiungere questo importante risultato. Il lavoro sinergico e gli incroci investigativi dei carabinieri del Ros e della Guardia di Finanza, hanno fatto il resto”. Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone incontrando i giornalisti per illustrare i risultati della maxi confisca nei confronti della cosca Alvaro di Cosoleto.

Giuseppe Pignatone

“Vincenzo Alvaro e Damiano Villari, un rispettabile barbiere di Cosoleto – ha aggiunto Pignatone – avevano spostato il raggio dei loro interessi legali dal 2001 a Roma e nel Lazio, riuscendo lentamente ad acquisire, con sofisticate operazioni finanziarie, numerosi locali rinomati, come lo storico ‘Cafe’ de Paris’. La lente di ingrandimento degli investigatori, però, è riuscita a sezionare l’insieme delle attività di questo agguerrito gruppo della ndrangheta, smantellandone il sistema di riciclaggio”.
“E’ il coronamento di uno sforzo investigativo, che il Tribunale ha riconosciuto nella sua interezza – ha aggiunto il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Alberto Reda – e abbiamo scoperto ingenti quantitativi di danaro contante su conti correnti e cassette di sicurezza nella disponibilità di Vincenzo Alvaro, grazie anche alle informazioni acquisite da alcune società di intermediazione del credito”.
La Guardia di Finanza, grazie al controllo approfondito delle posizioni fiscali e tributarie del ‘sistema Alvaro’, ha scoperto le attività plurime del gruppo malavitoso.

IL CAFE’ DE PARIS FUNZIONA REGOLARMENTE
E’ aperto il Café de Paris di Roma, il noto bar ristorante di via Veneto confiscato questa mattina su richiesta del Procuratore Antimafia, Giuseppe Pignatone alla cosca Alvaro di Sinopoli. Il locale funziona regolarmente: i camerieri sono al lavoro e la clientela affluisce regolarmente.
Il direttore del Café De Paris, Marcello Scofano, spiega: “Il locale è sequestrato da due anni, dal 22 luglio 2009, apprendo che oggi è stato confiscato. Perché dovrebbe essere chiuso? Questa è una domanda impertinente”. Secondo il direttore, “l’attività è operativa 18 ore al giorno, in un modo molto funzionale, come da riscontro della clientela. L’unica differenza è che lo gestisce il tribunale di Reggio tramite gli amministratori preposti. Io faccio capo a loro”. Questa mattina non sarebbero venute forze dell’ordine a notificare la confisca.

VINCENZO ALVARO LA MENTE OPERATIVA
I beni confiscati alla famiglia Alvaro sono riconducibili a Vincenzo Alvaro, di 47 anni, e Damiano Villari, esponenti si spicco della cosca che è egemone a Cosoleto (Reggio Calabria) e ha importanti ramificazioni a Roma.
Nei due anni intercorsi dal sequestro la Procura di Reggio Calabria ha affidato ai finanzieri del Gico di Reggio Calabria e dello Scico di Roma numerose deleghe d’indagine mirate a rafforzare il quadro probatorio disegnato nel luglio del 2009 ai finanzieri del Gico di Reggio Calabria e dello Scico di Roma. La Procura ed i finanzieri hanno attuato indagini tecniche, investigazioni finanziarie e bancarie e acquisito informazioni su segnalazioni di operazioni sospette provenienti dagli intermediari finanziari.
Vincenzo Alvaro, esponente di spicco della cosca omonima, denominata “Testazzi” o “Cudalonga”, si è rivelato la mente “operativa” dell’omonima cosca nella capitale, sin da quando, nel 2001, trasferitosi a Roma per scontare la sorveglianza speciale, si fece assumere come “aiuto cuoco”, investendo somme di provenienza illecita nell’acquisto di numerosi esercizi commerciali, operativi nel settore della ristorazione. A questo proposito il Tribunale ha evidenziato l’esistenza di “un vero e proprio sistema occulto di accaparramento e gestione di attività economiche nella città di Roma” riconducibile proprio allo stesso Alvaro e di Damiano Villari, che dopo essere stato inizialmente solo prestanome degli Alvaro con il passare del tempo ha assunto un ruolo di maggiore rilievo nell’ambito delle strategie economiche della cosca. Villari, giunto a Roma da un piccolo comune dell’Aspromonte dove faceva il barbiere, ha creato un patrimonio pur essendo privo di qualsiasi ricchezza o mezzo di sostentamento.
Vincenzo Alvaro, inoltre, attraverso la moglie, risulta strettamente legato al ramo di Sinopoli della famiglia anch’esso in forte difficoltà dopo la morte del capostipite Domenico Alvaro Domenico e l’arresto, ad opera della polizia di Reggio Calabria, avvenuto proprio in questi giorni, di Cosimo Alvaro, di 47 anni.

fonte: scirocconews