“Negata la possibilità di studiare”

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“Le tante visite, come quella del deputato Mariagrazia Laganà Fortugno, che ci ha rassicurato tre mesi fa sulla situazione, ma che poi non ha portato riscontro attivo al suo interessamento verbale. Per passare poi ai grandi assenti di lusso, dalla consigliere locale, Liliana Frasca, che oltre a mere promesse non si è fatta garante del territorio, al presidente del consiglio Bova, a Loiero, a Cersosimo come assessore alla cultura. Consiglieri regionali, che poco hanno di “onorevole”. Persone che allo stato attuale, non capiamo con che spirito politico, civico e propositivo, si potranno candidare alle prossime politiche regionali. Da questa politica delle facili promesse, passa il nostro sdegno per un corso di laurea, che non sta morendo, non viene ucciso, ma si sta lentamente suicidando”. Parole di indignazione e tristezza quelle del rappresentante degli studenti Livio Ravanese, per lo stato attuale in cui si trova il polo universitario della Locride.

 

Un problema da risolvere nel miglior modo possibile, garantendone l’esistenza, ma che ancora oggi dopo tre mesi di speranze inattese, sembra avviato alla definitiva chiusura. Non dimentica di menzionare la delusione verso i politico locali, i quali dopo la costituzione della fondazione LocrIdea, hanno perso di vista la necessità di supportare la risoluzione del problema. Dall’assemblea svoltasi il 13 gennaio è emersa la volontà degli studenti di proseguire con il sit – in, avere al più presto un colloquio con il vice presidente della Provincia Gesualdo Costantino, avviare un contatto con le altre università della Calabria e chiedere il supporto legale per il rimborso delle tasse, per quegli studenti che non potranno continuare gli studi fuori dal polo locrese, e il risarcimento dei danni morali per tutti gli studenti.

 “Il nostro ultimatum è chiaro. I tempi sono fissati fino al 25 gennaio 2010. Se entro questa data, non riceveremo comunicazione da parte dell’ateneo di Messina, sulla prosecuzione dei nostri studi in sede, attueremo una serie di azioni di protesta politica e sociale – spiega Ravanese – come studenti ci siamo rifiutati di bloccare strade e luoghi pubblici, non per paura, ma per non arrecare disagio a quei cittadini che ci sono stati vicini, portando al nostro sit-in. Ciò che è chiaro è il nostro dissenso al voto. Fa ‘ridere’ che al di fuori della sede universitaria, siano affissi i manifesti del presidente del consiglio regionale Bova, che con uno slogan a caratteri cubitali enuncia: ‘Liberi di scegliere’. Slogan al quale noi rispondiamo, Liberi di scegliere di NON votare, perché i politici ci hanno tolto la libertà di studiare. La nostra libertà è questa, non essere schiavi della politica”.