Sul delitto di Gianluca Congiusta versioni contrastanti tra Ferreri e Mazz

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Sul delitto di Gianluca Congiusta versioni contrastanti tra Ferreri e Mazzà

Processo dei confronti

 Locri – è diventato il processo dei confronti quello sul caso dell’omicidio di Gianluca Congiusta. Nell’incertezza delle dichiarazioni contrastanti tra i testimoni, si cerca di trarre qualche indicazione mettendo a confronto le due differenti versioni per ottenere quelle sfumature che portino a comprendere la verità. Così è accaduto ieri, nel corso della lunga udienza svoltasi davanti alla Corte d’assise presieduta dal giudice Bruno Muscolo, coadiuvato dal collega Francesco Frabotta.  


Confronto, quindi, tra i testimoni che erano stati ascoltati nella udienza precedente, Antonio Ferreri e Ilario Mazzà, ex carabiniere il primo, dipendente dell’ufficio di giudice di pace di Siderno, il secondo.

Per i due l’incertezza verteva sulla differenti dichiarazioni circa la presenza di Mazzà sul luogo dell’omicidio, al momento dell’omicidio e, più attinente al caso del confronto, se Mazzà aveva davvero dichiarato a Ferreri di aver sentito il colpo che aveva ucciso Congiusta. Infatti secondo la versione di Ferreri, Mazzà avrebbe prima dichiarato di non aver sentito niente per poi capitolare davanti alle insistenti richieste dello stesso Ferreri. La circostanza è stata negata in fase di confronto, Mazzà ha quindi negato anche di aver fatto entrare presso gli uffici del giudice di pace di Siderno, lo stesso Ferreri che nella precedente udienza aveva affermato di essere entrato e di essersi fatto mostrare la finestra dell’ufficio in cui si sarebbe trovato Mazzà. Un confronto che non ha portato a nulla di concreto, come si prospetta anche per il prossimo confronto, quello previsto per l’udienza del 13 maggio.

In questa data si troveranno, posti l’uno di fronte all’altro Francesco Caridi e Giuseppe Maviglia, rispettivamente giornalista ed ex sindaco di Africo.  Dalle dichiarazioni già rese da Caridi emerge che Maviglia lo abbia avvicinato volendosi confidare con lui mettendolo al corrente di un fatto che riguardava Congiusta. Maviglia avrebbe infatti raccontato a Caridi, durante il funerale di Gianluca, che due uomini, a bordo di un’auto di grossa cilindrata, qualche giorno prima dell’omicidio avevano parcheggiato davanti al negozio del ragazzo e avevano discusso animatamente con lui. Maviglia, testimone nell’udienza di ieri, ha invece negato di aver fatto questa dichiarazione a Caridi, tanto più che afferma di non aver nemmeno partecipato al funerale. Conferma invece di aver raccontato al comune di siderno, in una riunione di sindaci, della circostanza che lo aveva incuriosito, cioè di aver notato, circa un paio di giorni prima dell’omicidio di Congiusta, due uomini appoggiati ad una macchina di grossa cilindrata, parcheggiata proprio davanti al negozio di Gianluca.

Il fatto, come chiesto dall’avvocato Maria Tripodi, gli è rimasto impresso perché pensò si trattasse di agenti di polizia in borghese, avevano infatti un marsupio che generalmente usano gli agenti in borghese. Ancora una volta la testimonianza si discosta da quella di Caridi. Quest’ultimo aveva infatti affermato che nel racconto di Maviglia si parlava di una discussione animata nel negozio, l’ex sindaco di Africo invece ieri ha smentito questa versione, affermando che vide i due solo fuori dal negozio. Le discordanze hanno quindi portato il difensore a chiedere il confronto, ammesso dalla Corte ma avversato dal pubblico ministero, Antonio De Bernardo che non ne ha ravvisato la necessità, infatti Maviglia ha dichiarato di non poter riconoscere i due uomini, quindi anche se avesse potuto confermare la versione della storia di Caridi non si arriverebbe da nessuna parte, non si potrebbe mai risalire agli uomini del racconto dei due.

Due confronti nell’arco di un mese, cui si aggiunge il precedente tra Mario Congiusta, padre della vittima e Antonio Scarfò, suocero del ragazzo. Una serie di discordanze che alimentano il fuoco della confusione. Altri testimoni, ancora ieri, chiamati dalla difesa, tra questi una ex dipendente di Congiusta, una commerciante di Siderno e il cugino di un amico di Congiusta,  Antonio Genovese, amico insieme alla moglie Rosa Figliomeni, della coppia formata da Gianluca e la sua fidanzata Katia. L’uomo ha raccontato della sera dell’omicidio e di come ha comunicato la morte di Gianluca al cugino.