Lo scontro infinito

Print Friendly

Lo scontro infinito

Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Palamara risponde ai duri attacchi del premier: “Mettere in maniera così violenta in discussione una funzione dello Stato rischia veramente di sovvertire quelli che sono gli equilibri, ogni inchiesta della magistratura viene strumentalizzata”. La replica del portavoce del Pdl Capezzone: “E’ la parte politicizzata della magistratura a determinare il rischio di sovvertire l’equilibrio delle istituzioni”

Berlusconi – magistrati, dopo il comizio di ieri e il “lancio” di una commissione parlamentare d’inchiesta da parte del premier, prosegue il match a distanza. I toni aspri fanno pensare a un inizio “ufficiale” della campagna elettorale. E’ giunta oggi al premier la dura risposta dell’Associazione nazionale magistrati. “Mettere in maniera così violenta in discussione una funzione dello Stato rischia veramente di sovvertire quelli che sono gli equilibri”. È la risposta di Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, agli ultimi attacchi del premier alle toghe. “Ogni inchiesta della magistratura – aggiunge Palamara intervistato da Sky Tg24 – viene strumentalizzata, si attribuisce un colore ad ogni inchiesta: non vorrei che si dimenticasse il ruolo fondamentale che la funzione giudiziaria ha in uno stato democratico”.

“Ogni giorno – ricorda il presidente dell’Anm – noi processiamo rapinatori pedofili stupratori, ogni giorno nei tribunali civili si decide a chi affidare un bambino o a chi riconoscere o meno un diritto di proprietà”. Ma “non si può parlare di rispetto reciproco, qui si tratta di un aggressione di fronte alla quale quotidianamente siamo costretti a uscire via: penso che questo non sia più un problema della magistratura ma un problema delle istituzioni e del paese intero”.

“Purtroppo – lamenta Palamara – è un argomento con il quale abbiamo a che fare da 18 anni in Italia, dai tempi di Tangentopoli, ogni inchiesta viene strumentalizzata e la magistratura viene trascinata su un terreno di contrapposizioni politiche che non le appartiene, al di là delle colpe e degli errori commessi che possono essere valutati nel processo e da parte del Csm, ma non impedendo a un magistrato di fare il suo lavoro”.

Palamara ipotizza anche dietro agli attacchi ai magistrati ci sia un fine preciso, “invettive e insulti, perché si vuole una magistratura docile che non disturbi il manovratore”. Poi riferendosi a una delle ultime uscite del premier, Palamara si chiede retoricamente: “Cosa c’è di più grave dell’accusa di essere un’associazione a delinquere?”. Il presidente dell’Anm sottolinea che “i dati mostrano che il sistema disciplinare della magistratura funziona, dal momento che il 10% dei magistrati in servizio è stato sottoposto a provvedimenti disciplinari, perciò non può passare il concetto che siamo una corporazione che si vuole assolvere”.

Pronta la replica di Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: “Il dottor Palamara conoscerà senz’altro la favola del lupo e dell’agnello, con la pretesa del primo di rovesciare parti e responsabilità. Oggi è l’Anm, come il lupo di Fedro, a gettare sugli altri le proprie colpe”. Capezzone aggiunge: “Se l’Anm afferma che esiste un rischio di sovvertire l’equilibrio delle istituzioni, dovrebbe avere l’onestà intellettuale di ammettere che è proprio la parte politicizzata della magistratura a determinare questo rischio”.

Il portavoce del Pdl spiega: “Ciò accade quando il Csm pretende di agire da ‘terza Camera’, a spese dei due rami del Parlamento-, accade quando i magistrati pretendono di giudicare cosa il Parlamento e il governo debbano o non debbano fare, con ciò travolgendo il principio della divisione delle funzioni e dei poteri; accade, ancora, tutte le volte che l’Anm interviene con forme, modalità e contenuti propri di un partito politico o di un gruppo parlamentare”. Capezzone conclude: “La passione politica è una cosa meravigliosa: mal si concilia, però, con l’esercizio della professione di magistrato. Chi ha voglia di fare politica, lasci la toga, dunque. Ma guai a chiunque dovesse pensare di fare politica servendosi proprio della toga”.

Ma la proposta di una commissione parlamentare d’inchiesta sulla magistratura sembra più uno slogan da campagna elettorale che un proposito politico vero e proprio. Lo ammettono anche all’interno del Pdl. Dice il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo: “Berlusconi ha tutto il diritto di usare toni duri, ma distinguiamo i toni del leader del Pdl quando parla al suo popolo da quelli del premier che discute dei provvedimenti legislativi in Parlamento”. Del resto i numeri in Parlamento per istituirla non ci sono, visto il netto no dei finiani. Da rilevare anche che non esiste un precedente di una commissione d’inchiesta che prenda di mira nella sua interezza uno dei poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario).