In ricordo di Ciaccio Montalto

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In ricordo di Ciaccio Montalto

Giangiacomo Ciaccio Montalto (Milano, 20 ottobre 1941 – Valderice, 25 gennaio 1983)
In Magistratura dal 1970, era Sostituto procuratore della Repubblica di Trapani, dove era arrivato nel 1971.

 Negli anni '70 era stato pubblico ministero nel processo contro Michele Vinci, il cosiddetto "mostro di Marsala", che aveva rapito, gettato in un pozzo e lasciato morire, tre bambine, tra cui una nipote.

Aveva svolto le indagini sui clan trapanesi dediti al traffico di droga, al commercio di armi, alla sofisticazione di vini, alle frodi comunitarie e agli appalti per la ricostruzione del Belice, e sui collegamenti tra mafia trapanese e Cosa nostra americana.

Ucciso a Valderice mentre rientrava a casa nella notte del 25 gennaio 1983 privo di scorta e di auto blindata. Aveva quarant’anni e lasciava la moglie e tre figlie di 12, 9 e 4 anni. Tre giorni prima a Palermo l’A.N.M. si era riunita a congresso ed aveva chiesto al governo (ministro della giustizia Clelio Darida) maggiore impegno nella lotta alla mafia (si ricordi il periodo: Pio La Torre, Rosario Di Salvo, Lenin Mancuso, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Emanuele Basile, Gaetano Costa, Dalla Chiesa e sua moglie, Boris Giuliano).

Come sostituto procuratore Ciaccio aveva svolto le indagini sui clan dediti al traffico di eroina, al commercio di armi, alla sofisticazione di vini, alle frodi comunitarie e agli appalti per la ricostruzione del Belice. Per primo aveva intuito la centralità di Trapani nella mappa mafiosa. La sua inchiesta sul traffico delle armi verrà ripresa da Carlo Palermo, a sua volta vittima di un attentato (2 aprile 1985).

Ciaccio era la memoria storica della procura di Trapani dove lavorava dal 1971. Questa, più della vendetta, è la ragione per cui la mafia ritenne necessario ucciderlo. Il magistrato aveva colpito gli interessi delle cosche applicando senza attendismi la legge “La Torre” approvata nel settembre 1982 ed aveva individuato sin da allora il ruolo di RIINA, PROVENZANO, BAGARELLA e del clan MINORE. Aveva portato davanti alla corte di assise alcuni esponenti di questa cosca. Poco prima di essere ucciso Giacomo Ciaccio aveva rivelato che durante il processo un imputato gli aveva fatto un segno che nel linguaggio mafioso significa condanna a morte. Aveva chiesto di essere trasferito, ma nel frattempo aveva proseguito senza sosta il suo impegno, sino alla sera che precedette la sua uccisione, trascorsa nei preparativi della requisitoria che avrebbe dovuto pronunciare l’indomani. Ciaccio era stato lasciato solo.
Il 23 luglio 1981 l’assemblea degli avvocati e procuratori di Palermo aveva deliberato l’astensione degli avvocati e procuratori iscritti negli Albi di Palermo dalle udienze che dovevano svolgersi nel circondario di Trapani, dove la magistratura penale era stata costretta a ricorrere ad avvocati del Foro palermitano per assicurare la difesa d’ufficio nel processo a carico di MINORE Calogero e altri, posto che l’avvocatura trapanese aveva proclamato una astensione dalle udienze. A causa di questa astensione, protrattasi per sei mesi, gli imputati erano stati scarcerati.