Processo Congiusta, tocca a Roberta

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«Con gli Scarfò non ho più rapporti, non capisco il loro atteggiamento»

Rocco Muscari

Locri

Dopo l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare contro Tommaso Costa, ritenuto il presunto mandante ed esecutore materiale dell’omicidio di Gianluca Congiusta, avvenuta nel gennaio 2007 nell’ambito dell’operazione “Lettera Morta”, tra la famiglia della vittima e quella della fidanzata non ci sono stati più rapporti.

Il dato è emerso nel corso dell’escussione di Roberta Congiusta, sorella della vittima, davanti alla Corte d’assise di Locri. La teste, rispondendo alle domande poste dall’avvocato Maria Tripodi, nell’interesse di Costa, ha sottolineato che con la famiglia Scarfò ogni rapporto, sebbene non fosse «mai stato intimo», è completamente cessato: «Non riesco a capacitarmi i motivi – ha riferito Roberta Congiusta – anche perché loro dovevano essere qui con noi in questo processo, anche perché sono parte lesa e si sta facendo luce sulle intimidazioni che loro hanno subito nel corso degli anni».

«Dopo l’uccisione di Luca – ha detto la teste – abbiamo assistito a diversi equivoci in base a quanto ci dicevano gli Scarfò, i quali riferivano di ipotesi e moventi per l’omicidio di mio fratello riconducibili a presunte relazioni sentimentali con altre donne; a questo si aggiungono le mancate verità riguardo alle minacce che gli stessi Scarfò subivano per via delle loro aziende, tanto che, al momento in cui Katia, la fidanzata di Gianluca, confidò a me e a mio padre della presenza di una lettera dal contenuto minaccioso tenuta nella cassaforte della sua famiglia, alla nostra richiesta se fosse stata denunciata ottenemmo come risposta un affermativa, anche se, in seguito, presumo che gli Scarfò intendevano l’avvenuta denuncia della missiva contenente bossoli e non quella firmata da Costa».

La 34enne sorella di Gianluca Congiusta ha riferito che «con Katia Scarfò non ci sentiamo più dopo la sua testimonianza resa in aula, nel corso della quale anche lei, dopo i suoi genitori, non ha detto tutto quello che in precedenza mi aveva confidato, come la circostanza che il padre era stato costretto ad assumere degli operai nella propria azienda».

Sui rapporti tra Gianluca Congiusta e il consigliere regionale Cosimo Cherubino la teste ha riferito: «Ricordo che Cherubino aveva proposto a mio fratello di entrare a far parte della sua segreteria politica ma Luca aveva declinato, proponendo il nome di mio padre, ma il consigliere regionale preferiva Luca per ragioni d’età».

La teste ha ribadito la propria valutazione in merito all’atteggiamento «ambiguo» tenuto dalla famiglia Scafò nel corso del processo rispondendo alle domande poste dal pm Antonino De Bernardo e dall’avvocato Leone Fonte, difensore di Giuseppe Curciarello, detenuto con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Sui rapporti tra il fratello e la futura suocera Girolama Raso, Roberta Congiusta ha rilevato, su domande dell’avvocato Geppo Femia nell’interesse della parte civile, come «Luca per la signora Raso era un punto di riferimento, tanto che si rivolgeva a lui per ogni problema».

La Corte d’assise, (presidente dott. Bruno Muscolo, giudice a latere dott. Piercarlo Frabotta), si è riservata la decisione sulla richiesta di effettuare un confronto tra Roberta Congiusta e la futura cognata, richiesta avanzata dal pm De Bernardo. Il processo riprende il primo marzo.

Girolama Raso ed Antonio Scarfò