Processo Congiusta, il pm chiede l’ergastolo

Print Friendly

 

Omicidio Congiusta, per De Bernardo costa e curciarello studiavano nuovi assetti

Il pm chiede l’ergastolo

“imprenditore capace e ben voluto da tutti” la lettera dietro al delitto


Gianluca Congiusta

«Gianluca Congiusta era un giovane imprenditore capace, pulito e ben voluto da tutti».

 

E’ uno dei passaggi della lunga requisitoria del pubblico ministero Antonio De Bernardo, che ieri in aula davanti alla Corte d’Assise presieduta da Bruno Muscolo con a lataere PierCarlo Frabotta ha ripercorso le fasi salienti del processo. Per il magistrato della Dda di Reggio Calabria l’associazione mafiosa con a capo Tommaso Costa sarebbe certificata dalle lettere che lo stesso Costa si scambiava dal carcere con i suoi sodali, in primis Giuseppe Curciarello. Una vera e propria consorteria che era dedita al traffico di droga e ad altre attività criminali. L’arringa di De Bernardo, che si è chiusa con la richiesta dell’ergastolo per Costa e di 26 anni di reclusione per Curciarello, ha toccato anche alcuni aspetti dell’omicidio di Pasquale Simari, avvenuto a Gioiosa Ionica e per il quale lo stesso Tommaso Costa è accusato. «A Gioiosa Ionica – ha ripetuto più volte il pubblico ministero – Costa e Curciarello potevano contare sull’appoggio di diversi esponenti della criminalità locale». Secondo De Bernardo le attività del boss Tommaso Costa volte a trovare nuove alleanze, erano state messe in discussione dalla lettera estorsiva che lo stesso boss aveva inviato ad Antonio Scarfò, suocero di Congiusta. «Da quando Costa – ha detto il magistrato – ha saputo che la sua missiva era venuta allo scoperto, ha cercato in ogni modo di negare ogni sua responsabilità, la lettera fa paura, perché rischia di minare i progetti di rivalsa criminale di Tommaso Costa». Il pubblico ministero ha parlato dei nuovi assetti che si andavano costituendo a Siderno, della centralità della figura di Salvatore Salerno, anello di congiunzione per le nuove alleanze di cui Costa aveva bisogno. E secondo il magistrato per cercare di raggiungere i suoi obiettivi il boss si serviva del suo braccio destro, Giuseppe Curciarello, che una volta uscito dal carcere avrebbe avuto il compito di intrattenere i rapporti con gli altri esponenti criminali di varie consorterie. Gianluca Congiusta avrebbe rappresentato la minaccia reale per il raggiungimento degli obiettivi di Costa e del suo gruppo. Ecco perché, da quando sarebbe venuto a conoscenza del fatto che Congiusta aveva rivelato il contenuto della lettera, Tommaso Costa avrebbe messo in atto una strategia che ha portato alla morte del giovane imprenditore sidernese.

Nella foto  tommaso costa e giuseppe curciarello