CSM BOCCIA DDL SULLE INTERCETTAZIONI

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Intercettazioni, Csm: con dl impossibile
indagare su omicidi e violenze


Vietata la pubblicazione degli atti dell'indagine preliminare

L'opposizione: «Hanno messo il bavaglio alla stampa»



ROMA (11 febbraio) – La sesta Commissione del Csm boccia il ddl sulle intercettazioni esaminato dalla commissione Giustizia della Camera: i limiti previsti produrranno «un grave pregiudizio per le attività di indagine anche in settori particolarmente delicati e sensibili». Nel mirino c'è soprattutto la norma che consente le intercettazioni solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza. Il testo è stato presentato con procedura d'urgenza al plenum, per essere discusso e votato la prossima settimana.

Csm: impossibile indagare su omicidi e violenze. La Sesta Commissione del Csm lancia l'allarme: la nuova disciplina porterà all'«impossibilità di svolgere proficuamente le indagini per numerosi reati, anche gravi» e dunque di arrivare «all'individuazione dei responsabili». Tra i reati «gravissimi» il cui perseguimento viene messo a rischio tra gli altri «omicidi, violenze sessuali, rapine, truffe, estorsioni, corruzioni, pedopornografia, sequestro di persona a scopo di pedofilia».

«Rischio stop processi». Farà allungare i tempi dei processi ma rischia addirittura di impedirne la celebrazione, la nuova normativa. Il rischio è legato alla norma che concentra le autorizzazioni alle intercettazioni in un tribunale distrettuale. In quelli di minori dimensioni questa nuova disciplina unita a quella delle incompatibilità dei magistrati «determinerebbe il pericoloso approssimarsi di quel limite di saturazione oltre il quale si verifica la materiale impossibilità di celebrare i processi». E in tutti gli uffici giudiziari interessati il «sicuro maggiore aggravio dei carichi di lavoro», senza che «sia stata prevista alcuna misura organizzativa idonea a attenuarne gli effetti di immediato aumento delle loro competenze», «si ripercuoterà inevitabilmente – scrivono i relatori Fabio Roia e Roberto Carrelli Palombi – sulla loro capacità di definizione ordinaria dei processi rallentando ulteriormente i tempi di esaurimento degli affari giudiziari».

Indagini top secret per la stampa. Secondo l'articolo 2 del testo sarà infatti vietata la pubblicazione di ogni atto dell'indagine preliminare, anche se solo per riassunto, e di ogni altro atto che verrà «acquisito al fascicolo del Pm o del difensore, anche se non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari, ovvero fino al termine dell'udienza preliminare». In più sarà vietata la pubblicazione del contenuto o della sintesi di intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione.

Il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno spiega che sulle sanzioni si sta ancora discutendo perché per il momento è stato accantonato un emendamento, a prima firma Deborah Bergamini, che aggiungeva alle condanne già previste quella per violazione della privacy che comporta il carcere da uno a tre anni.

L'opposizione: «Hanno messo il bavaglio alla stampa». Le redazioni di cronaca giudiziaria potranno anche chiudere, per non parlare poi di trasmissioni tv come «Porta a Porta» che potranno anche scordarsi di puntate come quelle «dedicate a Cogne…». E l'allarme lanciato dall'opposizione al termine della seduta della commissione Giustizia della Camera. «La gravità della misura», commenta il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia, è comunque «evidente». Se infatti questa norma dovesse diventare legge, non si potrà più scrivere né dell'iscrizione nel registro degli indagati di qualcuno, né di quello che emergerà di volta in volta nel corso delle indagini. Se insomma questa norma fosse stata approvata anni fa non sarebbero mai potuti nascere casi come quello di Cogne o di Via Poma, o uno scandalo come quello della clinica Santa Rita, o come quello di Perugia.

Per i media le indagini diventeranno semplicemente top secret fino al termine dell'udienza preliminare. «Sono assolutamente d'accordo che una fase delle indagini, almeno fino a quando anche le parti non vengano informate, sia coperto da segreto – osserva Giulia Bongiorno – ma credo che sui tempi e cioè sulla durata di questo divieto si dovrà ancora discutere per quando il ddl arriverà all'esame dell' Aula. Si dovrà cioè ancora riflettere, a mio avviso, se vietare o meno la pubblicazione del contenuto di questi atti fino alla fine delle indagini preliminari. Oppure anticipare questo limite».

Capezzone: ma il Csm è la terza Camera?. «Dinanzi al meccanismo innescato dal Csm, che la prossima settimana porterà il plenum di quell'organo all'ennesimo pronunciamento politico invadendo il campo di governo e Parlamento, c'è da chiedersi se qualcuno non voglia fare del Csm una sorta di impropria 'erza Camera». Lo afferma Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia.